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Myrath, Shelili: il nuovo album della metal band tunisina - Recensione

Il ritorno dei paladini dell'Oriental Metal tra canti arabi, suoni distorti e influenze progressive

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Michela Vecchia

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Sono passati pochi giorni dall’uscita di Shehili dei Myrath, la prima band tunisina a firmare con un’etichetta europea, e l’album sta già registrando ottimi riscontri, tanto da entrare per la prima volta nelle classifiche tedesche e francesi.

Non è la prima band dedita all’Oriental Metal ad ottenere attenzioni e successo in occidente, già in Italia gli israeliani Orphaned Land si erano fatti notare grazie alla partecipazione all’Expo 2015 di Milano nel padiglione di Israele. Le due band si conoscono per essere state in tour assieme nel 2011. All’epoca i Myrath avevano appena terminato il loro terzo lavoro Tales of the Sands, dove già si sentivano chiaramente le loro radici musicali.

In Shehili la componente di musica orientale è ben presente e si fonde con i dettami prog metal più classici (vedi Dream Theater, in Italia in occasione del Rock the Castle a Villafranca di Verona il 5 luglio). Tra le influenze il sound del loro primo amore di gioventù, i Symphony X (in Italia martedì 14 maggio all’Alcatraz di Milano), con cui i Myrath sono stati in tour nel 2016, poco dopo l’uscita di Legacy, loro quarto album.

Shehili si apre con un canto arabo, Asl, per poi proseguire con Born to Survive, dove si fanno largo sonorità dure e distorte accompagnate da melodie più morbide e orecchiabili. You’ve Lost Yourself è decisamente più heavy e veloce come Monster in My Closet. Dance è decisamente un pezzo mainstream che resta impresso, non a caso ne è stato tratto un video che è il sequel di Believer, brano di Legacy in cui il tocco di una clessidra magica porta la band in un’altra dimensione.

In Dance è il cugino di Zaher Zogarti (vocalist del gruppo), a essere spedito per errore in altri mondi, costringendo la band ad andare a riprenderlo. Nonostante il video divertente, il brano in realtà tratta di una tematica molto seria, dalle stesse parole di Zogarti: "è la storia di un ballerino siriano che affronta la morte minacciata dall’ISIS, scegliendo di restare a danzare, anche se questo significa farlo tra bombe e rovine. Lo scopo della nostra musica è indurre felicità e gioia, rendere omaggio a chi rifiuta di cadere o di smettere di sperare, anche in un mondo pieno di odio e incertezze". No Holding Back, prosegue la storia del video di Dance con il salvataggio del cuginetto. Anche questo clip è a base di tematiche fantasy miste a tradizioni orientali.

Non poteva mancare la ballad, Stardust, introdotta dalle note di un pianoforte nostalgico su cui entra dolcemente la voce di Zogarti per poi aprirsi in maniera quasi epica. Forse non tra i loro principali ispiratori, ma Stardust richiama vagamente le atmosfere degli inglesi Muse.

Nel complesso, un lavoro eclettico che fonde sonorità occidentali ed orientali, abbracciando svariati generi musicali, pur restando nell’ambito del metal.  I Myrath saranno presto in Europa in occasione dello Sweden Rock Festival a Sölvesborg, l’8 giugno e al Wacken Open Air (nel nord della Germania) il 2 agosto.

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