Mogol: "Vi racconto il mio viaggio a cavallo da Assisi a Roma" - Intervista

La nuova impresa e il ricordo della cavalcata con Lucio Battisti nel 1970

Mogol a Roma (foto Edmondo Zanini)

Tony Romano

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Mogol è partito il 21 settembre con una quarantina di cavalieri da Assisi per arrivare dopo 9 giorni e 9 tappe a Roma. Obiettivo: consegnare al Papa un messaggio del sindaco della cittadina umbra. "Volevo andare personalmente a portare questo invito, così, insieme ad altri cavalieri che venivano da diverse parti d'Italia, abbiamo deciso di partire a cavallo percorrendo la via Francigena, la stessa che percorreva San Francesco quando andava a Roma con Frà Elia" racconta Mogol. "È stato un viaggio molto impegnativo, soprattutto per il percorso che in alcuni tratti si è rivelato un po’ pericoloso".

Mogol, in veste ufficiale di ambasciatore di Assisi, ha consegnato il messaggio in cui il sindaco Claudio Ricci invitava il Papa a tornare nella città francescana: "L'obiettivo era organizzare il viaggio come un evento aperto. Un pellegrinaggio, ma anche un incentivo per andare a cavallo, una delle cose più belle che si possano fare fare nella vita".

E la memoria inesorabilmente torna a un altra cavalcata di Mogol passata alla storia, quella da Milano a Roma con Lucio Battisti nel 1970: "Lucio all'epoca non sapeva cavalcare, così quando gli dissi che avrebbe imparato facilmente, mi sorrise e affettuosamente acconsentì a seguirmi. Imparò a montare in una settimana allenandosi con costanza. Quando si trattava di apprendere, Lucio era un genio, faceva sua subito qualsiasi cosa, aveva una capacità di studio e di analisi straordinaria’.

Da ieri a oggi: "Il nostro viaggio da Assisi" prosegue Mogol è stato anche un modo per sostenere l'opera di questo Papa straordinario. Consegnata la pergamena il nostro viaggio di 300 km si è esaurito, ma l’emozione più grande è arrivata con i ringraziamenti e i saluti di Papa Francesco durante l'Angelus".

Mogol, nel 1992, ha fondato il Centro Europeo di Toscolano, che come lui stesso spiega "offre metodologie didattiche innovative che partono dal creare. La nostra filosofia è data da una sorta di formula, Dna+ambiente: adottiamo un sistema che faccia assimilare all'allievo le tecniche dei più grandi cantanti, poi il suo Dna sceglierà quelle che gli sono più consone. Adesso ci sono anche le scuole televisive ma quelle sono soprattutto spettacolo. Gli artisti, lo dico per esperienza, diventano tali dopo una gavetta di almeno 10 anni. Basta pensare a Dalla: per anni ha fatto dischi ma non era considerato un grandissimo artista, lo è diventato dopo, grazie al lavoro, alla passione e al contatto col pubblico. OIl talento emerge solo dopo anni dedicati con passione all’arte e allo studio".

A questo proposito riaffiora inevitabilmente il ricordo del primo incontro con Battisti, quando il cantautore, allora ventenne, gli propose alcuni suoi pezzi. "La prima canzone che scrivemmo fu Dolce di giorno, una ballata carina e divertente, la seconda era Per una lira, la terza, 29 Settembre. All’epoca sarebbe stato impossibile prevedere tutto quello che è successo dopo. Tutto matura e fiorisce dentro di noi: è il seme e il seme, molto spesso, non si vede".

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