Noemi: la recensione di Made in London, il nuovo album

Nel disco anche le due canzoni che presenterà a Sanremo 2014

La cover di Made In London – Credits: Sony - Ufficio Stampa

Gianni Poglio

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"Spero che tutto ciò vi piaccia, se non vi piace non ci rimarrò male... Questa sono io" dice Noemi nel comunicato ufficiale di presentazione del suo nuovo disco Made in London (in uscita il 20 Febbraio).

Ma quello che abbiamo ascoltato più che un nuovo album è una nuova Noemi. Una Noemi british-oriented, completamente immersa in suoni ed ispirazioni londinesi.

"Trasferirsi a Londra è stato poi importantissimo, il contatto con nuovi autori, suoni, realtà musicali che mi hanno anche un po' liberato da alcune idee a volte restrittive sulla musica che qui, da dove sto scrivendo queste parole, viene vista come pane quotidiano di molti e non solo di pochi eletti. Innanzitutto di Londra in questo disco c'è il coraggio e l'amore per le cose nuove, diverse".

"Qualcuno potrebbe storcere il naso perchè alcune sonorità sono molto moderne e lontane dalla Noemi cantautorale dei dischi scorsi. Non è assolutamente mia intenzione rinnegare un passato che amo perché mi ha dato tantissimo, ma solamente allargare i confini musicali dove spesso capita di rinchiudersi per paura o semplicemente per pigrizia" racconta per ribadire che Made in London è davvero diverso da tutto quello che ha inciso prima (nell'album ci saranno i due brani in gara al 64° Festival di Sanremo Bagnati dal sole e Un uomo è un albero.

Il produttore artistico del disco è Charlie Rapino (Kylie Minogue, Primal Scream e Geri Halliwell nel curriculum). Ma veniano alle canzoni: Passenger (in inglese) ha la vibrazione della migliori ballad dell'indie pop anglosassone. La misura del cambiamento radicale nel sound di Noemi è però racchiusa in Acciaio: elettronica, aperture melodiche e arrangiamento ritmico martellante. 

Suoni a parte a parte, quello che rende credibile l'intera operazione è la voce di Noemi mai appiattita sugli standard obsoleti del bel canto tricolore: è proprio questo che conferisce credibilità a pezzi come Un Fiore in una scatola o la conclusiva Alba che mette la parola fine a un disco che ha il pregio di non essere banale. 

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