Musica

Marshmello, il deejay superstar rimasto un signor nessuno

Ha fatto voto di anonimato, per trasformarsi in un brand. La sua identità non è nota, ma le voci si sprecano. Ritratto del nuovo Re Mida della dance

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Marco Morello

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Nel suo video più celebre interpreta un adolescente preso in giro dai compagni di classe perché diverso, impacciato, introverso: «Sono così solo. Niente mi fa sentire a casa» ripete in modo martellante il testo della canzone. Ma un’amica scopre per caso il suo talento da deejay, lui diventa popolare e fa ballare l’intera scuola, dai bulli al bidello. Il brano s’intitola «Alone» (solo, per l’appunto) e anche su YouTube sta trovando il suo antidoto alla malinconia: un enorme, affollato pubblico di oltre 850 milioni di spettatori.

Nell’Olimpo della dance

Tutta la corsa al successo di Marshmello è una storia a lieto fine: fino a un paio d’anni fa era un perfetto sconosciuto che remixava pezzi altrui e li postava gratis su internet, oggi è tra i fenomeni da console più quotati e richiesti, con 170 show all’attivo e 21 milioni di dollari incassati nel 2017 secondo Forbes. Ha guadagnato l’ingresso nella graduatoria dei primi dieci deejay al mondo sulla rivista Dj Mag, la bibbia della dance, con un balzo in avanti di ben diciotto posizioni; colleziona collaborazioni di altissima classifica con nomi di primo piano, dai cantanti Khalid e Selena Gomez ai colleghi Zedd e Skrillex.

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Marshmello nel video di "Alone"

Uno, nessuno

A rendere così famoso Marshmello, la sua decisione di rimanere nessuno: sul palco, sui social network, durante qualsiasi apparizione ufficiale, indossa una maschera a forma di cilindro di zucchero con un larghissimo sorriso stampato sotto i fori per gli occhi. Ricorda un marshmallow, dessert iconico in America, a cui deve, storpiato appena, il nome d’arte. Un espediente, come evidenza il magazine di musica Billboard che gli ha da poco dedicato la copertina, per emergere, essere subito riconoscibile nel club ristretto dei deejay superstar, per la quasi totalità maschi bianchi abbastanza sovrapponibili per look e stile. Un voto di radicale anonimato che evolve in segno distintivo, marchio di fabbrica, come già accaduto ad alcuni supereroi velati della pista, dai Daft Punk a Deadmau5. O come in Italia sta facendo il cantante napoletano Liberato, che affronta il microfono nascosto in cappuccio e conquista il tutto esaurito a ogni esibizione.

Strategia in console

Presenza scenica da trascinatore mescolata a un talento benedetto da ritmi furbi che si ancorano alle orecchie al primo ascolto, Marshmello raccoglie i frutti di una straordinaria operazione di marketing ben studiata a tavolino. A partire dalla scelta di quella maschera innocua da caramella gigante, che rassicura i genitori mentre ingolosisce i ragazzini (circa il 20 per cento dei suoi fedelissimi, la «Mellogang», è di under 12: parola del manager). L’ipotesi iniziale era un panda imbronciato, decisamente meno mieloso. Fino al metodo reiterato con frequenza scientifica per lanciare al decollo la carriera: non legarsi a una singola etichetta, cedere gratuitamente i suoi pezzi a youtuber famosi per inserirli nei loro video, ottenendo in cambio menzioni, visibilità, apparizioni.

Marshmello, Christopher Marshmello

La strategia ha pagato, l’alone di mistero che circonda la sua figura permane, anzi si rinforza con interviste dosate con il misurino, in cui si limita ad annuire, alzare o abbassare il pollice, scarabocchiare le risposte su un cartello. Eppure, tra popolo della notte e addetti ai lavori, non ci sono troppi dubbi circa la sua reale identità: all’anagrafe sarebbe Christopher Comstock, 26 anni, a sua volta disc jockey con lo pseudonimo di Dotcom. Nessuna conferma ufficiale, tanti indizi: Comstock riceverebbe i diritti musicali delle produzioni di Marshmello, come scoperto e dimostrato da Forbes; i due avrebbero lo stesso tatuaggio su una coscia, oltre alla medesima fisionomia (i fan sfegatati sono arrivati a confrontare persino la linea delle mani); si contano vari lapsus di amici celebri, davanti ai giornalisti e sui social network. Non ancora abbastanza per far sbottonare l’entourage del nuovo re della console, che continua a riempire la sua agenda di date del 2018 tra Las Vegas e i festival di mezzo pianeta, mentre si accumulano i profitti del merchandising: magliette, berretti, felpe, tutti con il logo del sorriso zuccheroso di Marshmello. Che ha rinunciato al suo volto per diventare il contrario della solitudine. Per trasformarsi, con addosso una maschera, in un brand di massa.

Questo articolo è stato pubblicato su Panorama numero 23 del 24 maggio 2018 con il titolo “Provate a scartarmi, adesso”.

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