Musica

Nick Cave, Ghosteen: un viaggio nell'oscurità alla ricerca della luce

Tastiere, synth e intensità: i tre ingredienti del visionario ritorno di un artista che viaggia fuori dal tempo

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Gianni Poglio

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Non basta un ascolto e forse nemmeno due per entrare nelle pieghe di Ghosteen, un gran disco, uno dei migliori realizzati da Cave con i Bad Seeds. 

Non è il Nick Cave adrenalinico e irriverente dei concerti l'autore ed interprete di queste undici canzoni, private della componente ritmica, a favore di una intensità drammatica, di un'immersione nel dolore per la perdita del figlio adolesecente nel 2015, un dolore che diventa rito di purificazione e poi ricerca di pace interiore. 

Le prime otto canzoni dell'album, ha spiegato Cave, sono "the children", mentre le tre che compongono la seconda parte del disco sono "the parents". 

Come ha ricordato The Guardian nei giorni scorsi, Cave ha dichiarato di recente di "aver provato a comporre andando oltre i suoi traumi personali per addentrarsi in una nuova dimensione, quasi uno stato di meraviglia...". Ecco Ghosteen è sicuramente il risultato di questo sforzo emotivo e compositivo.  

Sono essenzialmente ballad rarefatte con un approccio minimalista i brani di Ghosteen dove dominano i synth e le tastiere sci-fi, oltre ad una voce che esce potente ed intensa come mai. Un disco ultraterreno, metafisico, un'opera che può realizzare solo un artista vero, oltre che un uomo che ha sofferto. Tra le cose migliori dell'album la title track, 12 minuti di bellezza sospesa con un intro strumentale degno del migliore space rock psichedelico. Buon ascolto e buon viaggio... 

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