Michela Vecchia

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Villena è una cittadina spagnola a circa 50 chilometri da Alicante. È nell’entroterra, a 500 metri sul livello del mare. Non è propriamente collina, si direbbe più un altopiano. Fa caldo, ma non afoso, è secco e ventilato. Il paesaggio è incredibile, sembra di essere nel Far West in un film di Sergio Leone. Il castello dell’Atalaya domina la città. Ci sono diversi mobilifici intorno e fabbriche di cartone ondulato. La vita è tranquilla, i bambini giocano per strada, la gente è cordiale, sorridente, solare. Non è una meta ambita per le vacanze, non è Ibiza, non ci sono particolari discoteche o locali notturni.

Ma da una decina di anni a questa parte, in agosto, si trasforma. Il metal la colonizza per quattro giorni e orde di metallari spagnoli la invadono. Il tutto avviene pacificamente e con grande gioia degli abitanti.

Dopo 60 km. d’auto nel “deserto” dall’aereoporto di Alicante, uno striscione ci accoglie, “bienvenida leyendas” e la festa comincia. Un piccolo quartiere di casette basse, il Barrio San Francisco, e un grande impianto polisportivo, con campi da calcio, piscina olimpionica fanno da teatro al Leyendas del Rock, un festival metal in perfetto stile “old school”.

Il primo giorno al mattino piove…tanto per rovinare un po’ l’atmosfera, ma in Spagna tutto comincia tardi e nel pomeriggio il clima si stabilizza. Un mini container all’ingresso ospita le casse, bisogna ritirare la “pulsera”, il braccialetto, che non ci si può togliere per tutta la durata del festival, anzi, all’ingresso, giusto per essere sicuri di non perderlo, ce lo stringono ancora un po’. Ritiriamo anche il secondo braccialetto, quello per la piscina, il cui ingresso non è compreso nel biglietto del festival, ma è ad un prezzo talmente abbordabile che sarebbe un delitto rinunciarvi.

Controlli serrati, ispezione delle borse, perquisizioni e finalmente si entra!

Lo spazio è davvero grande e la location accogliente, il panorama è mozzafiato, dietro i due palchi si stagliano le colline brulle col sole al tramonto. Organizzazione impeccabile, niente da invidiare a festival del nord Europa come Wacken o Sweden Rock. Con in più il vantaggio di un clima ottimale.

Sul lato destro un lunghissimo banco bar, con tanta di quella gente a servire da non dover far mai coda. In fondo, una nutrita area di street food, hamburger, parrilla argentina, crèpes, gelati, panini. Sul lato sinistro area market, con bancarelle ricolme di materiale “metal”. Di fronte a noi i due palchi, mentre su uno si suona, sull’altro si allestisce, di modo da ridurre a pochi minuti i tempi morti tra un concerto e l’altro.

E poi, al di fuori del perimetro del campo, ma sempre all’interno del polisportivo, un altro palco, più piccolo dei due principali, allestito in uno spazio coperto e preceduto da un’altra area market.

E la piscina! Vera goduria del Leyendas del Rock, un’olimpionica con praticello attorno, sdraio, ombrelloni e area relax, per godersi un po’ di riposo tra un concerto e l’altro o in attesa della propria band preferita.

E all’ingresso un’area di armadietti con chiave prenotabili via internet per tutta la durata del festival, così da poter riporre i propri acquisti, lasciare costumi e ciabatte, e lanciarsi liberi da pesi tra la folla.

Il mercoledì, primo giorno del festival l’affluenza è alta, le malelingue insinuano che la causa è la gratuità di questa giornata, ipotesi smentita dalle seguenti giornate, con un’affluenza anche maggiore. Il mercoledì tra le band headliner sicuramente da segnalare i Fear Factory e gli spagnoli Warcry, accompagnati da un’orchestra sinfonica, un progetto molto interessante accolto calorosamente dal pubblico.

Il giovedì siamo lì praticamente all’apertura, anche per godere di qualche ora di piscina. Sul palco ci sono i D-A-D e il concerto si chiude con l’immancabile Sleeping My Day Away, seguiti poi dai Dragonforce, dai Korpiklaani e Stratovarius, che con l’impareggiabile maestria tecnica regalano al pubblico un’ora di spettacolo coinvolgente, con tutti i grandi successi, Eternal, Black Diamond e Hunting High And Low. Si entra poi nel vivo della serata con uno show che lascia il pubblico a bocca aperta, Uriah Heep, in grandissima forma. Headliner della serata Steel Panther e Anthrax. Chiudono le danze, in orari a cui in Italia non siamo abituati nei grandi festival, At The Gates, Leo Jimènez e Hamlet.

