Musica

Laura Pausini nel "The Greatest Hits World Tour" a Milano: la recensione del concerto

È uno degli ultimi concerti del 2013 e uno dei più belli di questa stagione. La prima di cinque date al Mediolanum Forum D'Assago è stata un trionfo. Oggi, proviamo a spiegarvi perché

– Credits: Ufficio Stampa

Come si festeggia il 20ennale di una carriera come la sua? Alzando i toni, aumentando gli effetti speciali, dandosi le pacche sulle spalle da sola? No. Laura Pausini ha fatto l'unica cosa importante ieri sera, assottigliare la distanza con il suo pubblico.

Siamo al «Greatest Hits World Tour», è il 16 dicembre ed è la prima di cinque date a Milano. Potrebbe essere "l'ora del piedistallo" e invece nelle sue parole riecheggia continuamente il pronome meno usato in questa epoca storica egoista, il "noi".

Perché fare musica è donare, certo, ma se non c'è restituzione, è difficile stare in piedi per due decenni. Il cuore di questo show, dopo i fasti dell'Inedito World Tour, non sono infatti le luci, i colori, le scenografie, le pistole che sparano coriandoli ma piuttosto le persone che lo abitano sopra e sotto il palco.

Gli archi orchestrali, la band, il coro, il ballerino Cristian Ciccone. Sembrava una partita a tennis tra chi offriva più emozioni e sorprese, tra Laura e il pubblico, tra la sua storia e la nostra. Alla fine non ha vinto nessuno, ha vinto la musica.

Guardando la Pausini diamo troppe cose per scontate ma in uno show così essenziale ci sono aspetti che emergono prepotenti: canta alla perfezione (ieri la sua voce era in formissima), ad esempio, regge una scaletta di 25 brani completi (in Italia una scaletta così lunga la fanno in due/tre artisti) e si offre senza freni al pubblico, tutto il pubblico, anche quello di cui lei vedrà giusto dei puntini  al fondo. Mettiamocelo bene in testa, non è affatto ovvio. Ormai ci ha abituati a uno standard elevato, è vero, ma quella magia non è solo il frutto della professionalità e della preparazione.

Altrimenti ci sarebbero mille Pausini.

L'abbiamo vista raccontare episodi intimi della sua vita personale, ballare su ritmi latini e irlandesi, togliersi qualche sassolino dalle scarpe senza peli sulla lingua, emozionarsi di fronte agli "omaggi" e le idee dei fan, ha scelto negli intermezzi una linea artistica contemporanea in uno show dall'impianto classico. Ha fatto due ore e mezza di concerto per poi tornare sul palco in accappatoio per gli autografi a pochi minuti dalla mezzanotte. Ognuno, ne siamo certi, si è sentito pienamente coinvolto nello show.

Ieri non abbiamo ripercorso 20 anni di suoi successi musicali, ma abbiamo ripercorso i nostri 20 anni nella vita di Laura Pausini. In quel percorso non abbiamo apprezzato solo l'artista, ma anche la figlia di genitori straordinari, la donna che ha dato concretezza ai suoi sogni professionali e la madre che ha combattuto per essere felice senza eccezioni.

La "Greatest Hit" di Laura Pausini, non ci convinceranno mai del contrario, è aver trasformato quella "Solitudine" nel più grande corto circuito di emozioni della sua e della nostra vita. E dopo 20 anni, l'emozione continua a farci tremare. E i brividi sulla schiena sono sempre gli stessi. Solo quando la persona e l'artista si assomigliano, questa è la chiave, puoi andare dal tuo pubblico a testa alta. Lei, una tra mille, ci è riuscita.

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