Mario Biondi: la recensione di Sun

Funky, disco, jazz e tanta classe. Il 10 maggio concerto straordinario alla Royal Albert Hall di Londra

Mario Biondi

Mario Biondi – Credits: foto Harari da ufficio stampa Sony

Tony Romano

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Si intitola Sun, come il sole di quella Sicilia, crocevia di scambi e di culture, che riscalda il cuore di chi questa terra la vive o l’ha vissuta anche una volta sola, portando con se i suoi suoni, i colori ed i sapori. Stiamo parlando del nuovo album del crooner catanese Mario Biondi, un disco solare, caldo come la sua voce inconfondibile, un viaggio tra sonorità soul e funky durato quasi due anni tra Milano, Los Angeles, New York e Londra. Il disco uscito il 29 gennaio è già schizzato sul gradino più alto del podio, entrando direttamente al primo posto della classifica ufficiale degli album più venduti della settimana.

Sun è un disco solare, che celebra la vita e lo si capisce già dalle prime note del simpaticissimo intro dove sotto un tappeto di fiati e piano Rhodes, una voce introduce l’artista come se si trattasse di un jingle d’ingresso in uno show americano. L’inizio scintillante è affidato a Shine on, un brano splendido che grazie anche agli archi arrangiati dal grandissimo Simon Hale, (già arrangiatore per Jamiroquai, Incognito e Bjork solo per citarne un paio)  ci riporta indietro alle sonorità anni 70 della Salsoul Orchestra e di quel Philadelphia Soul. Come to me è un bel valzerone jazz dalla sonorità noir  e polverosa che nasconde al suo interno un ottimo solo di pianoforte.

What have you done to me sembra provenire direttamente dallo Studio 54, la mitica discoteca di New York dove la disco music divenne leggenda. Sun è un disco pieno di collaborazioni illustri e in Never stop troviamo Omar, uno dei più acclamati cantanti della scena nu-soul inglese. In Deep space invece è la volta di un altro fenomeno del funky soul britannico, Mr. James Taylor del famoso quartet che impreziosisce il brano con il suo fidato organo Hammond regalandoci uno splendido assolo. Catch the sunshine vede invece la presenza di Leon Ware, cantautore e produttore statunitense, noto anche per aver scritto nel 1972 un brano per il giovanissimo Michael Jackson, I wanna be where you are. Una delle novità di questo album è la presenza di un brano interamente in italiano, La voglia, la pazzia l’idea, che ricorda solo nel titolo il celebre successo di Ornella Vanoni e che il cantante avrebbe dovuto portare a Sanremo. Altro super ospite di questo fantastico Sun, è Al Jarreau che canta in Light to the world, ottimo brano che ricrea atmosfere delicate e di grande impatto.

Verso la fine troviamo un classicissimo ‘lentone’ da ballare a luci soffuse, I can’t read your mind. Il disco si chiude con l’ultimo attesissimo special guest, che vede insieme due mostri sacri come gli Incognito e Chaka Khan. Il brano scelto è Lowdown, vecchio successo scritto nel 1976 da Boz Scaggs e riproposto qui in maniera eccelsa. Il 10 maggio, Mario Biondi salirà sul palco della prestigiosa Royal Albert Hall per un grande concerto evento dove presenterà il suo disco Sun, in anteprima mondiale interpretando insieme agli Incognito tutti i suoi più grandi successi. Alla serata parteciperanno inoltre Omar, James Taylor e Jim Mullen.

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