Musica

Marvin Gaye: l’"uomo tormentato" del soul avrebbe 80 anni

Il cantante di Washington, ucciso dal padre a colpi di pistola, è autore dei capolavori "What’s Going On" e "Let’s Get It On"

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Gabriele Antonucci

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Mentre la critica musicale celebra periodicamente i grandi del rock, troppo spesso si dimentica o non presta sufficiente attenzione ai giganti della black music.

Categoria in cui ha un ruolo di primo piano Marvin Gaye, che oggi avrebbe compiuto 80 anni, una delle più belle voci maschili di sempre, da alcuni considerato il “Frank Sinatra nero” per la sua innata eleganza.

Un uomo affascinante e tormentato, dotato di un talento pari alla sua fragilità, figura tra le più complesse e seducenti della storia della soul music per la sua anima divisa in due.

Trouble Man, oltre ad essere uno dei suoi album più belli, è la definizione più calzante del suo carattere.

La difficile infanzia

Nato il 2 aprile 1939 nei bassifondi di Washington, Marvin subì da piccolo gli abusi del padre, pastore della Church of God, un piccolo gruppo distaccato della confessione religiosa degli Avventisti del Settimo Giorno.

Una vera e propria setta che, prendendo in prestito alcuni elementi dalla comunità cattolica e altri da quella anglicana e ortodossa, non celebrava alcun tipo di festività.

Gaye iniziò a cantare gospel in chiesa, dove prese anche lezioni di pianoforte e percussioni.

Marvin Pentz Gay Jr. fece aggiungere una “E” finale perché quel cognome così ambiguo gli creava un doppio imbarazzo, anche perché Marvin Senior, con il quale aveva un rapporto burrascoso, era probabilmente omosessuale (ispirandogli anni dopo la canzone Save The Children).

Mentre Aretha Franklin era in cerca del rispetto del violento marito Ted White, a cui dedicò Think e Chain Of Fools, Gaye cercò per tutta la vita il rispetto del padre attraverso la sua carriera di artista.

Il debutto come batterista alla Motown

Marvin fu ingaggiato dalla Motown come batterista per le Supremes e solo grazie al matrimonio con la sorella del patron dell'etichetta Berry Gordy, Anna, di 18 anni più grande di lui, ebbe la possibilità di incidere canzoni come solista.

Pride and Joy, dedicata alla moglie, Stubborn Kind Of Fella e Baby Don’t You Do It ebbero buon successo, ma niente di paragonabile rispetto ai fortunatissimi duetti con Tammi Terrell, con cui trovò un’intesa umana e artistica perfetta: basti citare Ain’t No Mountain High Enough, Ain't Nothing Like the Real Thing, You're all I need to get by, The Onion Song e Your Precious Love.

Canzoni che hanno fatto innamorare e sognare almeno due generazioni di ascoltatori.

La morte di Tammi Terrell 

Il 14 ottobre 1967, durante un concerto promozionale del loro primo album United, Tammi Terrell cadde priva di coscienza tra le sue braccia a causa di quello che tutti speravano fosse un semplice malore.

La diagnosi fu terribile: tumore maligno al cervello.

La Motown fu costretta a trovare una nuova partner a Marvin Gaye, che considerava una voce perfetta per i duetti, accostandogli prima Mary Wells e Kim Weston, ma la magia che si era creata con Tammi non si ripeterà mai più.

Quando Tammi Terrell morì il 16 marzo 1970, ad un mese dal compimento dei 25 anni, Gaye cadde in una forte depressione.

Un dolore quasi insostenibile, che lo costrinse a fare i conti con la realtà intorno a lui, assai più prosaica rispetto allo zuccheroso romanticismo delle canzoni della Motown, riflettendo per mesi sulla guerra in Vietnam, da dove era da poco tornato suo fratello Frank, sui problemi dell'ambiente e sul suo difficile rapporto Dio.

Il capolavoro What’s Going On

Il risultato fu uno dei concept album più importanti del Novecento, il capolavoro What’s Going On, inizialmente avversato da Barry Gordy perché ritenuto “non commerciale”.

