Muse e le mazzette a Roma: il caso si sgonfia

La smentita del gruppo: "Nessun tentativo di corruzione"

Muse

Muse – Credits: Getty Images

Gianni Poglio

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Il caso si era gonfiato ieri quando le agenzie hanno ripreso l'intervista di Matthew Bellamy al tabloid inglese The Sun. Nell'intervista il cantante faceva riferimento a mazzette pagate a Roma per poter utilizzare effetti pirotecnici e fuochi d'artificio durante lo show allo stadio Olimpico del 6 luglio scorso. Una notizia clamorosa, ma con il passare delle ore il caso ha inziato a sgonfiarsi

Questo lo statement rilasciato dal gruppo la scorsa notte: "Al contrario di quanto riportato, i Muse confermano che non c'è stato alcun tentativo di corruzione relativo allo svolgimento dei  loro concerti in Italia. Sono stati pagati i compensi previsti per il lavoro fatto da tecnici e ingegneri esterni all'organizzazione per ottenere i  permessi necessari da parte delle autorita' locali. Questo riguarda anche i fuochi di artificio e i certificati di sicurezza, ed è totalmente in linea con gli standard adottati per tutti i gruppi che si esibiscono in Italia con show di queste dimensioni. Tutto ciò, in aggiunta ai certificati gia' approvati dalle autorita' di tutti gli altri Paesi europei dove i Muse si sono esibiti quest'estate".

Vivo concerti, promoter del concerto ha rilasciato una dichiarazione che non sembra lasciare dubbi: "La licenza è stata concessa dalle autorità competenti dopo le opportune verifiche che hanno dimostrato che tutto era sicuro e regolare e dopo aver puntualmente messo in atto ed ottemperato ad ogni disposizione di sicurezza e accorgimento tecnico richiestoci, come è successo in tutte le altre città". 

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