Noyz Narcos: "Tutti i mostri della mia musica"

Tre anni dopo l'uscita di "Guilty" l'artista rap romano racconta tutti i segreti del suo nuovo disco "Monster"

Noyz Narcos

Matteo Politanò

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Noyz è tornato. Il quarto album da solista di Emanuele Frasca, meglio conosciuto come Noyz Narcos, era uno dei titoli più attesi del 2013. Registrato, mixato e masterizzato al Quadraro Basement di Roma per Sony e Propaganda Records conta le collaborazioni di diversi membri del collettivo Truceklan e di tanti artisti di spicco della scena hip hop italiana.  Da Nex Cassel a Gionni Gioielli passndo per Aban, Vacca e Tormento. Dopo il disco del 2010 "Guilty", dove Narcos si autodenunciava "colpevole", il nuovo lavoro celebra un The best of the beast con brani che svariano dalle riflessioni rabbiose sulla società passando per quei mostri che animano le vite e per i motivi che fanno sentire l'artista un mostro a sua volta. Abbiamo chiacchierato con lui di musica e obiettivi, scelte in fase di post produzione e della situazione attuale dell'hip hop in Italia tra artisti boicottati per i contenuti e talent in tv.

Quanto è durata la lavorazione del disco e quali sono state le tue priorità per suoni e collaborazioni?

Ho iniziato la lavorazione del disco ad inizio 2012. La parte più lunga e meticolosa è stata quella del recupero delle basi perché ogni produzione è stata affidata ad un beatmaker diverso e per recuperare tutto ci abbiamo messo parecchio tempo. Abbiamo fatto una cernita molto serrata, volevo un sound particolare per ogni canzone. Mi sono preso tutto il tempo necessario e questa volta ho scelto le collaborazioni in base a quei rapporti umani e di stima che ho consolidato negli anni. Più che combinazioni di intenti mi interessava dare spazio ad amici che sono artisti veri.

Il titolo è "Monster", quali sono i mostri di Noyz Narcos?

La scelta del titolo nasce dalla stessa logica con cui ho scelto “Guilty”. E’ come se non fossi stato io a titolarlo, due anni ho tirato le somme di colpevoli e innocenti ed è stata l’utenza a scegliere il titolo. Stessa situazione per “Monster”, il mostro sono io, o almeno in tanti così dicono…

Come nasce l’artwork che compone la copertina?

Nasce dalla collaborazione con Giorgio Di Salvo, artista con cui avevo già lavorato per alcune magliette uscite per la promozione di “Guilty”. Questa scelta rimane in un contesto artistico esterno alla scena rap, staccato dallo standard dell’hip hop in generale. Io puntavo sul teschio in copertina ma in questo caso abbiamo preferito puntare su un effetto visivo che ricorda a tutti gli effetti una trasformazione tra me e il mostro. L’effetto di colori che spariscono aiuta a far capire il doppio senso.

Come è cambiata la tua vita e il tuo approccio alla musica da "Guilty" ad oggi?

Sono diventato più consapevole a livello di produzione realizzando in pieno ciò che ho imparato ascoltando altra musica e trovando buoni compromessi tra strumentali e testo. Sento di avere una concezione più matura e assennata del lavoro, “Monster” è meno sperimentale e sui ritornelli ho lavorato molto in post produzione, ricreando effetti di pezzi americani e delay. Prima ero legato a riuscire bene nel rap ed ero un maniaco della tecnica in ogni singola strofa: ora punto a fare un pezzo costruendolo al 100% e lavorando anche sull’editing della base d’accordo con i produttori.

Come è stato pensato il video di “Rob Zombie” insieme a Salmo?

E’ un’idea che mi è piaciuta molto: con Salmo abbiamo iniziato a conoscerci suonando alle stesse serate, a Treviso , a Milano e a Bologna. Ci siamo conosciuti nei backstage. Dalle prime cose che ho visto fuori di Salmo ho capito che aveva una concezione musicale nuova e originale e che cercava di portare novità nel rap italiano,  in questo è riuscito alla grande. Si parlava da tempo di una collaborazione, è un caso che sia andata sulsuo  disco perché avrebbe potuto tranquillamente finire sul mio.

Come sono cambiati negli ultimi anni i ruoli dei videomaker e del lato artistico applicato alla musica? Te come scegli i tuoi collaboratori?