Il venerdì è il giorno clou del festival, con l’atteso concerto degli Avantasia, in forma ridotta (chi si era abituato allo show di oltre tre ore si è dovuto “accontentare” di due). La giornata però si apre all’insegna del power tedesco, con la presenza di Grave Digger, seguiti da Dark Tranquillity e dai gallesi Skindred. Immancabile Udo in un festival, con una scaletta tutta Accept. Suscitano grande interesse gli Eluveitie, band svizzera di folk metal che ha nella sua line up una violinista e Anna Murphy alla ghironda, strumento medievale a corde. Dopo Children of Bodom è finalmente tempo per gli Avantasia di salire sul palco. Lo spettacolo è incantevole, come sempre non delude le aspettative.

Nonostante siano da mesi in tour gli Avantasia sono in splendida forma, Tobias Sammet non perde tempo tra un brano e l’altro con lunghe presentazioni ma lascia spazio alla musica. Sul palco alla voce si alternano e duettano Michael Kiske (ex Helloween), Bob Catley (Magnum), Eric Martic (Mr. Big), Amanda Sommerville, Ronnie Atkins (Pretty Maids), Jorn Lande. La scaletta è un tripudio di successi, spazio all’ultimo lavoro Ghostlights ma anche veri tesori del passato come The Story Ain’t Over, Dying For An Angel e Lost In Space che chiude una serata davvero magica. Chiudono la serata Mayhem, Baron Rojo e Saurom ormai a notte fonda. Ritornando all’albergo sulla strada deserta spicca una luna enorme che illumina le colline brulle, e chi ci torna più a casa!

Venerdì, il tempo ormai è bellissimo, caldo, la pioggia del mercoledì già dimenticata, di fango neanche l’ombra. È l’ultimo giorno e i Delain aprono le danze. Giornata particolare, la maggior parte del pubblico attende impaziente gli Helloween. Dopo gli Ensiferum salgono sul palco i tedeschi Powerwolf, con un fondale di lupi sanguinari e bardati con lunghi cappotti neri, lo show non delude, una strana visione religiosa trapela dai testi, lo si intuisce dai cori. Symphony X e poi Nazareth, altra pietra miliare del classic rock assieme ad Uriah Heep. Un ottimo show, anche se verso la fine parte del pubblico si sposta verso il palco vuoto che stanno allestendo per gli Helloween, se ne accorge anche il vocalist dei Nazareth che chiede proprio al pubblico se si stanno già preparando per loro.

E poco prima delle dieci le zucche di Amburgo salgono sul palco sulle note di Eagle Fly Free. Andi Deris è molto divertito e scambia battute col pubblico, rispetto ad altri show in questo sembra cercare tanto l’interazione con la gente, facilitato anche dal fatto che parla un buon spagnolo. I vecchi successi si mixano ai brani dell’ultimo album, in un medley i cinque ci regalano sapori dal passato, con Halloween, Soul survivor, Keeper of The Seven Keys…

Immancabile I Want Out a chiudere un’esibizione tra le migliori. Allontanandomi dalle prime file colgo un “el mejor concierto de Helloween!”, non serve sapere tanto spagnolo per capire che la gente è entusiasta. Dopo la potenza arriva la classe, Tarja Turunen, in abito bianco con ali nere sulle spalle fa la sua apparizione, sembra la regina dei ghiacci, è di una bellezza incantevole e si muove con leggerezza su note potenti. Dopo la “Bella” arriva la “Bestia”!! E’ la volta di Cronos e compagni, i Venom, il lato più divertente del black metal!

Chiudono sempre a notte inoltrata Angelus Apatrida e Lujuria.

La carrozza si è trasformata in zucca, è ora di lasciare la Spagna… Un festival davvero epico, una cornice spettacolare, un clima meraviglioso, della gente incredibilmente serena e felice (mai visto code all’ingresso in cui nessuno si lamenta, anzi, sfrutta il tempo per chiacchierare e fare amicizia). Esperienza da ripetere. Qualcuno infatti già si avvia verso il banchetto del merchandising ad accaparrarsi l’abbonamento scontato per il 2017.

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