Gabriele Antonucci

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Video Killed the Radio Star, primo singolo del duo britannico The Buggles, formato da Trevor Horn e Geoffrey Downes, famoso anche per essere stato il primo video trasmesso da MTV, contiene nel titolo un messaggio che è anche un ammonimento: la televisione può bruciare la carriera di un artista pop.

Confessiamo di aver pensato la stessa cosa su Mika quando, dopo tre album riuscitissimi, si era dedicato principalmente alla carriera televisiva, soprattutto come giudice di talent show (X Factor in Italia, The Voice in Francia), conquistando tutti con la sua naturale simpatia e umanità, con la sua notevole cultura musicale e con i suoi buffi “neologismi”, lasciando per qualche anno da parte la musica.

Il penultimo album di inediti, il non entusiasmante No Place in Heaven del 2015, ripubblicato un anno dopo anche in versione sinfonica, lasciava presagire una preoccupante china artistica. Errore.

Con il recente My Name Is Michael Holbrook, pubblicato a ottobre, Mika, già a partire dalla copertina, è tornato alla freschezza e all'ispirazione degli esordi, quando nel 2007 il suo primo singolo Grace Kelly era balzato in testa alle classifiche di mezzo mondo.

A fare da apripista a My Name Is Michael Holbrook sono state la hit estiva Ice Cream e i brani Tiny Love (colonna portante dell’album, presente anche in una reprise in chiusura del disco), Sanremo, Dear Jealousy e Tomorrow.

Frutto di due anni di scrittura tra le pareti domestiche tra Miami, Londra e la campagna toscana, My Name Is Michael Holbrook rivela l’essenza dell’identità di Mika, a partire dal suo nome anagrafico, passando per i rapporti familiari e un bagaglio di piccole e grandi esperienze, tra momenti di leggerezza e struggenti episodi chiave della sua vita e della sua famiglia, come spiega Mika stesso.

Il cantante anglolibanese spicca ancora oggi, rispetto a tanti suoi colleghi, per la notevole estensione vocale, frutto dei suoi studi di cantante lirico che l’hanno portato a cantare con la Royal Opera House, prima di virare verso un originalissimo pop technicolor.

Le copertine dei suoi album Life in cartoons motion (2007), The booy who knews too much (2009), No Place in Heaven (2015) e del recente My Name Is Michael Holbrook (2019) sono una vera esplosione di colori, proprio come il contenuto.

Mika vive in un mondo tutto suo: colorato, visivamente e musicalmente, con regole proprie e personaggi particolari.

Un mondo riconoscibile, particolare, unico.

«Il mio messaggio è felicità, libertà e tolleranza», ha sottolineato il cantante. «Più che politico, è sociale; e più che sociale, è spirituale. E parla anche di desiderio, perché tutta la musica pop è basata sul desiderio e sul piacere».

Piacere che non è certo mancato ieri sera al Palasport di Roma, dove si è tenuto il terzo concerto del “Revelation Tour”, che proseguirà fino all'8 febbraio con altre nove date in Italia.

Un tour, prodotto dalla Barley Arts, caratterizzato dal biglietto nominale, uno strumento per contrastare l'odioso fenomeno del secondary ticketing, detto anche volgarmente "bagarinaggio online".

All'ingresso del Palasport, dove sono accorsi 6.000 spettatori, non abbiamo notato nessuna fila, segno che il biglietto nominale, quando si vuole, non provoca necessariamente intoppi o lunghi controlli, come paventato dai suoi agguerriti detrattori.

Mika ha dichiarato che voleva ripristinare in questo tour un senso di intimità e di connessione con il pubblico, non solo eliminando dalla scenografia i maxischermi, spesso fonte di distrazione, ma anche grazie a una passerella, con sette strisce di colore, che divide in due la platea, abbattendo così le barriere con i suoi fan.

La scenografia, che strizza l'occhio alla Pop Art e agli anni Ottanta, è formata dalle gigantografie dei suoi genitori da giovani, "i miei Adamo ed Eva", da King Kong e dal retro del David di Michelangelo.

Non un semplice concerto, quindi, ma una vera e propria narrazione, declinata attraverso le caratteristiche dei vari colori (che dividono il mood dello show in altrettante parti), sull'amore come unica Stella Polare della nostra vita, la fonte da cui scaturisce tutto, che riempie di senso e invera le nostre esistenze.

Il messaggio di Mika è semplice, ma al tempo stesso difficile da applicare: fare tutto per amore.

E proprio l'amore per la musica traspare dal suo live, in cui il cantante anglolibanese non si risparmia né fisicamente, con balli scatenati nei brani dance, né vocalmente, specie quando, verso la fine del concerto e dopo aver chiesto e ottenuto (non senza qualche difficoltà) il silenzio assoluto, ha cantato senza amplificazione una porzione significativa dell'intensa Happy Ending, riempiendo con la sua prodigiosa estensione l'intero Palasport di Roma, in un momento di grande comunione emotiva con i suoi fan.

La scaletta è stata costruita con grande sapienza, con una perfetta alternanza di emozioni: sono presenti tutti i suoi grandi successi, quelli che non possono proprio mancare in un live di Mika, ma anche una discreta rappresentanza del riuscito My Name Is Michael Holbrook, da cui ha eseguito Tiny Love, scelta anche come outro dello spettacolo, l'irresisitibile Ice Cream che ha aperto le danze, Dear Jealousy, Platform Ballerinas, Tomorrow (versione italiana di Domani) e l'emozionante Paloma, dedicata all'amata sorella, sopravvissuta a un terribile incidente.

Relax, Take it easy, una canzone pop perfetta nella sua alternanza tra registro medio e falsetto, scatena l'entusiasmo del Palasport, che canta a pieni polmoni anche il coro di The origin of love.

Un altro momento di grande coinvolgimento è l'irresistibile Big Girl, in cui Mika canta e balla in mezzo al pubblico, senza bodyguard a proteggerlo, stringendo un patto di fiducia con gli spettatori.

Tiny Love, eseguita su uno scenografico pianoforte che si eleva a diversi metri da terra, è un pezzo costruito benissimo e di grande impatto live, prima lento e poi incalzante, che ha echi beatlesiani e "queeniani".

Paloma, che mette in primo piano la voce e la chitarra acustica, è intima ed emozionante.

Davvero originale, quasi in stile jazz-western, la rielaborazione della maliziosa Lollipop, mentre nel finale Mika cala un tris tutto da ballare, con le hit Love Today, We Are Golden e Grace Kelly, che allentano definitivamente i freni inibitori del pubblico, ormai preda del ritmo.

L'artista si accomiata sulle note di Tiny Love, mentre il pubblico si diverte a giocare con degli enormi palloncini multicolor.

Mika si è confermato ancora una volta un performer eccellente, abilissimo negli scatenati brani dance quanto nelle ballad ricche di pathos, maturo e di grande comunicativa, che sa sempre come toccare le corde più profonde dei suoi fan.

La televisione, per ora, può attendere: Mika è tornato alla musica, l'ambiente a lui più congeniale.

La scaletta del concerto di Mika a Roma (27/11/2019)

Ice Cream
Dear Jealousy
Relax, Take It Easy
Origin of Love
Platform Ballerinas
Big Girl (You Are Beautiful)
Tiny Love
Underwater
Paloma
Tomorrow/Domani
Stardust
Lollipop
Good Guys
Happy Ending
Love Today
We Are Golden

Grace Kelly
Tiny Love (Reprise) / Stay High

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