Lucio Battisti: l'anima nera dei suoi capolavori

Funky, soul, rhythm and blues: le origini del sound di un genio

Lucio Battisti (dalla cover di Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso eccetera)

Tony Romano

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Con le sue canzoni ha influenzato tutti i cantautori nati dopo di lui. È riuscito a catturare emozioni, pensieri e parole con la semplicità che lo caratterizzava. Scomparso nel 1998, Lucio avrebbe compiuto 70 anni oggi, molti dei quali trascorsi lontano dai riflettori. Come quando nacque il suo unico figlio, e alcuni fotografi entrarono prepotentemente nella stanza dov’era la famiglia al completo, scattando foto all'impazzata. Per questo, ma non solo, Battisti deciderà di abbandonare le scene, diventando quasi un esiliato e facendo sentire la sua voce solo attraverso la sua musica e i suoi dischi, così come fece in seguito anche un’altra grande della musica, Mina.

Ma Battisti non è stato solo un innovatore, uno sperimentatore. Era soprattutto un genio e come tutti i geni era incuriosito da tutto ciò di sconosciuto, come quella musica, quella black music piena di ritmo e sonorità nuovissime che si stava sviluppando negli States e che non era ancora approdata in Italia. Erano anni in cui la musica non era distribuita fuori dai confini nazionali e l’unico modo per ascoltare qualcosa di nuovo era la radio, all’epoca c’era Radio Lussemburgo, vera e propria fucina di idee per la musica pop italiana, mentre i più fortunati potevano contare dell’appoggio delle case discografiche che reperivano i vinili per ‘formare’ i propri autori.

Battisti scriveva melodie basate su semplici accordi ma sviluppate e costruite usando armonie complesse, legate insieme dalle magiche parole di Mogol. Nell’epoca del sodalizio Mogol/Battisti nacquero alcune delle meraviglie musicali, che ancora oggi fanno scuola. Gli arrangiamenti, ricercati e ispirati proprio alla musica black poi fecero il resto, inseguendo sempre nuove evoluzioni. Come in Un’avventura, brano portato a Sanremo  e cantato insieme a Wilson Pickett, dove l’impronta rhythm and blues è evidentissima grazie al tiratissimo sound trainato dai fiati. O anche in Non è Francesca, delicata ballad con un finale molto psichedelico, quasi ossessivo.

Il black sound viene ripreso anche in brani successivi come ne Il tempo di morire, bellissimo blues scandito da un riff di chitarra diventato storico o Acqua azzurra, acqua chiara, uno dei suoi più grandi successi , un viaggio tra soul e funk colorato da fiumi di archi e di fiati. Ma non solo. Fiori rosa fiori di pesco, 7e40, Dieci ragazze, sono esempi di vera black music all’italiana, dalle ritmiche coinvolgenti e accattivanti. Nel 1974 con l’album Anima Latina, dove il titolo già la dice lunga, cerca di fondere le sonorità progressive con le ritmiche latine, con l’esasperazione di cori, fiati e l’ausilio dei primi sintetizzatori. Successivamente invece farà un passo indietro, ritornando a quelle atmosfere soul, funky ma con l’aggiunta della nascente disco music, come in Sì Viaggiare, o Ancora tu. Verso la fine degli anni 70 l’evoluzione continua. In America nasce quello che verrà definito ‘il sound di Philadelphia’, Battisti lo cavalcherà regalandoci brani come Prendila così, o anche Una donna per amico.

Gli anni 80 invece segnano una nuova era della musica di Battisti, decisivo l’incontro con il poeta Pasquale Panella ed i suoi testi impegnati, densi di giochi di parole e doppi sensi. Anche la musica seguirà un cambio di rotta. Sono album difficili, forse eccessivamente arzigogolati, ma sicuramente degni di un cammino così lungo e intenso come è stato quello di Battisti. Artista sensibile e schivo, prigioniero di una timidezza disarmante. Buon compleanno Lucio.

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