Kiave presenta Ill Dojo, video tributo all'improvvisazione hip hop

Intervista al rapper calabrese che omaggia il Cypher, il cerchio dove gli artisti hip hop improvvisano. Un tributo a strada, origini e cultura

Kiave è fuori con l'album "Solo per cambiare il mondo" (ph. Tommaso Gesuato)

Matteo Politanò

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L'hip hop prende sempre più spazio in Italia e nuovi vocaboli entrano a far parte della cultura musicale del paese. Non si può parlare di novità bensì di sdoganalizzazione, una crescita di attenzione verso il genere che fonda le sue radici tra strade, parchetti, playground e palazzoni. Sono queste le ambientazioni dei Cypher, i cerchi di b-boy che si uniscono in gruppo per improvvisare ognuno la propria disciplina. C'è chi fa rap, chi produce musica con il beatbox e chi balla la break. E' questo il tema del nuovo video di Kiave, al secolo Mirko Filice, artista cosentino classe 1981 uscito nel 2012 con l'album "Solo per cambiare il mondo". Lo abbiamo intervistato e vi presentiamo in esclusiva il suo video in Cypher Version "Ill Dojo" con dj Tsura, Musteeno e Hyst.

Nel tuo nuovo video III Dojo è ispirato all'ambientazione del Cypher, i cerchi per le strade e le piazzette dove si fa rap. Come è nata questa idea?
L’idea era quella di ricreare in un video l’atmosfera del Cypher. Un video tutto improvvisato, dando continuità tra le strofe e mettendoci in mezzo anche del freestyle. Attraverso il mio disco "Solo per cambiare il mondo" vorrei portare al grande pubblico quello che abbiamo sempre fatto fin da ragazzi, musica e improvvisazione, dai parchetti alle scale delle scuole. In questo video siamo io, Musteeno, Hyst e dj Tsura che lavora e modifica la produzione di Fid Mella in tempo reale. Sicuramente è il primo esperimento di una formula che vorrei riproporre.
Quali significati dai al Cypher?
E' una componente importantissima del mio lavoro e del mio percorso musicale. Abbiamo iniziato così, con chi improvvisava in piazza. La mia stessa presenza ad eventi legati al freestyle come il  "2 the beat" e "Mtv Spit" nasce da lì. Tutto è improvvisato, si crea qualcosa di magico e assolutamente unico. Per un certo periodo pensando al freestyle si pensava solo alle sfide mentre il Cypher si può paragonare ai lupi che quando si trovano vicino ad una fonte di calore fanno gruppo. Non abbiamo fatto che portare in tv quello che abbiamo sempre fatto nei parchetti.

Il momento d'oro del genere sta avvicinando molti giovani al rap e tanti alla cultura hip hop. Perchè è importante fare questo tipo di distinzione?
E’ l’ascoltatore che fa questa distinzione, non sento il bisogno di parlarne. Io ho scelto di rappresentare l’hip hop perché sono cresciuto in un posto dove c’era molto rispetto per tutte le discipline. Non critico chi fa solo rap, io mi rispecchio di più in chi rappresenta la cultura ma non voglio fare distinzioni perché le distinzioni creano divisioni. La cosa fondamentale è non perdere di vista il fatto che la musica deve farti stare bene, se diventa un peso o uno stress la strada è quella sbagliata.
Sei uno dei freestyler più apprezzati della penisola, hai partecipato anche a Spit, come valuti questo momento?
A me piace questo momento, è ricco e stimolante. Il mio vicino di casa di Cosenza non sapeva nulla di hip hop e ora sa cosa è il freestyle. E' bello vedere anche i tanti ragazzini che ci salutano per strada. Spero duri questo periodo, siamo riusciti a mantenere il nostro stile portando il genere in alto.

Oltre a III Dojo quali sono i tuoi progetti?
Siamo in tour con il mio disco "Solo per cambiare il mondo" e suoneremo tutto febbraio e tutto marzo con DJ Double S. Poi usciranno anche due video. A me piace combattere attraverso la musica e credo che esista ancora la censura, una cosa che combattiamo quotidianamente senza mollare un centimetro. I live però non si possono censurare quindi continuo a girare l'Italia con la mia musica. Il mio disco è in promozione, è un album che nasce dalla necessità. Avevo bisogno di tirare fuori la mia rabbia, di raccontare le difficoltà che vive il nostro paese. A livello strumentale ho potuto collaborare con grandi produttori, abbiamo creato un’atmosfera cupa e dura. Mi rendo conto che non è un disco che può arrivare a tutti, è colmo di contenuti ed emozioni.
La scuola calabrese ha sfornato diversi talenti, anche di recente. Come è stata la tua crescita musicale dalla provincia fino alle grandi metropoli?
Sono partito da un posto dove non esisteva il rap e l’hip hop. Eravamo in cinque a farlo. Gli stessi che un tempo ci prendevano in giro ora però li vedo alle mie serate che ballano. E’ una soddisfazione enorme. Io mi sono sempre mantenuto da solo e ho sempre pensato prima ad arrivare a fine mese che alla musica. Sono fiero di essere di Cosenza, mi ha dato tanto. Girare l’Italia però mi ha dato ancora di più, ho abitato tanto a Roma che mi ha insegnato pezzi di vita fondamentali.  E' naturale citare un mio brano: “mio padre mi ha insegnato che viaggiare è allargare i confini del cielo”. Io sono un po’ la seconda generazione dell’hip hop calabrese, ora sta nascendo quella nuova e ne vado molto orgoglioso, sento che stiamo lasciando qualcosa. La Calabria è piena di talenti anche se purtroppo manca un po’ lo spirito manageriale che c'è al nord.
Quali sono i prodotti usciti di recente che ti sono maggiormente piaciuti?
Sicuramente "Disco inverno" di Mecna e quello di Johnny Marsiglia "Orgoglio", due capolavori.
Tra gli artisti emergenti italiani c'è qualcuno che ti ha colpito in modo particolare?
Segnalo Mezzosangue, un talento incredibile che riesce a dare un punto di vista unico della società nonostante la giovane età. E’ un artista romano che farà parlare molto di sé, ne sono sicuro. Poi c’è Ado, un artista calabrese che sicuramente prima o poi uscirà e che sta già lavorando su produzioni di Turi.

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