Musica

Mogol: "Con La Capinera torneranno i fasti del melodramma"

L'autore delle più belle canzoni italiane raccontal'opera scritta insieme a Gianni Bella, che debutterà nel 2016 al Festival di Erl

mogol

Gabriele Antonucci

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Chi ha detto che l’opera lirica debba essere oggi rivolta solo ai melomani? Ne è convinto Mogol, icona della nostra cultura popolare, che ieri ha presentato al Convento dell'Angelo di Lucca la sua ultima fatica, La Capinera.

Un melodramma in due atti scritto e composto da Gianni Bella e dallo stesso Mogol, su libretto di Giuseppe Fulcheri e con gli arrangiamenti di Geoff Westley, che debutterà nel 2016 al prestigioso Festival di Erl, sotto la direzione artistica e la produzione del Maestro Gustav Kuhn. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito il coro e l’orchestra del Teatro Regio di Parma.

La Capinera è tratta dal romanzo epistolare di Giovanni Verga , Storia di una capinera, ricollegandosi alla fortunatissima esperienza di Pietro Mascagni con la Cavalleria rusticana del 1890, tratta dall’omonima novella di Verga.

  “Avverto un grande interesse intorno a quest’opera  -ci ha detto Mogol- che si sta facendo largo da sola. La prima sarà nel 2016 al Festspielhaus di Erl, il competitor del Festival di Salisburgo. Anche il direttore del Teatro del Cremlino è molto interessato e abbiamo trattative in corso per portarlo in scena a San Pietroburgo”.

Il merito di tutto questo interesse, prosegue Mogol, ha un nome e un cognome:  “Il punto di forza del melodramma è Gianni Bella: le sue musiche sono straordinarie, arrivano immediatamente al cuore”.

Eppure l’autore di alcuni dei migliori testi della canzone italiana non era inizialmente convinto dell’operazione: “Quando Giuseppe Fulcheri mi propose l’idea dell’opera, mi rifiutai, dicendo: ‘Gianni, tu sei uno dei più grandi compositori europei, ma non hai una preparazione da operista’. Quando ho ascoltato dal vivo per la prima volta l’Ouverture sono rimasto a bocca aperta e ho accettato volentieri di scrivere le parole. La cosa incredibile, non so se chiamarlo destino o in altro modo, è che Gianni ha lavorato a La Capinera per settecento giorni. Un’ora dopo aver brindato alla conclusione dell’opera, è stato colpito da un ictus e oggi non parla più”. 

I meriti di Gianni Bella sono stati riconosciuti anche durante la presentazione alla stampa. “Ieri pomeriggio i giornalisti –aggiunge Mogol- gli hanno tributato una standing ovation e lui si è commosso. Non solo La Capinera ha convinto il pubblico del circolo culturale Parma Lirica, tra i più severi del mondo, ma anche Ion Marin, importante direttore d’orchestra, ha detto che è un capolavoro. Quello che ha fatto Gianni Bella è un autentico miracolo”.

Tra i tanti motivi di interesse dell’opera spicca la sua originalità nel fondere insieme musica, dramma e ballo, oltre agli eccellenti recitativi scritti dallo stesso Bella.

“L’opera è tradizionale all’80% e innovativa  al 20% -spiega Mogol- Con La Capinera vogliamo tornare ai fasti del melodramma. La cultura d’élite ha fallito, noi vogliamo che l’opera ritorni a far parte della cultura popolare e ad essere condivisa anche dalla gente comune, non solo dagli addetti ai lavori”.




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