Musica

Mark Knopfler: standing ovation a Roma - La recensione

L’ex Dire Straits ha incantato il pubblico dell’Auditorium con i suoi successi

Mark Knopfler

Gabriele Antonucci

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Poche band sono riuscite, negli anni Ottanta, a coniugare qualità e successo commerciale come i Dire Straits.

Guidati dalla scintillante Stratocaster di Mark Knopfler, la band inglese ha saputo sviluppare, fin dagli esordi nel 1977, uno stile personale e riconoscibile tra rock, blues e pop, esaltato da testi di grande spessore cantati con voce “dylaniana”, quasi a sottolineare la forza del messaggio.

Al pari di altri big della chitarra come Jimi Hendrix, Eric Clapton, B.B.King e Carlos Santana, anche Knopfler ha creato uno stile unico di suonare la chitarra elettrica, che rende i suoi assoli immediatamente riconoscibili. L’ex chitarrista dei Dire Straits ha sempre suonato la sua inseparabile Stratocaster con i polpastrelli di pollice, indice e medio, senza utilizzare il plettro. Il risultato è un suono pulitissimo e di grande lirismo, basti ascoltare gli incredibili assoli alla fine di Tunnel of love e di Sultans of swing.

Il chitarrista scozzese, soprannominato “l’uomo tranquillo del rock” per il suo atteggiamento rilassato sul palco, ha sempre avuto come punto di riferimento artistico il grande Chet Atkins, con il quale ha anche collaborato. La leggenda del country ha detto di lui: “Mark è uno dei migliori chitarristi in circolazione. Lui non lo pensa, ma è così”.

Probabilmente l’avranno pensato ieri sera gli oltre 3.500 spettatori accorsi alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma,  seconda tappa del minitour italiano dell’ex Dire Straits che stasera si concluderà al Lucca Summer Festival.

Chitarrista, cantautore, produttore, compositore, insegnante, tre dottorati honoris causa in musica, Knopfler conquista per la semplicità e per la nonchalance con la quale regala poesia e magia sul palco, spaziando con naturalezza dal blues al rock, dal folk fino alle sonorità irlandesi.

Per il tour di Tracker, ottavo album della sua carriera solista, il chitarrista è accompagnato da una band di sette elementi formata da Guy Fletcher alle tastiere, Richard Bennett alla chitarra, Jim Cox al piano, Mick McGoldrick ai fiati e flauto, John Mc Cusker al violino e mandolino, Glenn Worf al basso e Ian Thomas alla batteria.

“È come essere capitano di una piccola nave che si gode la vita on the road con il suo equipaggio”, ha sottolineato Knopfler a proposito del suo affiatato gruppo, con il quale si scambia spesso, nel corso del concerto, occhiate di intesa e sorrisi.

L’ingresso degli artisti è introdotto da un pittoresco presentatore con la camicia dell’Union Jack, quasi nello stile roboante degli incontri di boxe.

L’inizio del concerto è affidato a Broken Bones, estratto dal recente Tracker, che si fa apprezzare per le sue influenze funky alla Average White Band.

La successiva Corned Beef City, nome in slang inglese per indicare la città di Dagenham, racconta i dubbi interiori e i travagli di un working class man degli anni Trenta a rischio licenziamento, all’interno di una scintillante cornice di blues elettrificato.

“Tutto ok? –chiede MK al pubblico entusiasta- Che bello tornare a Roma, è fantastico! Visto che siamo in una città ricca di storia, suonerò qualcosa di storico”.

Bastano le prime battute di Privateering, title track del convincente doppio album del 2012,  per far scattare il primo boato della serata, con il pubblico che scandisce il tempo della canzone attraverso il battito di mani, mentre il violino e la fisarmonica regalano grandi suggestioni al brano.

Father and Son e Hill Farmer's Blues sono concatenate come una suite, che rivela ancora una volta il suono cristallino della sei corde dell’ex Dire Straits.

Il piano di Jim Cox e il sax di Nigel Hitchcock introducono il capolavoro Romeo and Juliet, suonato a una velocità minore del solito, nel quale la Stratocaster rossa e bianca incanta il pubblico dell’Auditorium, che al termine dell’esecuzione gli tributa un’inaspettata standing ovation.

Entusiasmo alle stelle con un’altra gemma del repertorio dei Dire Straits, l’iconica Sultans of swing, un brano che almeno una volta nella vita andrebbe ascoltato dal vivo.

Seconda standing ovation consecutiva che provoca un timido sorriso a Knopfler, che forse non si aspettava un’accoglienza così calorosa e rumorosa dal pubblico romano in un concerto per palati fini.

La serata potrebbe quasi finire qua e si uscirebbe comunque soddisfatti, nonostante l’esecuzione un po’ compassata di alcuni brani, invece le percussioni e il romantico sax di Your latest trick, malinconica ballad di sapore dylaniano, fanno volare la mente indietro di trent’anni, anno 1985, quando fu pubblicato l’album-capolavoro Brothers in arms.

Al termine del brano Knopfler presenta in modo lungo e referenziato tutti i suoi musicisti, dimostrando così che per lui non sono dei semplici turnisti, ma dei veri e propri compagni di viaggio con i quali ha grande complicità, oltre che evidente stima.

Marbletown e Speedway at Nazareth confermano la fascinazione dell'artista per le atmosfere e per le sonorità celtiche.

La monumentale Telegraph Road fa scattare la corsa degli spettatori della platea sotto al palco, in modo da poter ammirare da vicino il loro beniamino, che guarda tra il divertito e il preoccupato il muro umano di fan che si è formato davanti a lui.

La band saluta  e si ritira per una manciata di minuti nei camerini, giusto il tempo di tirare un po’ il fiato prima di rientrare per gli attesi bis.

La spensierata So far away, la recente Wherever I go e l’epica Going Home: Theme from Local Hero chiudono nel migliore dei modi una serata di grande musica, con un riuscito mix tra brani recenti e successi sia solisti che dei Dire Straits.

Se stasera siete dalle parti di Lucca, non perdetevi il concerto in Piazza Napoleone di questo autentico monumento del rock, un artista che, come dimostra la freschezza del recente Tracker, non guarda al passato, ma che è in continua evoluzione.

La scaletta del concerto

Broken Bones
Corned Beef City
Privateering
Father and Son
Hill Farmer's Blues
Romeo and Juliet
(Dire Straits song)
Sultans of Swing
(Dire Straits song)
Your Latest Trick
(Dire Straits song)
Postcards from Paraguay
Marbletown
Speedway at Nazareth
Telegraph Road
(Dire Straits song)
Encore:
So Far Away
(Dire Straits song)
Going Home: Theme from Local Hero

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