Marco Mengoni, "Essenziale Tour 2013", la recensione

Mentre il mondo cade a pezzi, il vincitore di Sanremo 2013 compone uno spazio fatto di musica. Con i piedi ben piantati a terra, la star di X Factor ha deciso di restare, con professionalità e follia

Alessandro Alicandri

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«Il tuo esercito è sempre con te. GRAZIE». Quando l'8 maggio 2013 al Teatro Arcimboldi fai un vero sold out, le urla di accoglienza (è inevitabile) sono ancora più forti. E questa frase, ripetuta per ogni fan presente in teatro con un foglio A4, è diventata un messaggio d'amore collettivo. Uno di quelli che non ti lasciano nemmeno nei momenti più difficili e che consolidano un rapporto quando le cose vanno meglio. Meglio di quanto sia mai successo in questi 4 anni di carriera.

Nel "Re Matto" ci aveva colpito per le sue cover. L'abbiamo lasciato dentro un palazzetto e 8 mila persone, in bilico con un album dove l'individualità, il giocare con il proprio successo con la sperimentazione, stavano in uno spazio troppo grande per sentirlo davvero vicino. Oggi spariglia di nuovo le carte e sceglie la condivisione, quella vera, quella faccia a faccia. «Sarò pronto a correre, con voi», canta appena arrivato sul palco. E non ci sta prendendo in giro, non è mai stato così serio.

Per Marco Mengoni la parola "condivisione" è raccontare al pubblico le sue emozioni, quelle di un ragazzo che fatica a aprirsi se non in modo un po' sconnesso come abbiamo imparato a amarlo. E poi ha cantato tanto, ha cantato l'intero nuovo album (e non solo, per un totale di 24 canzoni) dando tutto se stesso.

La scenografia abbandona le irregolarità del passato (ricordate gli striscioni fatti da lui con le bombolette?) e si arriva a un palco tecnologico fatto di 9 colonne luminose la band di cinque elementi distribuita su più livelli del palco. L'atmosfera è quella di un prodotto da esportazione.

Elegantissimo come a Sanremo, pianta i piedi al centro del palco (gesto molto simbolico) e non si sposta per quasi tutta la prima parte del concerto. Canta con un controllo, con un senso dello spettacolo che arriva a un livello mai visto. Si diverte tanto, si veste di viola contro ogni regola scaramantica, cambia la scaletta inizialmente prevista a poche ore dallo show. È una mina impazzita rivestita di professionalità.

I punti più alti del live arrivano nella seconda parte, quando canta "La valle dei re", "Come ti senti" e poi "Solo". Stravolge qualche arrangiamento (su questo ci sono correnti di pensiero opposte, ma possiamo chiedere a Mengoni di fare sempre il disco come stampato? No) e chiude con due pezzi straordinari: "L'essenziale", il brano che gli ha fatto vincere Sanremo 2013 e la ancora poco conosciuta e nuova "Una parola", dove smette gli abiti eleganti e arriva in maglietta e jeans per darci quel tocco dance che Marco, ci è noto dai tempi di "Stanco (Deeper Inside)", sa gestire molto bene. L'Eurosong, in breve, lo ha fatto da noi.

Marco Mengoni dopo questa anteprima tour è sempre lo stesso, ma in qualche modo, è cambiato per sempre. Credeteci: ha offerto di se stesso più ieri sera sul palco di quanto abbia mai fatto con qualsiasi giornalista nella sua vita. E proprio a chi vi scrive, una volta ha dichiarato che la discografia è 80% burocrazia e 20% musica. Ieri sera, Mengoni è riuscito a spostare l'ago di quella bilancia.

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