Gabriele Antonucci

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C’è un filo rosso che lega artisti di periodi diversi come Jimi Hendrix, Sly & the family Stone, James Brown, Prince e Lenny Kravitz, ovvero l’incontro tra la sensualità del funky, il calore del soul e l’irruenza del rock.

Una sintesi sorprendente tra categorie musicali apparentemente assai diverse che, grazie a loro, è diventato ormai un genere ben codificato e riconoscibile, anche se in continua evoluzione e ancora aperto a nuove influenze.

Lenny Kravitz è l’incarnazione vivente della rock star di inizio millennio: fisico prestante, tatuaggi e piercing su tutto il corpo, una schiera di flirt da copertina per la quale non basterebbe l’elenco delle Pagine Gialle.

Oltre all’apparenza, che di certo non manca, c’è però tanta sostanza, basti pensare che Kravitz, oltre a cantare, suona chitarra, basso, batteria, pianoforte, armonica e persino l’esotico sitar.

Qualità che gli hanno permesso di aggiudicarsi 4 Grammy Awards e di vendere 40 milioni di album nel corso della sua ventennale carriera.

Il cantante e chitarrista è stato a volte criticato per le sue concessioni al pop, un genere che non è una parolaccia qualora venga declinato con gusto e qualità, ma chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo sa bene quanto nei suoi live privilegi la componente rock dei suoi brani, con lunghi e infuocati assoli di chitarra elettrica.

Nato dal produttore ebreo della NBC Sy Kravitz e dall’attrice di colore Roxie Roker, la Helen del famosissimo serial «I Jefferson», Kravitz era destinato alla contaminazione fin dall’infanzia.

Grazie anche a una formazione musicale eclettica, che spazia dal jazz, al funky e al blues, il cantante si mette subito in evidenza, fin dall’album di esordio Let love rule del 1989 , per la sua fresca originalità di compositore e di chitarrista, che lo renderà uno delle figure chiave della musica degli anni Novanta.

Nel 1990 collabora con Madonna, col quale avrà anche una breve relazione, nella sensualissima Justify my love, inaugurando una serie di collaborazioni illustri con artisti del calibro di Michael Jackson, Prince, David Bowie, Mick Jagger, Aereosmith, Alicia Keys, Jay-Z, Drake e Avicii.

Nel 2000 Kravitz ha tracciato un primo bilancio della sua carriera con un esauriente Greatest Hits nel quale, una volta tanto, troviamo tutti i suoi brani più famosi, tra cui It ain’t over till it’s over, I belong to you, Fly away, American woman, Stand by my woman, Rock and roll is dead e Again.

Oltre ai suoi 11 album in studio, tra cui l'ultimo, eccellente Raise Vibrations del 2018, questo eclettico artista multidimensionale si è cimentato anche nel cinema apparendo nel ruolo di Cinna in The Hunger Games e The Hunger Game: Catching Fire, che sono stati grandi successi al botteghino.

Kravitz è comparso anche nei film acclamati dalla critica Precious e The Butler

La sua azienda creativa, la Kravitz Design Inc, raccoglie un portfolio notevole, da alberghi a progetti condominiali, residenze private e leggendari brand come Rolex, Leica e Dom Perignon.

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