Gabriele Antonucci

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Con 14 album in 47 anni di attività, i Kraftwerk hanno raccontato attraverso i loro futuristici sintetizzatori, i grandi temi della post-modernità: le automobili (Autobahn,1974), il pericolo del nucleare (Radio Aktivität, 1975), l'epopea del Trans Europe Express, primo treno europeo ad alta velocità, (Trans Europe Express, 1977), l'alienazione dell'uomo-robot (Die Mensch Maschine, 1978), la rivoluzione del computer (Computer World, 1981) e la febbre del Tour de France (1983), di cui hanno celebrato nel 2003 il centenario con una nuova versione del brano.

Il pubblico delle grandi occasioni si è ritrovato ieri sera all’inaugurazione di Umbria Jazz 2017 presso la capiente Arena Santa Giuliana di Perugia, dove all’ingresso le hostess consegnavano gli occhialini in 3D per assistere allo show della band tedesca, che sarebbe più corretto definire un art rave piuttosto che un concerto, in cui gli strumenti sono sostituiti dai sintetizzatori (controller MIDI, Maschine MK e applicazioni iOS che utilizzano il software Cubase), ma le emozioni sono state rigorosamente analogiche e fisiche.

Grazie ai tre giganteschi schermi LED di 14 metri x 6 e alle fantascientifiche tute luminose dei quattro musicisti, la commistione tra immagine e suono è stata totale,immersiva e molto coinvolgente, tanto da provocare due spazi-discoteca ai lati della platea.

Ralf Hutter, il fondatore e la voce della band, è affiancato sul palco da Henning Schmitz, Fritz Hilpert e Falk Grieffenhagen in una sorta di quartetto proveniente dal futuro.

Impossibile non farsi coinvolgere dalla musica dei Kraftwerk, soprattutto nei brani più uptempo dove la cassa dritta e le cascate di sintetizzatori hanno trasportato gli spettatori in un’atmosfera onirica, un sabbah glaciale e al tempo stesso dionisiaco.

Nella musica del leggendario quartetto tedesco sono numerosi i riferimenti colti che vanno dal nostro Futurismo al Teatro di Weimar, dalla Pop Art al Concettualismo fino alle grafiche in stile Bauhaus, tanto da esibirsi negli ultimi anni in location prestigiose come il Moma di New York, la Tate Modern di Londra, l’Akasaka Blitz a Tokyo, la Sydney Opera House, la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles, il Burgtheater di Vienna, la Fondation Louis Vuitton a Parigi, la Neue Nationalgalerie di Berlino e il Guggenheim Museum di Bilbao.

Nessun altro gruppo, neanche i Beatles o i Pink Floyd, è riuscito a portare l’avanguardia alla portata di tutti, senza mai tradire le sue ambizioni artistiche.

Si parte con Numbers e Computer, due brani ancora attualissimi, ma è Computer Love, campionata anche dai Coldplay, ad accendere l’entusiasmo dell’Arena Santa Giuliana, con le gambe che iniziano a muoversi sotto la sedia.

The Man-Machine ha da vivo una grande forza suggestiva, con le grafiche Bauhaus in 3D che si avvicinano minacciosamente alle prime file della platea, mentre Spacelab è un irresistibile viaggio intergalattico che si conclude con l’atterraggio dell’astronave guidata dai Kraftwerk direttamente all'interno dell’Arena Santa Giuliana.

Molto coinvolgenti The Model, brano che sembra essere stato ispirato dalla musa Amanda Lear, e il capolavoro Autobahn, dove veniamo catapultati a bordo di un Maggiolino e di una Mercedes d'epoca lungo le autostrade tedesche, con le note tridimensionali che fuoriescono direttamente dall’autoradio.

Airwaves, con i suoi potenti bassi saltellanti e le sue onde di energia, l'intensa Intermission / News e la straordinaria Radioactivity, introdotta dal minaccioso suono del contatore Geiger, allentano i freni inibitori del pubblico, che fa sempre più fatica a rimanere seduto, mentre le due discoteche laterali che si sono create spontaneamente nell’Arena continuano a crescere.

In Electric Café spiccano gli algidi suoni industriali che hanno fatto la fortuna dei Depeche Mode, mentre è decisamente calda l’atmosfera durante Tour de France, che nella seconda tappa, quella del 2003, acquista ritmo e intensità.

Ciò che colpisce di più del gruppo, al di là degli effetti visivi, è il suono: potente, preciso, nitido e tridimensionale, frutto della perfetta amalgama tra i quattro musicisti, che suonano tutti gli strumenti rigorosamente live.  

Le sonorità metalliche e arabeggianti di Trans Europe Express chiudono nel migliore dei modi il concerto dei Krafwerk, prima del ricco bis, inaugurato da un vero e proprio colpo di teatro, almeno per chi non ha mai assistito a un loro show.

Mentre si abbassa il sipario, Ralf Hutter e soci abbandonano le postazioni e al loro posto compaiono quattro androidi con le fattezze dei musicisti del 1978, camicia rossa e cravatta nera, proprio come la band veniva ritratta sulla copertina cult del 33 giri The man-machine.

Il colpo di genio è che gli androidi si muovono e ballano molto più dei quattro umani dei Kraftwerk, quasi a confondere ancora di più, in una vera e propria performance d’arte contemporanea, i piani sovrapposti tra umano e robotico.

Ormai l’Arena Santa Giuliana si è trasformata in una gigantesca discoteca a cielo aperto, che continua a ballare anche quando tornano sul palco i quattro musicisti che alzano i bpm nell’inebriante cavalcata finale di Aéro Dynamik, Planet of Visions, Boing Boom Tschak, Techno Pop e Musique Non Stop, prima di riguadagnare uno ad uno i camerini, salutati da una meritata standing ovation.

Gli stringati saluti dei Kraftwerk sono affidati come da prammatica al leader Ralf Hutter: “Good night, auf wiedersehen, buona notte”.

Una notte che, per chi ieri sera era presente all’inaugurazione di Umbria Jazz, sarà difficile da dimenticare.

La scaletta dei Kraftwerk a Umbria Jazz, Perugia, 7 luglio 2017

Numbers

Computer World

It's More Fun to Compute / Home Computer

Computer Love

The Man-Machine

Spacelab

The Model

Neon Lights

Autobahn

Airwaves

Intermission / News

Geiger Counter / Radioactivity

Electric Café

Tour de France Etape 1 / Chrono / Tour de France Etape 2

La Forme

Trans Europe Express / Metal on Metal / Abzug

Encore:

The Robots

Encore 2:

Aéro Dynamik

Planet of Visions

Boing Boom Tschak / Techno Pop / Musique Non Stop

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