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Mika: "Con il nuovo album mi metto a nudo. Per la prima volta"

Il cantautore anglo-libanese parla di "No Place in Heaven", un vero e proprio diario scritto a cuore aperto

Mika

Cristina Marinoni

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Più che Mika, si potrebbe dire che a firmare No Place in Heaven (Virgin/Emi/Universal Music) sia Michael Holbrook Penniman Jr. Non l'artista che si cela dietro uno pseudonimo ma l'uomo nato a Beirut nel 1983. Perché nel suo quarto cd, il cantautore naturalizzato britannico si racconta senza filtri come non era mai successo.

Perché ha deciso di mostrare chi è Mika-Michael?

"Per liberarmi da tante paure. Ogni cd ha rappresentato un passaggio importante nel mio percorso di vita. L'ultimo, The Origin of Love, è stato un punto di rottura, ha segnato un solco che mi ha permesso di cambiare e ripartire da zero e lavorare in totale libertà. Così è stato: il nuovo disco è il più trasparente e intimo che abbia pubblicato. Attraverso queste canzoni sono andato dritto al punto, senza giri di parole o metafore. Insomma, non mi nascondo più".

Cosa rivela di sé?

"Mi sono tolto un po' di pesi. Il titolo è l'esempio perfetto: non è una frase triste, al contrario, è gioiosa. Se troverò posto in paradiso, bene, altrimenti non c'è problema, io non voglio andarci a tutti i costi. Questa affermazione è pesante, sa? Va contro la cultura orientale con cui sono cresciuto, che è legata alla vergogna, al senso di colpa. La parte libanese che c'è in me include una buona dose di paranoia nell'affrontare le faccende personali, considerate volgari. Ora che sono riuscito ad abbattere il muro, esco dal guscio, finalmente".

Ha provato vergogna per quale motivo?

"Tanti. La sessualità su tutti. Buttare fuori la paura di come gestire una parte così determinante della mia identità è stato un passo importante. Torno al discorso della cultura: anche se la mia famiglia è libabese solo per metà, è sempre stato molto complicato aprire il mio mondo. Sia quando si è trattato di questioni profonde, come l'amore, sia banali".

I testi sono tutti autobiografici, allora.

"Sì. Ad esempio In All She Wants, la madre che sogna per il figlio una moglie, un buon lavoro e una posizione sociale, come nella tradizione più classica, è proprio la mia. Invece, altro che casa e nipoti: mia mamma si ritrova a organizzarmi il guardaroba per gli show. Si è trasformata in una zingara senza accorgersene!".

Da dove ha tratto ispirazione per i suoni, invece?

"Sono tornato alle mie origini, cioè a quella che secondo me è stata l'epoca d'oro del pop: le atmosfere magiche di Elton John Billy Joel e Carole King".

Il disco include due tracce in francese (L'amour Fait Ce Qu'il Veut e Boum Boum Boum, ndr): non ha pensato di comporre un pezzo in italiano, che ormai mastica benissimo?

"Ci ho provato ma i tentativi sono stati tutti bocciati: la pronucia è troppo difficile! Con il francese sono più avanti, lo parlo da una vita: mi ha aperto le porta all'italiano. Senza il francrese non avrei potuto impare la vostra lingua così velocemente".

Un'anticipazione sul tour (le prime tappe italiane: 23 luglio a Taormina e il 25 luglio a Cattolica, ndr)?

"La copertina del cd dà un'idea del progetto: mi sono ispirato al Futurismo italiano. Sarà uno show fatto a mano, nel senso che non ci saranno effetti speciali; nessun ledwall, per interderci. Mi piace sempre creare con la fantasia ma attraverso oggetti reali, che recupero dalla strada. Insieme al mio team sto realizzando i disegni, adoperiamo la carta: vedrete un concerto semplice, sobrio, ma spettacolare ed efficace".



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