Gianni Poglio

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Duncan Jones, il figlio di David Bowie l'ha liquidata con un tweet velenoso: "Mentalmente confusa, il risultato di un'infatuazione e di eccessivo entusiasmo". Nel mirino c'era l'omaggio di Lady Gaga al padre, uno dei momenti clou dei Grammy Awards.

Duncan non è stato leggero, ma questa volta, bisogna dirlo, il suo giudizio oltre che ingeneroso, è completamente infondato. Almeno per chi scrive. Quello di Gaga è stata la performance di una grande entertainer, una prova di maturità artistica e un atto, questo sì, di devozione nei confronto di un artista che l'ha ispirata.

Fossero così tutte le popstar di quest'era, capaci di calarsi nei panni di uno degli artisti più geniali e innovativi degli ultimi quarant'anni. Per farlo ci vogliono voce, capacità tecniche, presenza scenica impeccabile e un grande coraggio.

Non è una passeggiata reinterpretare David Bowie, il rischio di scivolare nel ridicolo è dietro l'angolo. Farlo significa esporsi ai paragoni e ai giudizi più impietosi. Basta riguardare quei minuti di performance per comprendere quanto il tributo di Gaga sia stata il momento migliore dei Grammy.

La pensa così anche Nile Rodgers, che era sul palco con lei. Rodgers è il il guru degli Chic oltre che il produttore del best seller di Bowie, Let's Dance.

Ma, soprattutto, sono in sintonia con Nile quei milioni di persone che hanno seguito i Grammy e che alla fine hanno postato sui social quanto Lady Gaga a abbia dominato la scena. Tra gli ammiratori, e non è un dettaglio, c'era gente che un disco di Gaga per intero non lo ha mai ascoltato e che, magari, detesta pure la sua musica.

Ecco perchè Gaga ha stravinto...


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