Musica

Lucio Battisti, vent'anni senza un genio

L'eredità di un artista che ha cambiato la storia della musica italiana senza ripetersi mai. Nel segno della bellezza...

Lucio Battisti

Gianni Poglio

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L’artista non esiste, esiste solo la sua arte, l’artista non parla, non pontifica, non ha una vita mediatica, ma comunica esclusivamente attraverso lo strumento che gli è proprio: la canzone. Voleva essere soltanto un cantante Lucio Battisti, nient’altro. In realtà, è stato molto di più, un genio rivoluzionario e nazional popolare al tempo stesso. Sempre un passo avanti, fin dagli inizi, quando con una manciata di hit ha mandato in frantumi il mito del bel canto italico imponendo al centro della musica le emozioni, i brividi, l’intensità. Non sono l’intonazione o la tecnica vocale a fare la differenza, ma l’interpretazione che tocca l’animo di chi ascolta.

In questa direzione andavano senza esitazioni la sua musica e le parole di Mogol. Un punto di riferimento per tutti quelli che sono venuti dopo: da Rino Gaetano a Vasco Rossi, fino al più recente Calcutta. Battisti non era un interprete, ma un musicista colto e raffinatissimo, un conoscitore straordinario e curioso dei suoni del mondo. E proprio per questo, mai uguale a se stesso. Le sue composizioni erano figlie di ore ed ore di ascolti e di illuminati esperimenti in sala d’incisione, dove Lucio diventava il regista della bellezza in musica.

Bellezza che ha attraversato tutta la sua produzione e non soltanto quelle quindici-venti canzoni scolpite per sempre nella memoria collettiva. Battisti è stato Emozioni e Sì, Viaggiare, ma anche molto altro. A vent’anni dalla sua morte, cogliere fino in fondo l’arte e il genio di Lucio significa immergersi senza remore nella sua discografia per riscoprire un capolavoro assoluto come Anima Latina, forse il miglior disco italiano di sempre: un volo pindarico e senza rete, la fusione perfetta tra l’attitudine musicale del Sud America e il progressive rock anglosassone, con la voce di Battisti immersa in un mare di suoni e canzoni prive di ritornelli facili ed immediati. Tredici settimane consecutive al primo posto in classifica fu la risposta del pubblico. Era il 1974.

Ha sempre volato alto e senza confini Lucio Battisti, disegnando una traiettoria artistica tutta sua, senza concessioni alle mode, ma cavalcando sempre con largo anticipo i suoni e le tendenze. Lo ha fatto alla vigilia degli anni Ottanta con Una donna per amico e Una giornata Uggiosa e poi ancora nella produzione successiva alla fine del sodalizio con Mogol. Prima con E già (1982) e poi nei “cinque album bianchi”. L’ultima rivoluzione, quella definitiva (i testi erano opera del poeta Pasquale Panella) in cui l’artista cambia radicalmente pelle e si trasforma in avanguardia destrutturando se stesso, la sua musica e il modo di interpretare, disorientando l’ascoltatore come mai nessun artista italiano aveva osato fare fino ad allora. Niente è più come prima: di Battisti restano la voce e la forza evocativa di armonie magiche quanto inafferrabili. L’ultimo atto di un genio che non si è mai voltato indietro perché sapeva solo andare avanti…

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