Lucio Dalla: un anno senza la sua voce

Il grande cantautore riletto attraverso i testi dei suoi capolavori

Lucio Dalla (Getty Images)

Tony Romano

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'Se io fossi un angelo chissà cosa farei. Era il 1985 e un Lucio Dalla all’apice del successo conquistava il disco di platino. A un anno dalla sua morte, viene da chiedersi chissà che cosa starà facendo adesso. Chissà Cosa sarà, ma soprattutto, dove sarà.  Forse starà volando sul cielo di Milano, quella ‘Milano ogni volta che mi tocca di venire, mi prendi allo stomaco, mi fai morire’, o forse sarà ancora più in alto, insieme a Le Rondini, entrando ‘dentro i fili di una radio e mescolandosi con l’odore del caffè’.

Lucio Dalla era un poeta, un artista completo. I suoi testi graffianti scavano l’anima, riuscivano a scalfire i sentimenti con un lirismo unico e delicato. Ma Lucio era prima di tutto un esploratore della musica, nato jazzista ha attraversato il beat degli esordi giungendo fino all’elettronica degli ultimi tempi. Ha fatto incursioni nell’opera lirica, come quando scrisse Tosca Amore Disperato, ispirata liberamente alla Tosca di Puccini.

Eppure, il suo primo album 1999, passò quasi inosservato, così come il secondo Terra di Gaibola che conteneva Occhi di ragazza, scritta da Lucio, ma portata al successo dall’amico Gianni Morandi. Nato il 4/3/1943 in una Bologna ancora torturata dalla guerra, resterà orfano, evento che lo segnerà nel profondo e che sarà citato nel testo di Come è profondo il mare. Lucio era un uomo che correva ed inseguiva i sogni come se fossero tante nuvole dipinte su ne Il Cielo, liberando le emozioni, perché ‘si perde il pensiero quando guardo il cielo’. Dalla inseguiva quella Felicità, con cui fare a pugni la notte, avendo la consapevolezza ‘che passerai, ma come sempre in fretta non ti fermi mai’. Ironia della sorte: se ne è andato 4 giorni prima di aver compiuto 70 anni, stroncato da un infarto in una camera dell’hotel Ritz di Montreaux in Svizzera, dove si era esibito la sera precedente, lontano da quella sua Bologna, distante da quella Piazza Grande dove rubava amore, e pregava Dio, ‘come se andare lontano, fosse uguale a morire’. Con la morte di Lucio Dalla si è chiusa un'epoca di eleganza e di amore, quell’amore per la musica che sorprende ed esce dal fondo dell’anima per colpire chi si trova davanti.

Album come Banana Republic, storico live registrato insieme all’amico De Gregori, o l’omonimo Dalla del 1980 rimarranno impressi per sempre nella storia della musica leggera italiana. Del 1990 invece uno dei suoi capolavori musicali, Cambio, dal titolo esaustivo che segna la svolta pop e che riuscirà a vendere un milione e mezzo copie. Il successo verrà bissato nell’96 con Canzoni, che conteneva perle come Ayrton, Tu non mi basti mai e la travolgente Canzone. Gli anni successivi lo vedranno impegnato nella pubblicazione di album come Ciao il cui brano omonimo  divenne un vero e proprio tormentone estivo. Il 14 febbraio del 2012 era sul palco di Sanremo come direttore d’orchestra per accompagnare il giovane Pierdavide Carone in gara con la splendida Nanì. Il 18 febbraio, per la serata finale del festival, si esibirà per l’ultima volta in televisione. ‘E se non ci sarà più gente come me, voglio morire in Piazza Grande, tra i gatti che non han padrone come me, attorno a me’.

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