Gabriele Antonucci

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Gli anni Novanta sono stati caratterizzati dall'accesa rivalità tra Oasis e Blur per la palma di migliore band del brit pop.

Un rivalità che a molti ha ricordato quella tra Beatles e Rolling Stones, entrambi numi tutelari dei loro giovani successori.

Mentre in realtà i rapporti tra Fab Four e le Pietre Rotolanti erano ottimi, basti pensare che Mick Jagger ha cantato nel 1963 I wanna be your man scritta dalla premiata ditta Lennon-McCartney, quelli tra i Blur e gli Oasis erano a dir poco burrascosi.

Tra i tanti diverbi, suscitò scalpore la dichiarazione di Noel Gallagher, che augurò a Damon Albarn di contrarre l'AIDS e di morire.

I due si sono riconciliati qualche anno fa in occasione di un concerto benefico al Royal Albert Hall per il Teenage Cancer Trust, organizzazione che aiuta i bambini colpiti da tumore, mentre sono ancora burrascosi i rapporti tra Noel e Liam.

Vista l’impossibilità di portare avanti il gruppo, i due litigiosi fratelli Gallagher si sono separati dal 2009 e ognuno porta avanti la sua carriera solista.

Liam Gallagher ha dato vita nel 2010 al progetto Beady Eye, ormai tramontato, del quale facevano parte Andy Bell, Gem Archer e Chris Sharrock, tutti ex Oasis.

Nel frattempo, il bad boy del pop è stato più volte al centro delle cronache extramusicali per le sue risse nei locali e le sbornie che l’hanno visto salire più volte sul palco in condizioni non ottimali.

Disastri pubbici ma anche privati, come il matrimonio con l'ex popstar Patsy Kensit naufragato dopo pochi mesi.

Visti i pessimi rapporti tra i fratelli Gallagher, appare davvero difficile una riconciliazione per dar vita a una seconda fase degli Oasis: «La questione della reunion è molto seria e non accetto che mi venga data la colpa – ha detto Liam durante un’intervista a Radio X – Noel se ne va in giro atteggiandosi come se gli avessi accoltellato il fottuto gatto ma la verità è che lui vuole suonare in una band solista, se la gente crede che la colpa sia delle mi frecciatine su Twitter non ha capito nulla. Le domande su un ritorno degli Oasis le dovete fare a Noel, è colpa sua».

Il convincente album As You Were ha segnato due anni fa l'inzio di una nuova fase della carriera del cantante.

Potenziato da una produzione contemporanea e carica di bassi, il brano ci presenta il suono di Liam da una nuova angolazione, pur mantenendo i tratti caratteristici che lo hanno reso un artista così tanto influente: potenti ondate di chitarre, melodie irresistibili, ritmi fragorosi e la sua voce accattivante.

Gli stessi ingredienti che hanno reso memorabile la seconda serata del Medimex di Taranto, dopo l'eccellente double bill di Cigarettes After Sex e Editors di venerdì.

Introdotto dal dj-set di Ringo, l'inizio del concerto, alle 22.20, è davvero scoppiettante, con l'adrenalinica Rock 'N' Roll Star, canzone-manifesto della band inglese che mette subito in chiaro le coordinate sonore della serata, con un sound compatto e implacabile con il quale è impossibile rimanere fermi.

Morning Glory è un emozionante salto indietro nel 1995, quando uscì il disco più celebre degli Oasis, (What’s The Story) Morning Glory?, che è diventato, con 22 milioni di copie, il terzo album più venduto di sempre nel Regno Unito, preceduto solo dal Greatest Hits dei Queen e da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.

Wall of glass ha un'indiavolata ritmica punk, che si stempera nella strofa per poi riprendere vigore nel bridge.

Il pubblico mostra il suo apprezzamento per la performance della band con il coro da stadio "Liam, Liam".

Il cantante parla poco, ogni tanto saluta e ringrazia il pubblico, perchè tutto quello che ha da dire e da dare è tra le pieghe delle sue canzoni.

Uno dei momenti più rock e coinvolgenti dell'esibizione è stato il nuovo, recente singolo Shockwave, caratterizzato da una forte impronta blues, da una batteria impalcabile, da un'armonica deliziosamente vintage e da un'apertura armonica che più lennoniana non si può.

Tra i 16 brani in scaletta, bel 9 appartengono agli Oasis, quasi a riaffermare il suo ruolo di ambasciatore più credibile del repertorio del gruppo, soprattutto in un momento in cui il fratello Noel, con i singoli danzerecci Black Star Dancing e Rattling Rose, si sta dirigendo verso altri lidi sonori, più radio friendly.

