"Così eccolo qua un disco sulla morte e sulla vita, sulla malattia e sulla “cura”, sulle domande senza risposta, sull’egoismo che ci fa sopravvivere, sulla rabbia e sulla felicità, sulle chiusure di cerchi che ci permettono di aprirne altri. Su tutto quello che era diventato scontato e che mi ha fatto bene riaffrontare per decidere che siamo quiper vivere, non solo per subire la vita. Si chiama Folfiri o Folfox, come i due trattamenti chemioterapici ai quali mio padre si stava sottoponendo, ma suona come una filastrocca scema o come un titolo della Cramps Records. È la storia di un bambino che non crede in Dio e, in un sogno, si fa promettere da suo padre che loro due non sarebbero mai morti”.

Con questa parole Manuel Agnelli, carismatico frontman degli Afterhours e nuovo giudice di X Factor 10 insieme a Fedez, Arisa e Alvaro Soler, ha presentato l’ultimo album della band più rappresentativa dell’indie rock italiano. Un doppio disco, prodotto da Tommaso Colliva e dallo stesso Manuel Agnelli, ricco di influenze eterogenee e di sorprese, che gli Afterhours hanno portato in tour quest'estate, quando abbiamo intervistato Agnelli.

Manuel, il vostro ultimo show è stato descritto come “aggressivo ed ipnotico”. Era esattamente ciò che volevate trasmettere?

“C’è molto energia sul palco, è una cosa naturale tra di noi. Ipnotico mi è nuovo, ma non mi dispiace, negli ultimi nostri concerti ho notato pochi telefonini e più attenzione da parte degli spettatori. Chi paga un biglietto può fare quello che vuole e non sarò certo io a chiedergli di non usare gli smartphone, ma è innegabile che guardare un concerto attraverso uno schermo ti fa perdere un sacco di cose, soprattutto le emozioni”.

Il disco è un continuo saliscendi emotivo, che alterna ballad a brani rock tirati, chitarra acustica e muri di chitarre distorte. Questo suono altalenante è una diretta conseguenze dei testi?

"Volevamo una maggiore libertà non solo emotiva, ma anche estetica. In realtà l’abbiamo sempre avuta, ma qui siamo riusciti a esprimerla più compiutamente, non dovendo rispettare nessuna regola di genere. Folfiri o Folfox ruota intorno al rock, ma poi ognuno di noi ascolta  e ama generi diversi, e queste influenze  entrano in maniera indiretta nel sound degli Afterhours”.

Quanto ha cambiato l'ingresso di Stefano Pilia alla chitarra e Fabio Rondanini alla batteria nel sound dell'album?

"Tanto, anche se in maniera diversa: Fabio in maniera molto attiva, portandoci subito tante idee nuove; Stefano in modo più silenzioso, ma altrettanto interessante. La sua è stata una presenza decisiva che, senza volersi imporre, ha dato un contributo importante. La loro perizia tecnica ci ha dato una marcia in più a livello di ricchezza creativa, di atmosfere e di entusiasmo”.

Il brano San Miguel è uno dei più sperimentali e spiazzanti dell'album. Come è nato?

"Premetto che  la sperimentazione, per noi, non è mai fine se stessa, ma è il frutto della libertà di farci contaminare dalle cose che ascoltiamo, di mettere dentro a un brano quello che vogliamo, di uscire anche, se necessario, dalla forma-canzone. San Miguel è un pezzo-chiave nella narrazione del disco, magari estrapolato dal contesto è un brano faticoso, che parla di superstizione in modo particolare, suddividendola tra quella nera che rifiuto, come pensare che i gatti neri o alcune persone portino sfortuna,  e quella bianca, che indaga su come le cose non siano esattamente come ci vengono presentate e a volte imposte, soprattutto per quanto riguarda ciò che è intangibile”.

Mi ha colpito la dichiarazione: "Folfiri o Folfox è un disco su tutto quello che era diventato scontato e che mi ha fatto bene riaffrontare per decidere che siamo qui per vivere, non solo per subire la vita". Cosa è che davi per scontato?

"Tante le cose, sicuramente lo stare bene delle persone intorno a me e anche avere una situazione di benessere  e di stabilità. Magari pensi che se riesci ad ottenere determinate cose allora starai bene, ma non è vero, spesso più raggiungi e meno ti senti in pace, almeno per me. Mi ha fatto rimettere al centro i rapporti con le altre persone e a riconsiderare tanti aspetti della mia vita, primo fra tutti il mio benessere interiore”.

Da operatore culturale, oltre che da musicista, come vedi la situazione culturale in Italia? Vedi segnali positivi o no?

“La situazione non è cambiata radicalmente rispetto ad alcuni anni fa, la cultura da noi non ha ancora un ruolo trainante nell’economia, quindi è ancora drammatica, però vedo tanti segnali positivi in giro per l’Italia, dove incontro operatori culturali e amministratori locali che stanno cercando di ridare credibilità all’ambiente con operazioni e iniziative coraggiose. Sono ragionevolmente fiducioso”.

Hai da poco compiuto 50 anni: è tempo per un primo bilancio o è un trampolino per una nuova fase della carriera e della vita?

"Adesso ho voglia di essere felice e di sparigliare le carte, non necessariamente chiudere con il passato, di cui sono orgoglioso, ma cambiare attitudine e visione, grazie a nuovi valori e nuove misure. Mi sento una persona fortunata”.

Te le aspettavi tutte le polemiche seguite alla tua nomina come giudice di X Factor? Hai già avuto modo di interagire con Fedez, Arisa e Alvaro Soler?

"Abbiamo già lavorato alle prime puntate, mi sto divertendo tantissimo, più di quanto mi aspettassi. Ho trovato dei colleghi in gamba, diversi tra di loro, ma molto strutturati e con le idee chiare, che parlano il mio stesso linguaggio. Le polemiche me le aspettavo: il conformismo degli anticonformisti fa ancora più male delle cose che vogliono combattere”.

 

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