Sicuramente in questo mi vanto di essere stato tra i pionieri nella realizzazione di artwork da abbinare ai dischi. Da sempre ho lavorato su magliette e merchandising e quando abbiamo iniziato a fare musica noi nessuno portava avanti questo discorso così tanto. Siamo stati tra i primi ad aver fatto capire che se in una crew ci sono cinque persone tutte devono fare qualcosa, piuttosto anche staccare i biglietti ai live. Noi volevamo spingere gli artisti senza dare in mano la creazione del merchandising a persone esterne ma cercando di avere ruoli diversi all’interno del nostro collettivo. Artisti da inglobare, dieci grafici diversi, tatuatori ecc. In anni come questi in cui si vendono pochi cd l’unico modo per rendere un disco appetibile è completarlo con un packaging figo e appetibile per incentivare l’acquisto del cd fisico. Se un artista come me riesce a fare i numeri che ha fatto nei vari instore è dovuto molto a questa cura dell’artwork. E’ quello che tiene forte il prodotto.

Spesso le tue rime usano concetti forti e provocazioni. Recentemente per un motivo simile Fabri Fibra è stato estromesso dal concerto del primo maggio , cosa ne pensi?

Anche io, nonostante abbia avuto sempre una coscienza politica, mi sono trovato a dover dare spiegazioni a parti politiche sul perché nelle nostre copertine apparissero immagini forti e volgarità nei testi. Quello che la gente non ha capito è che l’hip hop non si occupa né di politica né di volgarità, si parla del più e del meno in maniera molto spiccia, chi se ne approfitta utilizza una rima estrapolata dal contesto in cui nasce. Io credo comunque che il rap sia un linguaggio semplice e leggibile di artisti che “parlano come mangiano” pur facendo sempre tributo alla verità e alla coerenza personale. Posso capire che a qualcuno dia fastidio ma se si fa un discorso etico mi sembra una grande ipocrisia: alcuni giudicano Fabri se poi fa il pezzo ballabile sono i primi a pomparlo in pista.

Lui ha detto che ciò che scrive in rima non è necessariamente ciò che pensa, come valuti questa dichiarazione?

A volte può capitare come caso isolato, ma il discorso principale è un altro: è il tipo di musica che è così. Io tutto quello che dico l’ho sempre rivendicato, non posso entrare nella testa della gente per spiegare l’ironia o il modo per fare musica. Tuttavia non si può fare musica pensando di avere come pubblico un esercito di sottosviluppati.

Spesso ti sfoghi contro la situazione di questa Italia. La situazione politica degenera e la povertà è sempre più sentita. Tanti tuoi fan sono giovanissimi, in cosa devono sperare ancora?

Non rispondo mai ai fan, spesso la gente se la prende per questo ma io non ho voglia di rapportarmi davanti ad uno schermo del pc come fanno tanti miei colleghi. Chi vuole ottenere risposte da me può cercarle nella mia musica. Io non sono su Mtv e nelle radio, se si ascoltano i miei lavori è perché sono stati cercati e trovati. La mia non è musica somministrata, ci tengo molto a non cambiare canali e a non eccedere troppo nel mainstream. "Se la mia faccia e i miei testi comparissero in tv sarei il primo a storcere il naso per le famiglie, ma non è così" Chi vuole la mia musica la cerca quindi poi non si può lamentare di cosa trova nei miei dischi.

In “Notte Insonne” collabori con Vacca che ha deciso di lasciare l’Italia e i suoi problemi per andare a stare a Kingston. Ti è mai capitato di dire “basta, me ne vado”?

Si e ho anche vissuto più di due anni fuori dall’Italia. Se sto qui adesso è perché lavoro bene con la musica altrimenti sarei già scappato. Vacca ha fatto bene ad andarsene via. Uno come me è super fortunato ma tanti ragazzi vivono senza lavoro o spaccandosi la schiena in cantiere per due spicci senza diritti.

Nell’ultimo anno il rap italiano è arrivato in televisione, una lama a doppio taglio. Cosa ne pensi?

Purtroppo in Italia come nella politica e nelle televisione la gente che decide cosa proporre e come proporlo è troppo vecchia. Ci sono personaggi di 60 anni che pretendono di strutturare i dischi di artisti con quarant’anni di meno, non ha senso. Poi è normale che si finisce tutti a scrivere pezzi pop, è la gente che comanda che ama il pop, non il pubblico. Spit è una bella idea, è un programma gradevole. Tuttavia credo che in giuria dovrebbero esserci persone che hanno voce in capitolo: con tutto il rispetto per Morgan, con il freestyle non c’entra nulla. Discorso diverso per Amici, pollice in giù. Con tutto il rispetto per chi si guadagna tanti soldi con le ospitate nel programma è unformat che non c’entra nulla con il rap. Vedere gli mc che sfidano ragazzini senza una parolaccia fa capire quanto sia tutto finto e snaturato. Poi è normale che il ragazzino a tredici anni si senta Fabri Fibra e pensi che il rap sia parlare di Ferrari, gioielli e prostitute.

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