Mina, la recensione di "Selfie"

La più grande cantante italiana si concede un autoscatto in musica

La cover di Selfie – Credits: Ufficio stampa

Giovanni Ferrari

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A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro inedito, è uscito Selfie, un progetto importante quello di Mina che realizza, in linea con il titolo del disco, un vero e proprio autoscatto sulla sua vita attuale. 

In queste tracce, infatti, non manca proprio niente. È racconto, è autocritica. Canzone dopo canzone, Mina svela, non senza un pizzico di vergogna, le proprie zone d’ombra e - in funzione di queste - racconta nuove sfide e consapevolezze. 

Fin dalla prima traccia del disco, Questa donna insopportabile, Mina fa intuire uno dei temi più importanti dell’intero album: l’importanza della solitudine ma anche la necessità di gridare a tutti un mondo tutto suo, profondamente personale. Si passa poi a Io non sono lei, la consapevolezza (tutta donna) di essere unica e, quindi, non assoggettabile a nessuno. 

Tra le più significative del disco, Alla fermata, con lo stile che la caratterizza da molti anni e a tratti struggente (“Ah… come vorrei non dovermi immaginare non doverti più sognare. Io… dove sei? Non farmi naufragare”) e La palla è rotonda, scritta in occasione dei prossimi Mondiali che, oltre al tema prettamente calcistico, ci fa entrare in un’atmosfera festosa e travolgente.

Poi Perdimi che, con una melodia decisamente pop, ci mostra una Mina così come siamo stati abituati a vederla in questi anni di carriera (“Per me amore è solo verità”). Infine, una chicca. Troppa luce cantata - nell’intro - con il nipotino Edoardo, di dieci anni. E che prosegue poi, con la voce graffiante che la caratterizza. 

In questo autoscatto, insomma, si sta comodi: c’è spazio per tutti. E, senza bisogno di applicare filtri, ci basta per capire un po’ di più chi è una delle cantanti italiane più amate da sempre. 

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