Nei quattordici anni di carriera discografica, che va da 1994 al 2008, gli Oasis hanno venduto oltre 70 milioni di album nel mondo, con 22 singoli consecutivi nella Top Ten inglese, 7 album al primo posto, ma, più di tutto, hanno contribuito a definire una generazione, che si vestiva e si pettinava come i loro idoli.

Ciò che resta di un artista e di un gruppo, al di là delle doti tecniche e carismatiche, sono le canzoni, ed è innegabile gli Oasis ne abbiano fatte alcune davvero memorabili.

Lo hanno dimostrato ieri sera i capolavori Wonderwall e Champagne Supernova, cantate in coro, alla fine del concerto, dalle migliaia di persone che affollavano il main stage della Rotonda del Lungomare, in un momento di grande coinvolgimento emotivo che ha provocato diversi occhi lucidi tra il pubblico.

I fan degli Oasis oggi hanno superato i trent’anni, in alcuni casi anche i quaranta, lavorano e hanno dei figli, ma non hanno mai perso il piacere di ascoltare la musica della band di Manchester, che è stata la colonna sonora portante della loro adolescenza.

Canzoni che, come tutta la grande musica, non invecchiano mai e che, come un tesoro prezioso, vengono tramandate da padre in figlio.


La scaletta del concerto di Liam Gallagher al Medimex di Taranto (8/6/2019)


Rock 'n' Roll Star
(Oasis song)

Morning Glory
(Oasis song)

Wall of Glass

Greedy Soul

For What It's Worth

Shockwave

Columbia
(Oasis song)

Some Might Say
(Oasis song)

Soul Love
(Beady Eye song)

Universal Gleam

Lyla
(Oasis song)

Cigarettes & Alcohol
(Oasis song)

Eh La

Wonderwall
(Oasis song)

Encore

Roll With It
(Oasis song)

Champagne Supernova
(Oasis song)


L'ultima serata del Medimex

Ha fatto il giro del mondo, l’11 aprile del 2013, la foto di Patti Smith, raggiante, che stringe la mano a Papa Francesco, altrettanto contento per l’inattesa visita. Fin troppo semplice il titolo per i giornalisti: il papa e la sacerdotessa del rock.

Sono ormai lontani i tempi in cui Patricia Lee Smith, che oggi ha 72 anni, cantava in Gloria: “Gesù è morto per i peccati di qualcun altro, non per i miei” e “I miei peccati sono solo miei: mi appartengono”.

Cantautrice, poetessa, pittrice, fotografa e scrittrice, Patti Smith è un’artista a tutto tondo che ha segnato l’evoluzione del rock degli ultimi quarant’anni, tanto che la rivista Rolling Stone l’ha inserita al quarantasettesimo posto nella sua classifica dei 100 migliori artisti di sempre.

La sua carriera è stata consacrata nel 2006 dall’iscrizione del suo nome nella Rock ‘n’Roll Hall of Fame, il massimo riconoscimento della musica rock.

Patti, dopo anni dedicati prevalentemente alla poesia e alla scrittura teatrale, è arrivata al successo mondiale alla metà degli anni Settanta con gli album Horses e Radio Ethiopia, quest’ultimo dedicato a Rimbaud, uno dei suoi idoli, che ha abitato per anni ad Harar.

L'album di debutto Horses, famoso anche per l'iconica copertina con il ritratto in bianco e nero della cantante realizzato da Robert Mapplethorpe, è uno dei più celebrati della storia del rock, tanto che lo stesso Rolling Stone lo ha classificato al quarantaquattresimo posto fra i migliori cinquecento.

Michael Stipe dei Rem, uno che di musica ne capisce, ha deciso di fare il cantante dopo averlo ascoltato per la prima volta.

Prodotto da John Cale dei Velvet Underground, il disco si è messo in evidenza per la singolare commistione tra rock, recitazione e avanguardia, anticipando di alcuni anni il punk e la new wave.

Mentre il punk non brillava certo per la profondità dei testi (Clash a parte), Patti introduceva nel rock una qualità di scrittura pari a quella di Bob Dylan, mantenendo intatta la rabbiosa energia.

Dopo i convincenti Easter del 1978 e Wave del 1979 Patti Smith, al culmine del successo, si è ritirata per un decennio, tornando trionfalmente nel 1988 con la hit People have the power.

