Gianni Poglio

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Il bello dei Marillion nel 2016 è che non devono dimostrare niente a nessuno e nemmeno cercare con ogni mezzo di avere un singolo in radio. Fuck Everyone and Run è infatti per lo più composto da tre grandi suite divise in sottocapitoli: El Dorado, The Leavers e The New Kings, tutte pervase da contenuti politici e testi fortemente critici nei confronti del tempo che stiamo vivendo.

Sul piano strettamente musicale Fear è a tutti gli effetti un album Prog Rock con qualche venatura pop (vedi Living in fear).

I brani sono dilatati, di ampio respiro, con suoni di chitarra (a cura di Steve Rothery) e keyboards (Mark Kelly) che rimandano per l'appunto alla miglior tradizione progressive.

Si avvertono a tratti i Pink Floyd, i Van Der Graaf Generator e persino i Marillion della prima era con Fish alla voce. Detto questo, nell'ambito della discografia della band inglese, Fear è sicuramente uno dei momenti più alti ed ispirati. Per qualità delle canzoni ma anche delle singole performance di muscisti che macinano dischi e tour da quarant'anni.

Merito di una formula musicale senza compromessi e di un vocalist, Steve Hogarth, incisivo ma mai debordante. Da ascoltare più volte. Ne vale la pena...

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