70 anni di Mick Jagger: quel pomeriggio a Londra con Mister Rolling Stones

Memorie di un faccia a faccia con la storia del rock

Mick Jagger (Getty Images)

Gianni Poglio

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Non è alto come te lo aspetti Mick Jagger, però agli occhi appare come un gigante. Non sono i centimetri a definire la sua statura, ma quello che ha fatto in una vita straordinaria che oggi arriva alla settantesima tappa. Bob Dylan ci è già passato, ma imperterrito continua a macinare concerti. Incurante di quel 7, perché, per chi ci crede, l'arte non ha età. Ma torniamo a Sir Jagger...

Quello che state per leggere è avvenuto nel settembre del 2001, una settimana dopo l'attacco alle Torri Gemelle. Dopo un volo da Milano durato molto più del previsto (l'aereo ha volteggiato nei cieli di Londra per quasi un'ora prima dell'atterraggio) Il segretario di Mick, un principe delle formalità, apre al porta della sontuosa suite londinese nei dintorni di Chelsea: Mick è seduto su un divano di velluto. Si alza di scatto, sorride, porge la mano a chi scrive. 'Lo so volare in questi giorni è un fottuto incubo, mi dispiace per i disagi'. Aveva un disco solista in promozione in quel periodo (fu un flop colossale) Mick Jagger, un disco molto bello quanto sottovalutato. 'Posso versarle del caffè?' chiede prima di sottoporsi al rito delle domande. 

Era in radio da pochi giorni il singolo apripista di quel disco poco fortunato, Una canzone dal titolo emblematico: God gave me everything. 'Dio le ha ha dato proprio tutto oppure anche un Rolling Stone ha qualcosa da recriminare?' chiede il giornalista. Attimo di pausa: il re del rock riflette, poi allarga le braccia come a dire 'Più di così sarebbe difficile'. Poi, passa dai gesti alle parole: 'Se anche pensassi che non mi ha dato tutto, non lo direi. Non sono nella condizione di potermi lamentare. Se lo facessi mi prenderebbero per pazzo. Anche se...' Si ferma in tempo. 

Si parla di musica, di fan, persino di punk. 'A metà Settanta eravamo sulla lista nera. Per i ragazzi con la cresta eravamo il passato, la noia, la finta trasgressione. Volevano spazzarci via a parole. E sottolineo a parole, perché poi c'è anche la musica che ha una sua rilevanza. Oltre la rabbia, l'adrenalina, la voglia di cambiare il mondo ci sono le canzoni. E, senza una qualche abilità musicale, è difficile scrivere canzoni che abbiamo l'ambizione di durare. Noi siamo ancora qui' dice beffardo.

'Le canzoni, sono quelle che definiscono una carriera, molto più degli album nel loro complesso' gli dico per capire come la pensa al riguardo. 'Sì, l'arte della canzone è il centro del mio lavoro' spiega agitando le braccia. 'Le canzoni sono la colonna sonora della vita delle persone. E le persone si legano alle canzoni sulla base dei loro ricordi, del loro vissuto. Per alcuni, io e la mia band siamo Satisfaction. Non perché i pezzi dopo facessero schifo, ma perché quando erano giovani e belli ascoltavano Satisfaction. Ci sono fan che mi dicono You can't get always what you want mi ha cambiato la vita. Oppure, ho perso la verginità sulle note di Beast of Burden. Certo, esistono anche gli hardcore fan che seguono tutto quello che fai nel corso degli anni, ma per la maggior parte del pubblico tu sei una canzone e o se sei molto fortunato, come nel mio caso, una manciata di canzoni'. 

Seguono un secondo caffè, sempre cortesemente versato da lui, e un dettaglio sulla sua forma fisica 'Mi alleno tutti i giorni. Non potrei fare altrimenti. Corro e cammino avanti e indietro sul palco senza sosta. In media faccio dieci chilometri a sera...'. Buon compleanno Mick!

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