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Nicki Minaj: 5 motivi per ascoltare "The Pinkprint"

Il titolo dell'album è un omaggio a Jay-Z, l'artista preferito dalla rapper caraibica

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Gabriele Antonucci

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Nicki Minaj è stata una delle grandi protagoniste dell’anno che sta per terminare, grazie soprattutto al successo di Anaconda, uno dei video più cliccati del 2014, che ha sollevato numerose polemiche per la sua audacia.

La cantante, originaria di Trinidad e Tobago, ma cresciuta a New York, ha avuto l’onore di presentare gli MTV European Music Awards 2014, dove ha vinto anche il premio come Best Hip Hop, superando artisti del calibro di Kanye West, Eminem e Drake.

Oggi è uscito in tutto il mondo The Pinkprint, terzo album della Minaj, che sarà per i teenager uno dei regali più ambiti da ricevere sotto l’albero.

Il titolo è un chiaro omaggio a The Blueprint del 2001, probabilmente il miglior album di Jay-Z, idolo dichiarato della Minaj.

La rapper caraibica ha dichiarato: "Voglio che un domani le donne rapper possano confrontarsi con quello che ho fatto. L’album suona come un tradimento, come una corsa o come uno svenimento, suona come l'amore".
Ecco i cinque motivi per ascoltarlo, sempre che abbiate meno di diciotto anni.


1) Le canzoni. Sedici nell’edizione normale, venti in quella deluxe, senza i fastidiosi skit che servono solo ad allungare le playlist degli album hip hop. Feeling myself ha un base contagiosa ed è impreziosita dai cori di Beyoncé, Favourite è ricca di soul e molto curata nei suoni, Only è il brano più strettamente hip hop, anche se troppo monocorde nelle produzione. Trini Dem Girls è un accattivante omaggio alle sue origini caraibiche, mentre Anaconda è una hit grazie soprattutto al campionamento di Baby got back di Sir Mix-a-lot, grande successo del 1992. Anno in cui molti fan di Nicki Minaj non erano nemmeno stati concepiti.


2) Lo stile musicale. Anche se l’album è classificato nella categoria hip hop, è evidente che i brani strizzano l’occhio al pop (I lied, Pills N Potion, Grand piano) e alla dance (The night is still young ), creando una varietà di stili che sarà certamente apprezzata.


3) I featuring. Tanti e prestigiosi i nomi che hanno collaborato all’album: le dive del pop  Beyoncé in Feeling myself e Ariana Grande in Get on your knees, il trio hip hop formato da Chris Brown, Lil Wayne e Drake in Only, senza dimenticare le partecipazioni di Jessie Ware, Jeremih, Meek Mill, Lunch Money e Skylar Grey.


4) La produzione. Chi conosce l’hip hop sa bene quanto siano importanti i produttori e i beatmaker per il successo di un album. Consapevole di ciò, Nicki Minaj si è affidata a tre produttori tra i più interessanti della nuova scena hip hop e r&b, Hit-Boy, Dr. Luke e Mike WILL Made-It, che alternano basi minimaliste a gustose citazioni soul.


5) I numeri. La musica di Nicki Minaj può piacere o meno, ma i numeri sono tutti dalla sua parte: 45 milioni di fan su Facebook, 18,5 milioni di follower su Twitter, 2 milioni di copie vendute dal singolo Anaconda, il cui video è stato visto 335 milioni di volte su Youtube. La rapper ha vinto inoltre 2 Mtv Europe Award, 2 Mtv Video Music Award, 6 Bet Awards e 5 Billboard Music Award. Chapeau.


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