Matteo Fedeli, uno Stradivari e le emozioni del pubblico

Il concertista che ha ridato vita a 25 straordinari violini si racconta

Il Maestro Matteo Fedeli in concerto. (ufficio stampa)

Micol De Pas

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Lo chiamano l’Uomo degli Stradivari. E non è certo un caso, perché il Maestro Matteo Fedeli, 41 anni e oltre 600 concerti all’attivo, si è posto un obiettivo: far conoscere il suono di quei meravigliosi violini a tutti. Alla gente: «Andare nei luoghi più familiari per le persone che non vanno abitualmente nelle sale da concerto», spiega, «Con un programma coinvolgente, capace di cancellare il pregiudizio secondo cui la musica classica è noiosa per definizione». E ha avuto ragione: nel giro di pochi anni ha messo a punto un programma molto ricco, seguito da un pbblico sempre più entusiasta, tra l’Italia e gli Stati Uniti. E lui, il Maestro, ha suonato 25 violini diversi, grazie a fondazioni, collezionisti privati e istituzioni.

Ora parte con un nuovo tour, che ha come protagonista il violino Bazzini 1715, che torna a suonare dopo 50 anni di silenzio. Si comincia il 22 ottobre, con Milano alla Società del Giardino per poi proseguire con altre cinque date.

«Il violino Bazzini è passato direttamente dalle mani di Antonio Bazzini, concertista e direttore del Conservatorio di Milano, a quelle di un collezionista, per poi arrivare, ai primi del 900 a quelle di un facoltoso ungherese che lo affidò alla violinista italiana Gioconda De Vito», racconta Matteo Fedeli. «Giunta all’apice del successo, la De Vito decise di abbandonare la musica e restituire il violino al legittimo proprietario. Da quel giorno del 1961, il violino non ha più suonato. Quando è arrivato a me, era ancora nella sua custodia originale, avvolto nel foulard in cui lo custodiva Gioconda De Vito».

E il suo suono?

«Spettacolare e unico. Addirittura questa estate l’ho suonato in una piccola chiesa di un paesino della Valle d’Aosta e un signore lo ha riconosciuto per averlo sentito a Parigi in una delle ultime esibizioni della De Vito. Ha unavoce chiara, cristallina, appartiene all’epoca migliore degli Stradivari».

Ogni violino è diverso?

«Ognuno ha la sua personalità, a seconda della forma, ma anche di chi l’ha suonato: il modo di usare l’archetto modifica il suono dello strumento. E poi, i legni: ogni essenza ha la sua voce, e a determinare il timbro – più caldo o più cristallino - ci sono la densità del legno, lo spessore e il punto in cui vengono posizionati i fori armonici. A guardare bene, non sono mai nello stesso punto…».

Come fa a trasmettere tutto questo al pubblico, durante un concerto?

«Ho studiato un format particolare, per uno spettacolo di circa un’ora e un quarto, pensato come un crescendo. Suono Mendelshon, Beethoven, Piazzolla... un repertorio classico, ma è la scelta dei singoli brani che è importante, così come la successione. In questo modo si mantiene sempre alta l’attenzione del pubblico. Che, superato lo scetticismo inziale, impara a fidarsi e, finalmente, a dare spazio alle emozioni. E allora il gioco è fatto».

Ma qual è il segreto?

«La sceta di questi strumenti. Vanno a toccare le corde dell’anima. Anche in platee difficili e molto eterogenee, la gente si emoziona».

Per esempio?

«Ho fatto una lezione-concerto a 300 bambini di una scuola elementare. Ero preoccupato, invece non hanno mai distolto l’attenzione e alla fine hanno chiesto il bis. Ma il successo vero è stato la sera successiva: avevo in cartellone un concerto in quella città e tutti e 300 i bambini che mi avevano ascoltato a scuola, hanno convinto i propri genitori a venirmi a sentire… insieme a loro. Ecco quanto è profondo il messaggio della musica».

 

L’uomo degli Stradivari in concerto:

 22 ottobre alla Società del Giardino di Milano

16 novembre al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano - Sala Verdi

29 novembre a Catania

7 dicembre a Firenze

12 dicembre a Palermo

14 dicembre a Varese

Informazioni: www.matteofedeli.it

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