Nick Cave: la recensione di Push the sky away

Nove brani bellissimi: c'è anche la ballata del bosone di Higgs

NIck Cave (Getty Images)

Tony Romano

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La sua voce unica, quasi baritonale riesce a sciogliersi e a fluttuare tra melodie tristi e atmosfere sospese, spazzando via con lentezza il caos e quei suoni grezzi che navigavano nei dischi precedenti. Il re inchiostro, Nick Cave, una vita da poeta maledetto, tra droghe e quella disperazione palpabile e nascosta nelle sue canzoni, torna prepotentemente sulle scene con un nuovo e grandissimo disco, Push The Sky Away. Nove le tracce dell’album, anticipato dal singolo We No Who U R che troviamo in apertura. Scandito da un hammond e da un basso dal suono caldo il brano si sviluppa dolcemente, sporcato da un riverbero che rallenta ancora di più il suono, rendendolo ovattato, quasi etereo. Il romanticismo di Cave continua con Wide Lovely Eyes, una delicata ballad vestita con un arrangiamento minimale che ne fa risaltare la purezza della melodia.

Ma è in Water’s Edge che ritroviamo il Nick Cave più cupo, quasi inquietante, con un brano ossessivo dove la voce dell’artista snocciola parole come fosse un’omelia religiosa. Bellissima Jubilee Street che ci regala a sorpresa un finale colorato dagli archi come se volessero dare un tocco di speranza e di calore a chi ascolta. Molto particolare We Real Cool, dove il basso ripete la stessa ossessiva sequenza dall’inizio alla fine. Ma la vera perla di questo disco, è il blues del bosone di Higgs, una ballata dark inscenata in una Ginevra patria delle ricerche scientifiche. Higgs Boson Blues è un blues cupo, spalmato in quasi otto minuti che ci regala emozioni e sensazioni intense, con un crescendo felpato e profondo. Il disco si chiude con la title track, che affida alle tastiere il compito di traghettare la voce di Cave attraverso questo viaggio sonoro appena concluso. Un brano a tratti inquietante e oscuro ma che nella sua veste minimale riesce ad andare a segno, tra cori femminili che rendono ancora più tetra e tenebrosa la voce dell’artista.

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