Musica

Quando il Rock si fece Prog

In un libro, storia e storie del progressive italiano

"Il libro del Prog Italiano. Storie e dischi della musica rock italiana anni ‘70", di John Martin, Michele Neri, Sandro Neri, Giunti editore – Credits: Ufficio stampa

Una bibbia, per gli appassionati. Perché chi ama e ha amato il prog in questo libro potrà trovare tutte le informazioni possibili su quello straordinario periodo musicale che ha coinvolto anche la nostra penisola. Perché Il Libro del Prog Italiano, Storie e dischi della musica rock italiana anni ‘70, di John Martin, Michele Neri, Sandro Neri, pubblicato da Giunti, è una rivelazione.  Sono gli anni della scoperta delle nuove musiche, nei nomi di gruppi come Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Orme, Area, Osanna, New Trolls in cui muove i primi passi un innovatore come Battiato; gli anni dei Festival Rock, a cominciare dall'indimenticabile e controverso Festival di Re Nudo. Si fa la storia di un genere musicale che ha scardinato la formula classica della canzone italiana, tra testi critici, biografie, recensioni e materiale (stupendo) iconografico. Perché l'immagine era supporto fondamentale all'impatto sonoro prodotto da quei gruppi che combinavano insieme pop, classica, jazz, beat e psichedelia.

Ma quando nasce esattamente? Ecco un estratto dal libro che spiega le origini del progressive rock di casa nostra.

Storicamente il Prog italiano diede i suoi primi segni di 
vita il 23 ottobre 1968, quando, ancora in pieno periodo
 beat, fece capolino sugli scaffali dei negozi qualcosa di straordinariamente
 nuovo: si trattava di un disco particolare 
che restituiva una miscellanea di caratteristiche talmente
 inedite per la nostra musica da non poter passare inosservato. 
Il titolo era Senza orario senza bandiera, dei genovesi 
New Trolls, popolare quintetto che sino a quel momento
 aveva navigato nel mare del rock hendrixiano e del 
beat psichedelico.

Padre dei concept album italiani, Senza
 orario senza bandiera venne arrangiato dal maestro
 Gian Piero Reverberi e sviluppato liricamente dal cantautore
 Fabrizio De André su testi del poeta libertario Riccardo
 Mannerini. L’opera era ben lungi dal contenere tutti gli 
ingredienti di quello stile che di lì a poco si sarebbe chiamato rock progressivo ma la sua struttura fu senza dubbio la 
prima a sovvertire il tipico formato della canzone all’italiana,
 aggiungendovi una concettualità e una sequenzialità
 narrativa che contaminava classico e moderno facendo uso
delle più moderne tecnologie d’incisione. (...)

Ma il 1971 poté essere considerato a pieno titolo l’anno zero del Prog italiano, e non soltanto per la quantità e la qualità dei dischi
 pubblicati ma soprattutto per la nascita di tutte quelle figure 
professionali e non che gli fecero da contorno: organizzatori,
 tecnici, operatori, produttori, talent scout, semplici
 volontari e una miriade di case discografiche armate di spirito
 pionieristico che conferirono al mercato un vigore straordinario.(...)
In quell'anno, gli artisti Prog che approdarono in sala d’incisione furono circa il doppio dell’anno precedente, e i gruppi che
 avrebbero superato il primo album
 sarebbero entrati a pieno titolo nella 
leggenda: New Trolls, Orme, Nuova 
Idea, Osanna, Trip, Formula 3, Rovescio 
della Medaglia, Delirium, il cantautore
 Claudio Rocchi e, più modestamente,
 i Flea e i Salis (...).
Chi però nel 1971 uscì dall’anonimato riuscì realmente
 ad apportare al sound progressivo un’autentica ventata di
nuove sonorità: con Dolce acqua i Delirium di Ivano Fossati
 traghettarono lo spirito hippy in una nuova ed eccitante 
mediterraneità pur senza omettere citazioni classiche e
 jazz (si perdoni in questo caso una leggera somiglianza di
 Johnny Sayre con La tua prima luna di Rocchi). La Formula
3 tradusse in psichedelia mostri sacri come Battisti e i Left
Banke e, grazie allo strepitoso successo di Concerto grosso, 
i Trolls portarono il Prog nelle classifiche italiane sfiorando 
la perfezione con un azzeccato connubio tra rock,
 poesia shakespeariana e musica barocca.  (...)  

Infine, da Torino, il quartetto 
dei Trip, già noto da un anno per la sua cosiddetta musica
 impressionista, amalgamò rock psichedelico, blues, beat, 
Bach e Ravel nel secondo album Caronte, che molti considerano 
il primo “vero” album di Prog italiano: «I Trip non 
hanno operato soltanto una sintesi di codici polverosi ma li 
hanno centrifugati al punto di astrarne uno stile del tutto nuovo e personale. Hanno iniettato nel suono degli anni ’60
 dei codici così moderni da superare i limiti della loro cultura
 e assurgere a paladini di una nuova dialettica sonora».

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Il libro del Prog Italiano. Storie e dischi della musica rock italiana anni ‘70

di John Martin, Michele Neri, Sandro Neri

Giunti- collana Bizarre, pp.240, € 22

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