Massimo Catalano, quanto ci manca il re dell'ovvio...

Era un ottimo musicista, ma tutti lo ricordavano per un altro motivo: la sua partecipazione a “Quelli della notte”, il programma cult di Renzo Arbore dove snocciolava le sue irresistibili banalità

Massimo Catalano in una foto di archivio (Credits: Sirio Mondadori)

Alberto Rivaroli

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Fingeva di essere banale, ma era originalissimo. E, recitando la parte dello snob un po' ridicolo, in realtà sfotteva ferocemente l'Italia delle frasi fatte e dei luoghi comuni. Non a caso, a lanciare Massimo Catalano davanti alle telecamere, era stato il numero uno del Reparto Genialità Catodica, il mai abbastanza osannato Renzo Arbore.

Era stato lui a volere il jazzista viveur (scomparso pochi giorni fa a 77 anni) nel meraviglioso serraglio di Quelli della notte, il programma nato nel 1985 che, da allora, tanti hanno vanamente imitato e nessuno è riuscito neppure a sfiorare. Più che un articolo, ci vorrebbe un instant book per raccontare la magia e lo spasso di quelle (seconde) serate passate davanti al teleschermo a sbellicarsi dalle risate. Più che uno show, era un concentrato di humor surreale e travolgente di cui Max, come lo chiamavano, è stato uno dei protagonisti più incisivi. In uno studio popolato da una cricca di fuori di testa (dal frate Nino Frassica al venditore di pedalò Maurizio Ferrini, fino al filosofo Luciano Pazzaglia) Catalano si era scelto un compito ben preciso: distillare banalità sconcertanti, come: «Meglio lavorare poco e fare tante vacanze, che stare sempre in ufficio e non andare mai da nessuna parte». Pillole di saggezza, sciorinate come se si trattasse di rivelazioni sconvolgenti, che in poche settimane lo trasformano nel re dell'ovvio.

Forse neppure lui, che il successo già lo aveva conosciuto molti anni prima (quando nei 60's faceva parte del complesso I Flippers e vendeva dischi a palate) si aspettava un trionfo simile: non solo diventa un divo televisivo ma ispira un neologismo destinato a durare nel tempo: per irridere una frase banale fino al ridicolo, infatti, si parlerà per anni di “catalanata”.

Sembrano tempi lontanissimi, anche perché dopo quell'exploit Max torna alla musica e alla sua vita di sempre, evitando come il suo mentore la tentazione di svendersi tra consigli per gli acquisti e patetiche comparsate a gettone. Forse anche per questo la notizia della sua morte non ha fatto rimpiangere soltanto la sua ironia elegante e un po' retro, ma la trasmissione nella quale l'aveva elargita a piene mani.

Attenti, però: dietro il tono bonario si nascondeva il sarcasmo degli eletti. Sì, perché quello che lui diceva per scherzo tanti lo ripetevano sul serio, con la stessa aria assorta che Catalano canzonava in tv. Forse esagero, ma ho l'impressione che anche oggi siano in pochi quelli che potrebbero scagliare la prima pietra. Sicuri di non aver mai detto che, quando hai sete, non c'è niente meglio dell'acqua? O che, più del caldo, quello che fa soffrire è l'umidità? Se è così, beati voi. In caso contrario, confessatelo: ogni volta che finite la frase, vi sembra di sentirvi addosso il sorrisetto sardonico di un galantuomo, che non dice una parola ma vi fa sentire un po' più stupidi. Il grande Max.

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