"I dig a pygmy by Charles Hawtrey and his deaf aids. Phase one in which Doris gets her oats"


Con questo nonsense di John Lennon urlato con l'accento scozzese, si apre l'album Let It Be, il canto del cigno dei Beatles. 

Poi le chitarre acustiche introducono Two of Us, scritta da Mc Cartney per la moglie Linda ma in realtà letta come un addio della coppia Paul-John, specie nella frase "on our way back home", che chiude la prima strofa.

I Beatles nel maggio del 1970 erano "de facto" già divisi. I segni della separazione e della tensione tra i membri del quartetto pop più famoso di sempre erano già emersi negli ultimi due anni. Già il White Album del 1968, con le sue sonorità tra la fanciullesca Obla-di Obla-da e i brani dal sapore sinistro come Piggies, erano il risultato di un lavoro non concertato dai quattro Beatles. L'anno successivo era uscito Abbey Road, disco raffinato e reso uniforme dal sapiente missaggio di Alan Parsons, che pochi anni dopo sarà dietro la consolle nella registrazione di "The Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd proprio negli studios di Abbey Road, tempio del quartetto di Liverpool. I malumori fecero si che Paul Mc Cartney prendesse le redini del gioco, proponendo al gruppo un ritorno al rock puro delle origini, senza le raffinatezze stilistiche degli ultimi tre album. Avrebbe voluto anche riprendere i concerti live, ma quello non gli fu consentito specie dall'opposizione di George Harrison, già proiettato verso la carriera solista. Di John Lennon sappiamo che il 1970 fu un anno difficile per l'uso di droghe pesanti e per la proiezione ossessiva verso la moglie Yoko Ono. I due avevano già portato avanti il loro progetto pacifista con la serie di sit-in dai quali nacque Give Peace a Chance

Quando iniziano le registrazioni, nel gennaio 1969, i Beatles cambiano improvvisamente direzione e si concentrano sulla realizzazione dell'album Abbey Road, diretto e promosso dal loro vecchio maestro George Martin. Dell'album, che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Get Back ed avere la stessa immagine riscattata del primo disco Please Please Me, rimasero le tracce in presa diretta. La voglia di live di Mc Cartney fu soddisfatta nel cosiddetto "Rooftop Concert", che si tenne alla fine delle sessioni di registrazioni il 30 gennaio 1969 sul tetto della sede della Apple Records. A suonare con i Beatles si unisce un tastierista, Billy Preston. I quattro lo avevano conosciuto agli esordi ed ora gli era stato affiancato in un tentativo estremo di ridare coesione alla band. 

La post produzione dell'album fu affidata ad un produttore diametralmente opposto al rigoroso George Martin. Si trattava di Phil Spector, inventore della tecnica di sovrapposizione di strumenti classici ed elettrici nota come "wall of sound". Spector raccolse i brani sparsi dalle sessioni dell'anno precedente e cominciò la produzione di Let it Be, un disco altamente eterogeneo ed alternato da frammenti di voce e musica tra i brani. Ai solchi come Dig It, omaggio di Lennon a Bob Dylan con le solite frasi sconnesse registrate da una voce infantile, si alternano pezzi che rimangono comunque pietre miliari della produzione beatlesiana. Sopra tutte Get Back, il brano del rock delle origini voluto da Mc Cartney e la ballata malinconica che dà il titolo all'album, Let it Be, ispirata a Paul dalla morte della madre avvenuta quando avava solo 14 anni. Registrata in diversi take, fu poi montata, mixata e sovraincisa con gli archi e un assolo di Harrison alla vigilia del lancio del long playing. 

Così come l'album era cominciato, si chiude con una battuta di John: " I'd like to thank you on behalf of the group and ourselves and i hope we passed the audition!" che riporta all'inizio della carriera dei quattro. E'alla fine di Get Back. Ma i Beatles avevano già deciso: indietro non sarebbero mai più tornati.

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