Il suo ultimo album Banga, pubblicato nel 2012, mostra un’artista che ha ancora numerose frecce al suo arco.

Ha suscitato grandi emozioni, nel 2017, la sua interpretazione in mondovisione di A Hard Rain’s A-Gonna Fall per rendere omaggio all' amico Bob Dylan, in occasione della sua premiazione in contumacia per il Nobel della Letteratura.

Insomma, c'erano tutti gli ingredienti per una serata conclusiva del Medimex indimenticabile, e così è stato, grazie all'intatta carica rock e alla grande comunicativa dell'artista americana, che ha così celebrato i quarant’anni dei leggendari concerti di Bologna e Firenze del 1979 che sancirono il ritorno in Italia dei grandi raduni rock dopo la “stagione degli incidenti”.

Alle 21.30, dopo le godibili esibizioni dei Sound of Garage e dei Kalàscima, ha preso il via il concerto di Patti Smith, che il giorno prima aveva entusiasmato le centinaia di persone che avevano gremito l'Aula Magna dell'Università di Taranto per assistere all'Incontro d'autore moderato da Ernesto Assante.

Per Patti il rock non è un mestiere come un altro, ma una vera e propria missione di vita, attraverso la quale lanciare messaggi di unità, libertà e speranza, soprattutto oggi, in un periodo dominato dal cinismo e dal disincanto, dove la parola futuro fa troppo spesso rima con paura.

Non a caso nel pomeriggio ha voluto incontrare alcuni pescatori di cozze, la maggiore fonte di introito locale insieme all'acciaieria ex Ilva: “Abbiamo un inquinamento molto alto, qui siete un esempio perché da un lato produciamo acciaio e dall'altro coltiviamo cozze, io ho fiducia nell'impegno dei giovani”, ha sottolineato la cantautrice.

L'artista di Chicago rifiuta la routine e così ogni sera i suoi concerti si trasformano in veri e propri happening, con modifiche anche radicali alla scaletta dei giorni precedenti.

La prima parte della setlist è coraggiosa, con brani poco conosciuti ai più, ma di grande fascino come Wings, My Blakean Year e Beds Are Burning, quest'ultima cover dei Midnight Oil.

Nella reggaeggiante Redondo Beach, ripescata dal capolavoro Horses, alcuni problemi tecnici la costringono a interrompere la performance, ma Patti non perde il sorriso e ringrazia il pubblico prima di rifare la canzone da capo: "Abbiamo qualche problemino tecnico, ma non preoccupatevi: lo risolveremo presto. Grazie a tutti di essere qui: Taranto è un posto bellissimo, pieno di energia e abitato da persone altrettanto belle. I love you!".

Non fatevi ingannare dal ritmo allegro e spensierato del rock-reggae di Redondo beach: la canzone parla del suicidio di una ragazza. 

Di grande suggestione Ghost dance dall'album Easter, con la sua struttura orizzontale simile a un raga indiano, che narra con viva partecipazione il dramma e la resurrezione dei nativi americani.

Davvero straordinaria la ieratica rilettura di It's a dream di Neil Young, come conferma il religioso silenzio del pubblico di Taranto durante l'intensa performance della cantante (accompagnata al piano dalla figlia Jesse) che si conferma un'eccezionale interprete di brani altrui.

Al termine della canzone, salutata da applausi scroscianti, Patti mostra una maglietta nera che le è stata donata con la scritta "Giustizia per Taranto".

La liberatoria Dancing barefoot inaugura la sezione greatest hits del concerto, con tutti i suoi maggiori successi che infiammano il pubblico del Medimex.

Pissing in the river, da molti considerato il capolavoro del secondo album Radio Ethiopia, è una canzone sulla mancanza della persona amata, di quelle che ti tolgono il fiato e che smorzano tutti i colori, caratterizzata  dall'andatura solenne di una marcia funebre: "Nei miei incubi peggiori sto pisciando in un fiume/ Cosa ci possa essere di più assurdo, di più inutile, non lo riesco nemmeno concepire/ Del resto, anche l’idea di scriverti è una stupidaggine/ E’ sempre così, da quando te ne sei andato/ Mi muovo, respiro, cammino, ascolto". 

Bastano poche battute per riconoscere Because the night, canzone-manifesto generosamente regalata alla sacerdotessa del rock dall'amico Bruce Springsteen: il coro mette a dura prova le corde vocali del pubblico di Taranto, in un momento di grande esaltazione collettiva.

