Musica

One shot band: storie di sognatori con un solo disco alle spalle

Paolo Gresta racconta gruppi, artisti e visionari resi immortali dall'insuccesso. In un libro

One Shot BAnd

Micol De Pas

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A volte la vita sembra viaggiare in contromano. Come in quei talentuosi casi di artisti, geni, sognatori, rivoluzionari e creativi anticonformisti, che non hanno superato la "seconda prova". Nella musica i casi sono tantissimi di quelli che hanno pubblicato un disco e poi sono spariti dalla scena per sempre: non hanno retto, appunto, al secondo tentativo. Ma questa peculiarità nel tempo è diventata la loro forza. Diciamo che li ha resi immortali (anche se senza un soldo in tasca).

Di queste storie racconta Paolo Gresta nel libro One Shot Band in uscita per Arcana. Dove ricompone un mondo dimenticato, ma che hai collezionisti interessa tantissimo: i dischi delle one-shot-band, naturalmente, sono rarissimi e ormai raggiungono quotazioni da capogiro. Ecco cinque assaggi.

- Vernon Haddock's Jubilee Lovelies. Autori dell'omonimo disco pubblicato dalla Columbia nel 1965, sono sei musicisti inglesi, dell'Essex per la precisione. Molto, molto coraggiosi: salire su un palco, in quegli anni, "per suonare un fischietto, una tavola per lavare i panni e un bottiglione era qualcosa di semi-eroico. Suonavano cose che gli altri neanche guardavano, strumenti particolari, ma anche cucchiai, bidofoni, pettini e carta velina". A sentirli ora, si viene avvolti da "un circo sonoro" invidiabile, creato da ottimi musicisti. Il secondo disco era stato già concordato e quando Eric Clapton lasciò gli Yardbirds, Eden, il produttore, lo contattò per realizzare un disco acustico insieme. Accettò, per fare marcia indietro qualche giorno dopo e unirsi ai Bluesbreakers di John Mayall. E qui finisce la storia della band dell'Essex.

- The Monks. In un lungo saio nero, corda al collo e testa rasata come veri monaci, i cinque americani di stanza a Francoforte scaraventavano il pubblico "nell'inferno più torbido e delirante che si fosse mai visto da questa parte dell'Oceano. (...) Era dai tempi di Martin Lutero che in Germania non si vedevano monaci tanto sovversivi. E i curati stavano assistendo a una sorta di Controriforma Punk", spiega l'autore. Dai loro strumenti veniva fuori una specie di polka acida in odor di Sex Pistols che gettava il pubblico nell'indecisione tra "spaccare la faccia a quei dementi o pogare di brutto". I sei monaci spariscono al loro primo e unico disco. Ma era solo il 1966.

-J.K.&Co. Il titolo del disco è Suddenly One Summer. Un singolo, scelto per lanciare la band che ha una storia quasi mitica: il brano in questione aveva la durata di ben 36 secondi. Idea geniale della casa discografica canadese che affida a questo brano l'uscita di scena della band originaria di Las Vegas. Che poi non era nemmeno una band: "fino a dopo l'uscita del disco Jay Kaye, un talentuoso 15enne di St. Louis (Missouri) era il solo membro titolare del gruppo". Siamo nel 1968 e lui, il ragazzino, era nientemeno che il figlio della grande chitarrista Mary Kaye...

- The Koobas. Basta leggere le prime righe su di loro nel libro di Gresta per avere la fotografia dell'intera vicenda: "Cosa c'è di peggio per un musicista che essere nato nella stessa generazione dei Beatles? Probabilmente aprire i concerti dei Beatles, giusto per assaporare quello che a loro non sarà mai concesso. I koobas sono uno di quei gruppo a cui va di diritto la palma del "Vorrei ma ci sono quei quattro bastardi"...". Non occorre aggiungere altro... era il 1969.

- Alexander "Skip" Spence. Un personaggio che ha fatto storia per aver rincorso i suoi amici musicisti con un'ascia in mano per ucciderli, lo stesso che ha guidato una motocicletta fino a Nashville in piagiama, quello che è stato rinchiuso nell'ospedale di Bellevue a New York per schizofrenia paranoide grave, ma anche il primo batterista dei Jefferson Airplane. Proprio lui e proprio immediatamente dopo le cure psichiatriche, firma Oar, il suo primo e unico disco da solista nel 1969: "Un manifesto di folk psichedelico che ancora oggi ha pochi eguali".

Le storie narrate coprono circa trent'anni di invenzioni musicali, caratterizzate dalla loro (inesorabile) unicità, tra il 1965 e il 1998. Da leggere connessi a Youtube... si possono fare ascolti decisamente interesanti, accompagnati dalle parole dell'autore.

Paolo Gresta, One Shot Band, Arcana, pp.174, 16 euro.

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