Matteo Ceccarini: "Il mio disco ha il suono degli Abbey Road Studios"

Money Maker: un mix riuscito tra rock ed elettronica

Matteo Ceccarini agli Abbey Road Studios di Londra

Gianni Poglio

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La musica di Matteo Ceccarini ha un sound definito, disegnato e curato nei minimi dettagli, che attinge da svariati filoni della musica contemporanea. Money Maker, il suo mini album mescola sonorità indie, tradizione rock ed elettronica. Qui sotto l'intervista in cui racconta la sua esperienza negli studi di registrazione che hanno fatto la storia della musica moderna: gli Abbey Road Studios di Londra.

Iniziamo dal concetto che vuoi comunicare attraverso l'immagine di copertina.

'Devo dire che la cover incuriosisce molti… E’ una foto di Simone Falcetta (fotografo di moda) che ritrae una bambola che si è suicidata. Mi piaceva il colore un pò californiano indie alternativo, che richiama, con quelle cromie, il sound dei The Black Keys. Simbolicamente vuol dire varie cose, ha dei messaggi, ma esprimerli significherebbe condizionare le varie proiezioni che ognuno di noi avrebbe. Nel progetto anche l’estetica,l’oggetto, hanno un ruolo importante, con i messaggi che ne derivano'.

Perché hai scelto di reinterpretare un brano dei Black Keys e perché proprio Money Maker?

'Ho scelto di reinterpretare un brano dei The Black Keys, per vari motivi. Adoro quel sound colto, libero, estremamente indipendente e potente, loro sono un duo rivelazione del genere indie blues americano, hanno stupito tutti con l’intensità delle loro canzoni, sono la vera novità nella musica alternativa degli ultimi 5 anni. Il problema era che non era un sound suonabile nei locali, nei party, ballabile, quindi oggi, di condivisione in pochi ambiti. Per diffonderlo, renderlo accessibile, e suonarlo ai party l’ho rivisitato in chiave electro-rock. Ho scelto Money Maker perchè è un brano intenso, ironico, divertente'.

Com'è stato lavorare tra le mura degli Abbey Road Studios?

'Quando sono entrato ero emozionatissimo, felice, curioso, pieno di stupore, da quello studio sono usciti capolavori e colonne sonore che hanno segnato la storia della musica , Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, giusto per citarne alcuni, volevo che quell’emozione si riflettesse nel disco. Nella sala accanto c’erano 80 orchestrali che registravano le musiche della saga degli Hobbit, nelle pause li spiavo, era tutto così magico… Certi luoghi hanno un’energia molto forte, una chimica alchemica speciale, volevo che il progetto fosse immerso in quella meraviglia'.

Quali sono le band e gli artisti che hanno influenzato e influenzano la tua musica?

'Con il lavoro di ricerca che faccio è difficile rispondere a questa domanda. Mi influenzano Erik Satie, i Radiohead, Trentemoeller, i Dead Can Dance, Alexander Desplat, Ali Farka Tourè, Micheal Nyman, i Talking Heads, Nicolas Jaar, Philipp Glass, ho milioni di influenze che si mischiano nel mio fare musica, ascolto musica 8 ore al giorno da 25 anni'.

Raccontaci della versione in vinile di Money Maker.

'La musica non si vede... Ho voluto stampare una serie limitata di picture discs per lasciare un oggetto reale ai miei sostenitori. Oggi la musica non si tocca più con mano,non si vende piu fisicamente, è messa nei computers e nell’Ipods in quantità pazzesche, al kilo. La gente sente la musica senza nemmeno piu sapere cosa ascolta, i titoli delle canzoni, chi le canta o le suona. Riempiono le chiavette con giga di musica di cui non sanno nulla, nemmeno che artisti sono. Tutto questo impoverisce culturalmente, disincanta, mentre quest’arte deve incantare, rapire, farci sognare in ogni sua declinazione,anche nei dettagli. Ho voluto dare un ‘impronta anche materiale, terrena, fisica e pratica a questo progetto. Siamo qui, ci siamo. Occhio non vede, cuore non duole'.

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