Gloria, canzone scritta dai Them di Van Morrison, è uno dei rari esempi in cui una cover è migliore dell’originale, grazie al suo irresistibile crescendo e al suo coro liberatorio: non a caso è stata scelta come brano di apertura del capolavoro Horses.

Il bis si apre sulle romantiche note di Can't help falling in love, il brano conclusivo di tutti i concerti di Elvis Presley, mentre, notoriamente, la canzone che chiude tutti i live della cantautrice di Chicago è l'inno People have the power.

Qui Patti indossa i panni della capopopolo, spronando il pubblico a non rassegnarsi allo status quo, ma di prendere saldamente in mano il timone della propria vita, indirizzandola verso ciò che desideriamo più intensamente.

"Questa è una grande, splendida città", saluta la cantante. "Non arrendetevi, non perdete la speranza, non smettete di credere nei vostri sogni".

Non lo faremo, Patti.

La setlist del concerto di Patti Smith a Taranto (9/6/2019)

Wings

Redondo Beach

Ghost dance

My Blakean Year

Beds Are Burning
(Midnight Oil cover)

Beneath the Southern Cross (Died/Free)

It's a Dream
(Neil Young cover)

Dancing barefoot

Pissing in a river

Because the night

Gloria
(Them cover)

BIS

Can't help falling in love

People have the power

Il successo dell'edizione 2019 del Medimex

Il Medimex 2019 chiude con 80mila presenze a Taranto e con lo sguardo già rivolto al prossimo anno. Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha fatto un primo importante annuncio: Taranto ospiterà l’edizione 2020. E per la prima volta Medimex arriverà a Brindisi.  Una Spring edition, dal 19 al 26 aprile, che realizza la visione di Medimex quale Festival itinerante che di anno in anno offre a tutti i territori della Puglia una straordinaria opportunità di promozione attraverso la musica.

Medimex è un progetto Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese nell’ambito del Fondo di Sviluppo e di Coesione 2014-2020 – Patto per la Puglia Area di Intervento IV “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali.

Per l’International Festival & Music Conference appena concluso, non solo boom di spettatori, con sold out in alberghi e ristoranti, ma anche numeri record sui social con 2.608.571 di persone raggiunte su Facebook, Twitter e Instragram e grande riscontro sui media. Sono stati giorni straordinari per Taranto, che dopo l’anno scorso si riscopre capitale della musica, punto di riferimento dei grandi eventi e città ospitale con il 97% delle camere disponibili occupate. 

 È stato un crescendo di musica e partecipazione, a partire dai concerti sul main stage della Rotonda del Lungomare, dove si è consumato un weekend indimenticabile con i concerti di Cigarettes After Sex, Editors, Liam Gallagher e Patti Smith e dagli artisti “spalla” Julielle, JoyCut, King Hammond & The Rude Boy Mafia, Sound of Garden e Kalascima, e i dj set di Virgin Radio con Ringo e Toky e del più grande dei fratelli Gallagher, Paul Anthony.

E poi, novità di questa edizione, la due giorni di live nella Villa Peripato che ha radunato migliaia di appassionati per le esibizioni di Clock DVA, Giunto di Cardano, James Senese con Napoli Centrale, Ensi e Johnny Marisiglia, Gio Evan con Roberto Dellera & Enrico Gabrielli, la Woodstock Special Project Band, La Municipàl e gli Asian Dub Foundation. Villa Peripato si è trasformata in una cittadella della musica anche con il Medimex Music Market feat Independent Label Market e la lezione su Woodstock di Ernesto Assante e Giovanni Canitano.  

 Tutti in fila per gli incontri d’autore per le chiacchierate all’Università con alcune figure di spicco della musica italiana, da Piero Pelù a Motta, Mezzosangue, Frankie ni-nrg e Franco126 e i protagonisti di due eventi del Medimex, il fotografo Baron Wolman, che con David Silverstein firma l’inedita mostra fotografica su Woodstock e Jimi Hendrix aperta sino al 28 giugno, e l’icona del rock Patti Smith.

Nell’aula magna l’artista si è raccontata davanti ad una folla straripante, ripagata con un’interpretazione “a cappella” da brividi di “Because the Night”, poi cantata sul palco della Rotonda del Lungomare per il concerto di chiusura di domenica 9 giugno, durante il quale Patti Smith ha ringraziato Taranto e espresso solidarietà per le sue battaglie.

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