NEK 2014-12-18 SHOOTING COVER
Musica

Nek: "Il secondo tempo della mia carriera è fantastico"

Intervista al rocker di Sassuolo: il successo, Sanremo, la Harley, Sting e un singolo da 11 milioni di clic: "Fatti avanti amore"

"Gente scatenata che balla e scandisce il tempo battendo le mani nella sala stampa dell’Ariston, a Sanremo, mentre canto Fatti avanti amore: ecco, quando mi hanno mostrato quelle immagini su uno smartphone, sono rimasto senza parole e ho capito che il vento stava cambiando". Filippo Neviani, in arte Nek, si gode il secondo tempo della sua vita artistica. Una seconda giovinezza esplosa sul palco dell’Ariston: tre minuti e mezzo per accendere vecchi e nuovi entusiasmi.


Che effetto le fanno i primi veri apprezzamenti della critica a 43 anni dopo 8 milioni di dischi venduti?
Sono sorpreso. Non ho mai goduto dei favori della stampa. Non posso dire che i giornalisti mi odiassero, ma per una parte di loro ero assolutamente irrilevante, invisibile. Adesso, la ruota ha iniziato a girare, ma io non ho fatto nulla perché accadesse.

A parte scrivere Fatti avanti amore, forse il brano più popolare della sua carriera.
Sapevo che era forte, ma in questo mestiere nessuno ha la palla di vetro. Quando compongo un brano che mi emoziona, che arriva dritto al cuore e allo stomaco, ho sempre la segreta speranza che produca lo stesso effetto in chi lo ascolta. Detto questo, non esistono automatismi o certezze: l’assoluta imprevedibilità delle reazioni del pubblico è, al tempo stesso, la croce e la delizia del mio lavoro.

Già, il successo di un brano è talmente imperscrutabile che lei si è trovato nella cucina di un ristorante a lavare piatti per una scommessa persa.
Ho fatto l’errore di scommettere con un amico ristoratore che il video di Fatti avanti amore non avrebbe mai raggiunto i tre milioni di visualizzazioni entro la fine di febbraio. Sono stato clamorosamente smentito dai fatti. Quindi, ho indossato il grembiule e ho pagato il mio debito. Senza lamentarmi troppo.

Si dice che con le prime royalties  dei suoi brani abbia acquistato due trattori. Una leggenda metropolitana?
No, tutto vero. Ho un passato da contadino nei campi di Sassuolo, in provincia di Modena, dove vivo. Anni di lavoro nei campi con mio padre. Eravamo inseparabili, lo accompagnavo anche al mercato del bestiame. Adesso, purtroppo, lui non c’è più e io me la spasso con altri mezzi di trasporto.

Basta il nome: Harley Davidson.
Siamo quindici amici che si mettono in viaggio equipaggiatissimi. Quest’anno arriveremo ad Assisi davanti alla cattedrale di San Francesco. Ovviamente con la tenuta d’ordinanza: jeans, anfibi, t-shirt e gilet in pelle con la leggendaria scritta H.O.G. (ndr, Harley Owner Group, ovvero il club dei proprietari di una Harley).

A centonovanta chilometri da casa sua, in Toscana, a Figline Valdarno, c’è un’altra rockstar appassionata di agricoltura e coltivazioni.
Io e Sting ci conosciamo da anni, siamo molto affiatati e ci stimiamo reciprocamente. Spesso parliamo di terra da coltivare, di vigne e frutteti. Il suo vino è ottimo. Ricordo ancora quando un amico comune me lo presentò, qui in Italia, lui disse: "Lo conosco bene Filippo. Ci siamo incrociati in Messico, dove le ragazze dicono che sia più giovane e più bello di me". In comune abbiamo anche un fattore morfologico, ovvero la conformazione della gola. Per questo le nostre voci sono così simili. 

Nelle scorse settimane ha iniziato a girare una versione di Message in a bottle dei Police cantata da lei con il testo del suo hit, Laura non c’è.  
L’idea è nata in tv, a Sky, per lo show E poi C’è Cattelan: è diventata subito virale, tanto che molti fan mi chiedono dove sia possibile acquistarla. Ma, al momento, non è in vendita.

Tra i suoi successi c’è anche l’inno del Sassuolo Calcio.

Una promessa mantenuta: avevo detto che l’avrei scritto se la squadra fosse arrivata in Serie A. Ebbene, è successo.  Adesso, quando vado in tribuna mi trattano benissimo, come un presidente. L’unica cosa è che appena parte la canzone tutto lo stadio si gira verso di me per vedere se la canto parola per parola. Mi tengono d’occhio.

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