Gabriele Antonucci

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Mentre il cd perde costantemente quote di mercato, salvo risollevarsi un poco durante le festività natalizie, lo streaming e la vendita di vinili continuano a crescere senza sosta.

Per quanto riguarda le riviste specializzate di musica, l'"analogico" sta ormai cedendo quasi del tutto il passo al digitale, come conferma la dolorosa chiusura della versione cartacea del New Musical Express, storico magazine britannico che, per 66 anni, è stato la bibbia dell’informazione rock a livello mondiale, alla pari del conterraneo Melody Maker e dell’americano Rolling Stone.

NME organizza ogni anno, dal 1953, una cerimonia di consegna di premi musicali, gli NME Awards, oltre a eventi con la partecipazione di artisti emergenti nella scena musicale inglese presso il teatro Koko di Londra, grazie alla collaborazione con l’etichetta discografica Killing Moon.

Time Inc., editore del settimanale, ha annunciato che quello uscito il 9 marzo sarà l'ultimo numero cartaceo della rivista.

A partire dalla prossima settimana, NME continuerà a offrire solo "alcuni servizi digitali", come ha annunciato l'editore, auspicando di poter allargare la platea dei lettori online.

La crisi di NME

Il settimanale, che già nel 2015 aveva subito la crisi arrivando a vendere appena 15.000 copie, si era trasformato in una free press disponibile nelle stazioni, nelle università e in diversi negozi, sostenuta finanziariamente solo dalla pubblicità.

A determinare la decisione di rinunciare alla versione cartacea del New Musical Express è stato l'aumento dei costi di produzione e le difficoltà legate alle inserzioni pubblicitarie: "Purtroppo siamo arrivati al punto in cui distribuire gratuitamente il settimanale non è più fattibile a livello finanziario -ha spiegato in una nota l'editore a Music Week- È sul digitale che concentreremo i nostri sforzi e i nostri investimenti, per garantire un futuro a questo marchio".

Dal 19 Dicembre 2016 la compagnia è in liquidazione, e le recenti dimissioni del direttore Mike Williams e l'acquisizione di Trime Inc da parte della società americana Meredith Corporation non hanno fatto altro che accelerare un processo che appariva ormai irreversibile.

Fra le copertine più famose di NME restano memorabili quella dedicata alla morte di Kurt Cobain nel 1994 e quelle del boom del Brit pop, negli anni Novanta, dominato dal derby tra Oasis e Blur, quando il settimanale era una delle testate musicali al mondo più seguite.

Le sfide del giornalismo digitale

Ancora una volta l’editoria tradizionale si trova spiazzata dalla rivoluzione del digitale, che ha profondamente modificato le abitudini dei lettori nel modo di fruire l'informazione.

Mentre l'esempio del New York Times, con vendite in crescita nella versione cartaecea, è in controtendenza rispetto alla crisi apparentemente irreversibile dei quotidiani, per le riviste musicale il futuro appare sempre più incerto e fosco.

Alcune testate cercano di sopperire alla mòria di lettori occupandosi sempre più di cultura in senso lato, politica e spettacolo, mentre le riviste specializzate più autorevoli (pensiamo alle imperdibili Mojo e Uncut) vendono comunque poco e intercettano soltanto un pubblico di ultracinquantenni, ancora legati alla materialità dell'informazione.

Il problema imprenditoriale dell'editoria di oggi è chiaro a tutti: mentre le pubblicazioni cartacee sono sempre meno sostenibili dal punto di vista economico, le testate web raccolgono ancora relativamente poco dalla pubblicità, che premia, soprattutto per quanto riguarda i brand più prestigiosi, la televisione, la radio e le riviste patinate, dove articoli e pubblicità tendono spesso a confondersi.

Fino a qualche anno fa le riviste musicali, soprattutto nelle recensioni dei dischi, si ponevano come medium tra il potenziale acquirente di un album e l'artista, invogliando o meno a investire 15-20 euro per il suo ultimo lavoro.

La gratuità della musica ucciderà la critica musicale? 

Oggi, a partire dalla mezzanotte del venerdì in cui viene pubblicato, la maggior parte dei nuovi album sono disponibili gratuitamente in streaming su Spotify e su altre piattaforme digitali.

Non dovendo più investire necessariamente del denaro per ascoltare un album, è venuta anche meno l'esigenza, soprattutto da parte dei giovanissimi, di informarsi sulla qualità o meno di un disco: ognuno si fa la sua idea, dopo pochi ascolti (spesso distratti e superficiali) sul telefonino o sul tablet.

Lungi dal fare i luddisti, che rimpiangono i bei tempi andati, noi facciamo il tifo per la sopravvivenza e, perché no, il rilancio delle riviste musicali e, in particolare della critica musicale, la cui funzione, nel mare magnum della musica smaterializzata e delle radio commerciali con selezioni fin troppo simili, è ancora importante per districarsi in ciò che merita davvero di essere ascoltato.

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