Del #MengoniLive2016 è già stato detto tanto. Delle nuove tecnologie che sono presenti sul palcoscenico, del fatto che la produzione internazionale 2.0 che sta alla base di questo show siano difficili da trovare nel nostro Paese, del momento in cui Mengoni riesce a spostarsi continuamente da uno stage all'altro. Ma quello su cui forse non abbiamo riflettuto abbastanza a lungo è il fatto che il #MengoniLive2016 rivoluziona il concetto di pubblico.

Sì, è proprio così. Che tu sia un fan della prima ora (e, quindi, continui a twittare chiedendo a Mengoni che inserisca anche Credimi ancora nella setlist) o che tu conosca Mengoni solo di nome, se sei lì, in quel palazzetto, in quelle due ore abbondanti di live non puoi restare passivo, seduto ad applaudire di tanto in tanto. Tutte le tecnologie presenti nello show non sono capricci di Mengoni per "assomigliare" agli artisti di caratura internazionale, ma forse è proprio da queste icone che ha imparato una cosa: il concerto non dev'essere un momento in cui si dimostra qualcosa a qualcuno. È condivisione estrema di ciò che si canta (e, quindi, di ciò che si ha vissuto e si vive) con tutti. Un tentativo di abbraccio a tutti, uno per ognuno.

Così, il fatto che in alcuni momenti dello show Mengoni chieda di aprire l'app "Marco Mengoni" (una delle idee più geniali di tutte) per accedere all'area "Live", diventa un ulteriore modo per avvicinare il pubblico a sè, per dare a ognuno la responsabilità e la (piacevole) possibilità di contribuire a un momento importante del concerto. Con i propri telefonini, infatti, accedendo all'app ufficiale del cantante, si poteva creare un'atmosfera unica, con gli smartphone che - a tempo con la musica - realizzano una bellissima coreografia di luci, come avviene in Mai e per sempre.


Il live si apre con Ti ho voluto bene veramente. Un inizio davvero forte. Poi Non me ne accorgo, Nemmeno un grammo e la nuova hit Parole in circolo. Come già detto, lo show si svolge su due palchi differenti: quello principale (dove Mengoni resta per la maggior parte del live) e un palco circolare, in mezzo al parterre. Ogni brano ha un'attenzione particolare per la parte visual e per il concetto che si vuole veicolare. Per questo motivo, il palco si trasforma, così come si trasforma lo stesso Mengoni durante il concerto.

Esseri umani (brano che Mengoni canta seduto su una poltrona appesa in aria) è introdotta da un emozionante video in cui il cantante legge una sorta di "Credo" laico: "Credo nel dovere di ciascuno e credo nei diritti uguali per tutti. [...] Credo in chi lotta per i diritti degli altri. [...] Credo in chi ha perso la vita pur di non perdere le parole, credo nella storia che dovrebbe insegnare a tutti di non ripetere gli stessi errori. Credo nella famiglia, quella da cui tornare ferito per cercare conforto. Quella che non ti giudica, che ti abbraccia quando sei triste, che ti nutre quando hai fame, che ti copre quando hai freddo. Credo che questa sia l'unica definizione di famiglia possibile". 

Su #prontoacorrere, invece, un'altra sorpresa per i fan. Mengoni canta sospeso sopra al palco arriva dal mainstage al piccolo palco in mezzo al parterre, dove poi propone un momento davvero intimo. Forse il più emozionante dell'intero live: Mai e per sempre e In un giorno qualunque, accompagnato solo dalla chitarra, in mezzo alla gente, perchè per condividere un momento - a volte - basta sussurrare. Basta accarezzarsi con le parole.


Manca poco alla fine del concerto. Un Mengoni inedito con I got the fear e Freedom (vero capolavoro). Infine, un'intensa Non passerai, l'ultimo singolo Solo due satelliti (scritto per lui da Giuliano Sangiorgi), L'essenziale e La Valle dei Re. Unico appunto da fare: verso la fine del live sembra che venga a mancare un po' di ritmo. Per fortuna, arriva la bellezza di Io ti aspetto (che live è sempre sconvolgente) che - con un'esplosione di coriandoli - sancisce che siamo arrivati alla fine del concerto.

C'è tempo per un ultimo saluto. Quello con Guerriero. Perchè chi lotta, sa come salutarsi. 

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