"Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra", preconizzava Jim Morrison in una delle sue frasi più celebri e citate. Non sappiamo se le chitarre che hanno suonata ieri a Manchester avranno questo potere, ma una cosa è certa: One Love Manchester è stato uno dei concerti più belli, significativi e emozionanti della storia della musica, non solo pop.

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Raramente abbiamo visto un evento così pieno di amore e così pieno di vita. Serate come quella di ieri fanno bene agli occhi, al cuore e all'anima, regalando la speranza che un futuro migliore sia realmente possibile. Oltre 9 milioni di dollari sono stati raccolti per le vittime dell’attentato, tra ricavi del concerto, merchandising e donazioni.

Ariana Grande, una giovane donna di 23 anni, a neanche due settimane da una serata tragica in cui hanno perso la vita 22 fan, tra cui numerose bambine, non solo ha unito la città di Manchester, ma il mondo intero, con 43 paesi collegati via satellite e web.

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Nonostante quello che ha vissuto, Ariana ha continuato a sorridere e a fare ciò che sa fare meglio: cantare, ballare e regalare gioia ai suoi fan. Prendendo esempio da lei, 50.000 adolescenti o poco più hanno deciso di sfidare la paura, recandosi lo stesso al concerto quando solo poche ore prima un altro attentato ha insanguinato l'Inghilterra, affluendo in modo composto all'Old Trafford Cricket Ground, fondato nel 1857 e con una capienza da 50mila posti.

Molti indossavano le orecchie da coniglietto, che ormai sono diventate un simbolo di speranza, e la maglietta con la scritta "We love Manchester", la stessa indossata da Ariana Grande.

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Le due generazioni sugli spalti, dove si trovavano molti genitori, erano rappresentate plasticamente sul palco da due generazioni di artisti pop-rock, con la vecchia guardia che schierava un dream-team formato da Take That (che hanno avuto l’onere di aprire il concerto), Robbie Williams, Liam Gallagher, Pharrell Williams, Black Eyed Peas, Imogen Heap e, perché no, Coldplay, sulla cresta dell’onda da quasi vent’anni, mentre i millennials potevano immedesimarsi nei loro quasi coetanei Justin Bieber, Niall Horan, Miley Cyrus, Little Mix e naturalmente Ariana Grande, la padrona di casa dell’evento.

La giovane cantante italoamericana è stata introdotta dall’emozionante discorso del suo produttore Scooter Braun: “La vostra presenza è incredibile, nonostante quello che è successo ieri a Londra. Non rispondete all'odio, ma propagate amore. Il coraggio di Manchester è la nostra speranza, il male ci sta testando, ma ci sta rendendo ancora più uniti: l'odio non ci dividerà mai".

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Ariana Grande, accolta da un affetto incontenibile, riesce a nascondere l’emozione e da grande professionista canta Be alright, primo singolo dell'ultimo album Dangerous woman. La comoda maglietta con la scritta "We love Manchester", i jeans e gli stivali la fanno sembrare ancora più piccola della sua età, mentre sul palco dimostra doti da navigata entertainer, non sbagliando neanche una nota, né un passo di danza.

In Break free, l'inno della serata che fa scattare il sing along dell'Old Trafford, la cantante mette in luce tutta la sua estensione e la sua perfetta intonazione. Sugli spalti si canta, si balla e si ride come a una vera festa, anche se ogni tanto un sorriso viene vergato da una lacrima per il ricordo delle 22 vittime dell’odio integralista.

“Vogliamo onorare l’amore a prescindere dalla religione: loro parlano di istruzione, di Dio, di Allah, io invece voglio stare dalla parte dell’amore…voglio che lo sappiate”. Questo l’emozionante videomessaggio di Stevie Wonder, prima di intonare qualche secondo della sua monumentale Love's in need of love today.

Ariana Grande torna poco dopo sul palco insieme a Victoria Monet: si siedono su un gradino e duettano in Better Days, una bella canzone pop ricca di soul, al termine della quale si abbracciano con trasporto. Ariana sostituisce la fuoriuscita Fergie nel duetto con i Black Eyed Peas nell’attualissima Where is the love?, con il coro "One love, one love" che risuonava come un mantra all’interno dell’Old Trafford.

Uno dei momenti più commoventi della serata è stato quello di My everything cantata dalla popstar italoamericana insieme al coro dei bambini della Parrs Wood High School, che ha suscitato migliaia di occhi rossi tra il pubblico, mentre l’atmosfera si è fatta più leggera e gioiosa nei due duetti con il rapper Mac Miller, fidanzato della Grande, con gli energici brani In the way e Dang!, che hanno trasformato lo stadio di Manchester in una gigantesca discoteca a cielo aperto.

"Sono felice di condividere questo momento con voi e con la mia amica Ariana", ha dichiarato Miley Cyrus prima di duettare in Don't dream it's over dei Crowded House, canzone rifatta da Antonello Venditti in Alta marea.

"Vi amo tanto, grazie di essere venuti -ha dichiarato Ariana visibilmente commossa- Questa unione è la medicina che serve al mondo, grazie di cuore. Ho avuto il piacere di incontrare la mamma di Olivia (una delle 22 vittime dell’attentato di Manchester n.d.r.): io piangevo, ma lei mi ha detto che non devo piangere e mi ha spinto a fare questo concerto. Abbiamo cambiato la scaletta per lei, grazie ancora per la vostra energia".

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Dopo le convincenti esibizioni di Marcus Mumford, Take That, Robbie Williams, Pharrell Williams (Get lucky e Happy con Miley Cyrus sono stati due dei momenti più coinvolgenti della serata), Niall Horan, Miley Cyrus, Little Mix, Imogen Heap, Justin Bieber (in versione "dylaniana" solo voce e chitarra) e Katy Perry, la serata ha riservato i fuochi d’artificio con la trascinante performance dei Coldplay, una band che si ama odiare, soprattutto dagli hipster musicofili e dai critici con la puzza sotto il naso, ma che è oggettivamente di un’altra categoria, se paragonato a tanto pop senz’anima contemporaneo, soprattutto dal vivo.

Davvero indimenticabile la cover di Don't look back in anger degli Oasis cantata con Ariana, con gli smartphone a mo’ di lucciole del Terzo Millennio, intensissima Fix you eseguita da Chris Martin in ginocchio davanti al pubblico, trascinante Viva la vida, un benefico concentrato di adrenalina. Sotto il palco il pubblico balla insieme ai poliziotti in quello che è diventato un vero e proprio inno della resistenza al terrore.

Straordinaria anche l’esibizione di Liam Gallagher, che ieri pomeriggio era in Germania per un concerto, ma non ha voluto perdersi la serata nella sua Manchester. Dopo aver presentato il nuovo singolo Water glass, Liam ha incantato nell'intensa Live forever con Chris Martin a supportarlo come chitarrista. Peccato solo che il concerto non è bastato, nonostante la finalità benefica, a riunire i fratelli Gallagher: purtroppo la storia degli Oasis sembra destinata a essere declinata al passato.

Gran finale con tutti gli artisti a cantare sul palco One Last Time, mentre l’ultimo brano, e non poteva essere altrimenti, è appannaggio di Ariana Grande, che canta con grande pathos, forte delle sue esperienze disneyane, l'iconica Somewhere Over the Rainbow dalla colonna sonora de Il Mago di Oz.

Il chorus recita: "Da qualche parte sopra l'arcobaleno, vivremo in un mondo fantastico”. Un mondo che da ieri sera, grazie alla cantante, a tutti gli artisti coinvolti e al coraggioso pubblico di Manchester, è ancora più vicino.

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