Lou Reed: compie 71 anni il poeta rock di New York

I capolavori di una carriera leggendaria: dai Velvet Underground al cd con i Metallica

Lou Reed (Getty images)

Tony Romano

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Correva l’anno 1964 quando un giovanissimo Lou Reed conobbe uno studente gallese, arrivato da poco in America grazie ad una borsa di studio per continuare i suoi studi musicali e per confrontarsi con altre realtà artistiche. Il suo nome era John Cale, e di li a poco i due ragazzi avrebbero lasciato l’impronta di quella che fu una delle rock band più importante ed apprezzata di tutti i tempi, i Velvet Underground. I Velvet crearono le basi per TUTTA la musica che sarebbe venuta dopo.

Decisivo fu l’incontro con il genio indiscusso della pop art, Andy Warhol, che avendoli sentiti suonare in un locale dell’underground newyorkese, divenne il manager del gruppo e portò nell’organico, diventato nel frattempo un quartetto, l’attrice e modella Nico in veste di cantante. Il loro primo disco The Velvet Underground & Nico inizialmente fu un insuccesso totale, ma con il passare degli anni fu giustamente rivalutato e considerato ancora oggi una delle pietre miliari del rock. La fama dell’album è legata anche alla celebre copertina disegnata da Warhol stesso e che ritrae una banana su uno sfondo bianco.

Nel 1970 Lou Reed lascerà il gruppo per intraprendere una incredibile carriera da solista, riuscendo a rinnovare continuamente il suo stile senza mai cadere nel banale. Oggi, giorno del suo settantunesimo compleanno, vogliamo celebrarlo con le sue canzoni che sono e rimarranno nella storia del rock ripercorrendo le tappe principali della sua storia.

Iniziamo dal 1967 con il primo disco The Velvet Underground & Nico. Qui troviamo la sensualissima Femme Fatale, l'inquietante Heroin e la dolce ma ipnotica Sunday Morning uno dei più celebri successi della band.

Nel 1969 esce The Velvet Undeground, che vedono l’abbandono di Nico e del chitarrista  John Cale, licenziato da Reed stesso.L’album anticiperà lo stile di quello che diventerà Lou Reed in seguito da solista, ispirandosi al cantautorato folk. Nell’album una dolcissima canzone d’amore, Pale Blue Eyes e What Goes On, bellissimo pop rock con un ottimo solo di chitarra.

L’ultimo album dei Velvet esce nel 1970, Loaded, e contiene due dei più grandi successi del gruppo, la malinconica ballad Sweet Jane e l’ipnotica e ritmata Rock & Roll.

A due anni di distanza, nel 1972 arriva quello che puo’ essere considerato uno dei capolavori  dell’artista, Transformer. Prodotto da quel genio di David Bowie, conterrà brani del calibro di Perfect Day, malinconica e graffiante ballad, o la splendida Walk on the wild side, ma anche la geniale e istrionica Satellite of love. Bellissima anche la nevroticaVicious che apre il disco.

Berlin è del 1973, ed è una specie di concept album e contiene il brano omonimo, dove la malinconia si annega tra i ricordi perduti. Ma tutto il disco è strepitoso e da ascoltare tutto in un fiato.

Il successo di Lou Reed esplode con Sally can’t dance, album del 1974 che lo catapultò direttamente tra i grandi del rock, album che conquistò tutto, tranne l’artista.

Grandi capolavori seguiti negli anni Ottanta, Novanta e all'inizio del nuovo Millennio da dischi non sempre straordinari. Fatta eccezione per quattro titoli che meritano di essere ascoltati: New York, Magic and Loss, Set the twilight Reeling e The Raven ispirato, quest'ultimo, ai racconti e alle poesie di Edgar Allan Poe.

Nel 2000 finalmente esce Ecstasy, un album denso e potente. Il brano omonimo è frutto della maturità artistica di Reed. Ammaliante e oscuro.

L’ultima fatica discografica è del 2011, nata dalla collaborazione con i Metallica. L’album intitolato Lulu, si ispira all’omonima opera teatrale del compositore austriaco Alban Berg. Un disco claustrofobico, a tratti geniale che ha diviso critica e pubblico. Tra le perle, The View.

   
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