Gaye mise alle strette il patron della Motown: se Gordy non avesse pubblicato l’album così com’era, lasciandogli la più totale libertà artistica, il cantante si sarebbe ritirato dalla musica per sempre.

Per sua e per nostra fortuna, Gordy acconsentì alla pubblicazione nel 1971.

Il disco, già a partire dalla copertina, mostra l’evidente cambiamento di mood.

Un uomo avvolto in un impermeabile, sotto la pioggia battente, con lo sguardo rivolto verso il cielo, si chiede: “Che cosa sta succedendo?”.

L’inizio dell’album, con alcune voci confuse da cui si emerge il suono di un sax che ha il calore di quello di Lester Young, ci conduce, a partire dalla magnifica title track, in un viaggio musicale di sovrumana bellezza, tra jazz astratto e soul, con cori (sovraincisi dallo stesso Gaye) che sembrano provenire da una dimensione ultraterrena.

Le nove canzoni che formano What’s Going On, concatenate l’una con l’altra, affrontano temi cruciali come la guerra del Vietnam, l’abuso di droga, la dura vita del ghetto, il futuro dei bambini e dell’ambiente, la fede in Dio.

L’album, a dispetto delle fosche previsioni di Gordy, fu un clamoroso  successo di pubblico e di critica, mettendo entrambi d’accordo sulla sua eccezionalità.

La sensualità di Let’s get It On

Dopo aver inciso la colonna sonora di Trouble Man nel 1972, all’insegna della blaxploitation allora molto in voga, Gaye stupì tutti con l'album Let’s get It On, una gioiosa celebrazione del sesso e dell’amore sensuale, ispirato dalla bruciante passione per la diciasettenne Janis Hunter, figlia dell'icona jazz Slim Gaillard, che diventerà la sua seconda moglie.

Dalla loro relazione nasceranno i figli Nona e Frankie Christian.

Let's Get It On fu l'album di Marvin Gaye più venduto durante la sua vita, sorpassando perfino What's Going On.  Il singolo omonimo è stato il suo singolo del periodo Motown più venduto, superando perfino I Heard It Through the Grapevine del 1969.

I Want You e Here My Dear

Ecellente anche il successivo I Want You del 1976, sempre all’insegna di una raffinta sensualità, senza bissare però i risultati di Let’s get It On.

Nel 1977 Marvin Gaye ha dimostrato con Got To Give It Up, cantata in falsetto, di padroneggiare anche il disco-funk che in quel periodo spopolava nelle discoteche, dopo il successo de La febbre del Sabato Sera.

La canzone raggiunse il numero uno nelle classifiche pop, R&B e dance, lanciando le vendite dell'album Live at the London Palladium, che superò due milioni di copie.

Nel 1978 il cantante divorziò da Anna Gordy, acconsentendo a versare parte dei suoi guadagni sul futuro album come alimenti all'ex moglie.

Il risultato fu il flop commericale dell'album Here, My Dear del 1978, che racconta con sincerità disarmante, nei minimi dettagli, i travagli del suo matrimonio, tanto che Anna Gordy fu tentata di denunciare l’ex marito per violazione della privacy.

L'esilio in Europa e la tragica morte

Gli anni seguenti furono i peggiori per Gaye: schiavo della cocaina, braccato dal fisco e dalle due ex mogli, si traferì prima a Londra e a Ostenda, per poi tornare a Los Angeles, costretto a condividere la stessa casa con il padre alcolizzato.

L’insperato successo di Midnight Love del 1982, contenente l’hit single Sexual Healing, fece guadagnare a Gaye i suoi primi due Grammy Award nel febbraio 1983.

Sembrava che, dopo tanto buio, fosse tornata la luce.

Il primo aprile 1984, dopo mesi di litigi furibondi, Marvin provocò volutamente l’instabile genitore, che lo uccise a colpi di pistola.

Gaye avrebbe compiuto 45 anni il giorno dopo.

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