Mtv Hip Hop Awards 2012: trionfano Marracash e i Club Dogo

Grande successo per l'assegnazione dei premi votati sul sito di Mtv. E Max Pezzali ci racconta: "Io fan dei Beastie Boys e dei Run Dmc"

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Matteo Politanò

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Si sono svolti all'Alcatraz di Milano le premiazioni per gli Mtv Hip Hop Awards 2012, riconoscimenti agli artisti rap italiani più votati sul sito di Mtv. Una serata unica nel suo genere, trasmessa in diretta tv, che ha celebrato la crescita costante dell'hip hop nella scena musicale italiana con oltre un milione di votanti e un'attenzione sempre più diffusa. Nina Zilli ha dimostrato di avere il talento anche nel ruolo di presentatrice mentre sul palco dell'Alcatraz si sono succedute numerose guest per consegnare i premi, da Marco Materazzi a Fabio Caressa passando per Melissa Satta, Cristiano Militello, Vittorio Brumotti e i Soliti Idioti.

Marracash si è aggiudicato la statuetta come Best Artist mentre a Emis Killa è andata quello di Best New Artist. Il Best Album è "Noi siamo il club" dei Club Dogo che si sono esibiti insieme a Giuliano Palma per la canzone "P.E.S" e ai Soliti Idioti, Patrick e Alexio, per il brano "Minchia Boh", inedito scritto per il nuovo film del duo comico formato da Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio. A J-Ax è andato il premio alla carriera Rap Icon Award mentre Ensi ha vinto a mani basse il titolo di miglior freestyler. Durante la serata abbiamo incontrato Max Pezzali che da diverso tempo sostiene e collabora attivamente con il mondo hip hop italiano. Il suo remix di "Sei uno sfigato" insieme ai Two Fingerz ha avuto successo così come "Hanno ucciso l'uomo ragno 2012" versione moderna del celebre disco degli 883 rivisto insieme ai migliori rapper italiani.

Qual'è il tuo rapporto con il genere hip hop?

Io sono sempre stato un fan dei Beastie Boys e dei Run Dmc, ho ascoltato e seguito il genere durante tutta la mia carriera. Ritengo che la musica rap, per come è nata e cresciuta, sia stata uno dei movimenti più rivoluzionari insieme al punk. Ho molto rispetto per i dj, per la cura che viene dedicata alle strumentali, per la ricerca del testo. Essere qui per me non è casuale, tutti gli artisti della musica tradizionale prendono o hanno preso spunti dal movimento che c'è dietro all'hip hop e questo evento celebra una realtà che sta andando a gonfie vele.

Hai sempre scritto testi malinconici che sono diventati inni generazionali, quali artisti hip hop ti ricordano di più il tuo approccio alla scrittura?

Sicuramente i Club Dogo, mettendo da parte per un attimo le loro tante provocazioni, hanno un approccio che in alcuni passaggi è molto malinconico e sicuramente si può ricondurre ad uno stile di scrittura simile al mio. Ad esempio il testo di "Tutto ciò che ho" mi ha colpito molto, mi piace anche cantarlo. Poi c'è Emis Killa: un ragazzo di talento, ho apprezzato molto il suo concetto "Il king è mio papà", penso sia un tributo che ogni padre sogna dal proprio figlio.

Tu che conosci l'industria della musica, quali ritieni essere gli ingredienti che stanno permettendo all'hip hop di funzionare così bene?

L'hip hop sta esplodendo anche perchè tutti gli artisti stanno facendo un gran lavoro, nel migliore dei modi. C'è molta continuità nell'uscita dei prodotti, il mio primo album era di 8 brani, era il periodo dei tape, si faceva molta più fatica. Adesso gli artisti sfornano album di qualità in brevi periodi di tempo, c'è una ricerca musicale sempre più complessa e originale. Le produzioni hanno un ruolo fondamentale, devono catturare da subito l'ascoltatore, così come le prime rime che devono immediatamente trascinare nell'argomento e coinvolgere. Inoltre adesso anche i ritornelli non hanno nulla da invidiare ai grandi brani della musica tradizionale.

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