Max Pezzali, "Max 20", l'intervista

Una lunga chiacchierata con un mito della musica italiana. Un ventennale di carriera per una voce che non invecchierà mai. "L'universo (tranne noi)" ne è la più commovente dimostrazione

Alessandro Alicandri

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Siamo nel 2013 e Max Pezzali festeggia 20 anni di carriera. È cresciuto lui, siamo cresciuti insieme. Ascoltando il nuovo album "Max 20" pubblicato il 4 giugno 2013, "L'universo (tranne noi)" commuove al primo ascolto e al secondo ti rapisce totalmente. È successo anche a voi? Ne abbiamo parlato con lui.

Max, com'è nata la canzone?
"L'universo tranne noi è arrivata fuori tempo massimo. Il disco era già chiuso, anzi, più che chiuso. Ad un certo punto quella canzone è venuta all'improvviso, avevo una parte della strofa, un'idea della linea melodica, l'ho strimpellata con la chitarra. In 36 ore l'ho finita nel momento stesso in cui era già deciso che "Il presidente di tutto il mondo" sarebbe stato il singolo ideale per l'estate, abbiamo stravolto i piani. Era marzo e questa canzone, appena fatta sentire a chi di dovere, ha scavalcato i tempi discografici e le decisioni prese".

Anche la reazione del pubblico è stata straordinaria.
"Quando la senti cantare su Youtube dalle persone vuol dire che hai fatto qualcosa di davvero buono. È una sensazione che viene confermata quando le radio la ascoltano per la prima volta e la passano cento volte al giorno. Agli Mtv Awards di Firenze il pubblico la cantava come se l'avessi presentata 10 anni fa. È un'emozione grandiosa".

A questo punto la tua repulsione storica per i "lenti" è ormai alle spalle.
"È la grande contraddizione a cui spesso ti porta la vita. Sai perché non mi è mai piaciuto scrivere canzoni lente? Perché è un po' come andare dal dentista: farlo fa bene, ma quanta fatica c'è nell'affrontare quell'ostacolo? Autoanalizzarsi, tirare fuori quello che hai dentro, spesso è difficile. Hai paura che l'intimità che hai dentro possa diventare proprietà di altri. Poi quando senti cosa può muovere una canzone, solo lì capisci che ne vale la pena".

In queste settimane ti stai dedicando agli incontri con i fan in giro per l'Italia.
"Sì, e devo dire che è un'esperienza interessante perché hai un contatto diverso con le persone. Vedo coetanei di 40 anni e tanti ragazzi. È il segno che la tua musica non è più qualcosa che dipende da te, non la controlli più. Arriva a tutti, entra nella tradizione, nel repertorio classico delle persone".

La cosa che mi ha colpito del disco, più delle 14 collaborazioni, è che vengono definite fin dalla copertina "amichevoli". La tua carriera nasce da un'amicizia e sembra questo il tuo grande motore.
"Sono figlio unico e da sempre sono una persona che ha cercato di legare con tutti. Io ho bisogno degli altri per sentirmi vivo, nella vita privata e anche nella musica. Non amo i rapporti di interesse".

È ipotizzabile la pubblicazione di una cover come singolo? Nei social network alcuni di questi brani sono davvero gettonati.
"È vero e effettivamente ci sono alcuni pezzi come quello con Jovanotti che sono talmente particolari che fanno storia a se, ma è giusto che una canzone che in un modo o nell'altro ha già avuto il suo percorso, rimanga nel disco e basta. "Il presidente di tutto il mondo" potrebbe invece diventare un futuro singolo".

Dopo vent'anni è vietato sentirci solamente più vecchi?
"Vietatissimo. Oggi, con il mio lavoro, mi sento molto più a mio agio dei miei esordi. L'esperienza è un tesoro molto più importante di quello che si possa immaginare. Dopo 20 anni bisogna guardare al passato solo per capire da dove arrivi, perché questo è l'unico modo per darti lo slancio giusto, quello che fai verso il futuro".

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