Musica

Niccolò Agliardi: io, giocoliere della parola

Intervista al cantante e autore che ha messo in musica le storie e le emozioni dei "Braccialetti Rossi"

Niccolò Agliardi_foto di Giuli Barbieri_B

Gianni Poglio

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"Braccialetti Rossi mi ha fatto piangere. Tanto. Mi ha costretto a respirare da vicino storie che tutti cerchiano più o meno inconsciamente di evitare. Quelle di ragazzi con il braccialetto rosso che ti inondano di lettere e che, a un certo punto, non ti scrivono più".

Sono di Niccolò Agliardi le canzoni di una delle serie tv più amate e toccanti di sempre. Una storia di adolescenti che, tra corsie e letti d’ospedale, combattono la malattia con la forza dell’amicizia.
Ha l’abilità del giocoliere della parola Niccolò Agliardi, cantautore che da anni mette le sue strofe al servizio di molti artisti italiani. Come Laura Pausini: "Ho appena finito di scrivere per lei Simili, la canzone che dà il titolo al suo nuovo album" racconta. "Laura si è accorta di me nel 2007, quando pubblicai Da casa a casa, un disco che non si mosse in classifica, ma che finì sulle scrivanie degli addetti ai lavori. Subito dopo, ho firmato un contratto di edizioni con la Curci".

Alle parole di Agliardi si è affidata in più occasioni anche Emma: "Una ragazza molto diretta e schietta. Del mio repertorio lei ha sempre voluto  le canzoni più difficili e sofisticate, un brano sull’anoressia, Acqua e ghiaccio, e uno sul concetto di reincarnazione. Direi che non sono esattamente tematiche pop". Per lui, come per tutti gli artisti della parola, il rischio da evitare è la  banalità, intesa come sequenza di parole senz’anima.

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"Il primo antidoto alla scontatezza è studiare molto le rime chi ci ha preceduti. La mia teoria è che, quando si compone un testo, bisogna vincere il braccio di ferro con la canzone. Un brano, ne sono assolutamente convinto, non deve nascere per forza. Una canzone dev’essere un bisogno primario, come quando cerchi acqua perché sei disidratato, deve rispondere all’urgenza di comunicare qualcosa di vero, di realmente sentito. Scrivere un singolo giusto per passare in radio ha il sapore della truffa" spiega l’autore.

"Il mare blu, per esempio, è un clichet, basta scrivere il mare. Eppure, anche la più scontata delle rime, come cuore-amore, può avere un senso, se nell’animo di chi scrive brucia davvero qualcosa. Ivano Fossati ha usato spesso quelle parole e non è mai stato banale". A proposito di Fossati: dietro la sua scelta di non comporre più, Niccolò Agliardi intravede il desiderio di liberarsi da una sorta di prigionia. "Quando di mestiere fai il compositore, non esistono zone franche: fai un viaggio e pensi a come potrebbe diventare una canzone, ti innamori e cominci a pensare a un brano che sia in grado di fotografare quell’emozione. Una sorta di effetto-gabbia. Poi, a un certo punto, realizzi che la vita vera è fuori dalle canzoni. Vivere non è scrivere".

Ancora un pensiero su Braccialetti Rossi: "Un’esperienza rivoluzionaria, anche se tutto tranne che indolore. Un po’ di sofferenza l’avevo vista in diretta facendo il volontario a Milano sulle ambulanze a 19 anni. Volevo essere utile, ma ne ho pagato il prezzo perché a quell’età non basta un camice bianco per mettere il cuore al riparo". 


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