Gabriele Antonucci

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Il mondo della musica piange la scomparsa di Joe Cocker, settant’anni compiuti ad aprile, soprannominato “il leone di Sheffield” per la sua proverbiale grinta.
L’artista, malato da tempo di carcinoma polmonare, è morto nel suo ranch di Crawford, in Colorado.

Barrie Marshall, il suo storico agente, ha sottolineato commosso: "Era semplicemente unico, sarà impossibile riempire il vuoto che lascia nei nostri cuori".

Voce inconfondibile, roca e pastosa
Joe Cocker è stato un vero mito del rock e del blues. Una voce inconfondibile, roca e pastosa, che riusciva a entrarti dentro l’anima. Per capire l’importanza di questo grande artista nella storia della musica basti pensare che è stato uno degli ultimi superstiti del leggendario concerto di Woodstock, dove interpretò da par suo "A little help from my friends" dei Beatles, considerata una delle miglior cover di sempre.

Come non ricordare, poi, due sue canzoni legate inscindibilmente a due film di successo come You can leave your hat on, con la famosa scena dello strip-tease di Kim Basinger in 9 settimane e mezzo, e Up where we belong, che chiude magnificamente Ufficiale e gentiluomo? Quest’ultima, inoltre, si è aggiudicata un meritato Premio Oscar come Miglior Canzone.

Unchain my heart
Chi non conosce, infine, la sua appassionata versione di "Unchain my heart", scritta da Ray Charles?

Joe Cocker è stato in assoluto il più convincente interprete bianco di musica black, che negli anni ha contaminato con il pop, pur mantenendo sempre solide radici afro-americane.


Il suo ultimo disco, Fire it up live, è stato pubblicato nel 2013, un'intensa versione dal vivo dell'album Fire it up, uscito l'anno precedente. 
Il blues e il rock, due mondi lontani che il cantante ha saputo unire grazie alla sua inconfondibile voce, da oggi saranno più poveri.
 

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