Gabriele Antonucci

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Assistere a un live dei Rolling Stones è, a tutti gli effetti, una lezione di storia del rock, di cui la band inglese incarna l'essenza più profonda: riff di chitarra al fulmicotone, energia, divertimento e melodie immortali.

Gli Stones sono ancora una gioiosa macchina da guerra del music biz, in grado di entusiamare e accendere platee di ogni età con le loro canzoni dirette e senza fronzoli, suonate con la sapienza dei veterani e con l'energia di un gruppo di esordienti.

Sono davvero in pochi a incarnare meglio del chitarrista Keith Richards, che oggi compie 75 anni, lo spirito ribelle, dionisiaco e indomabile del rock.

Keef, dal vivo, è ancora oggi sornione come sempre, sorride luciferino mentre arpiona la chitarra scrostata con le dite deformate dall’artrosi, sbagliando ogni tanto qualche nota con noncurante naturalezza, mentre i suoi riff leggendari caricano di adrenalina gli spettatori di ogni parte del mondo, entusiasti di trovarsi di fronte a questo Faust del rock.

Nel 2014 Richards ha stupito tutti scrivendo un libro per bambini, Gus & Me: The Story of My Granddad and My First Guitar, edito da Little, Brown Books for Young Readers.

Si tratta di un volume illustrato firmato dal musicista con la collaborazione della figlia Theodora, che si è occupata dei disegni. Come il precedente lavoro di penna di Richards, Life (Feltrinelli), anche questo è autobiografico, ma si rivolge a un pubblico di giovanissimi.

Il chitarrista racconta di suo nonno materno, Theodore Augustus “Gus” Dupree (da cui il nome della figlia Theodora), jazzista che incoraggiò il nipote a non abbandonare la strada della chitarra (e un grazie arriva spontaneo).

L’ispirazione per questo lavoro è arrivata a Keith proprio quando ha visto nascere l’ennesimo nipotino: “Sono appena diventato nonno per la quinta volta”, ha detto, “per cui so quello di cui sto parlando […] Il legame speciale che si instaura tra nonni e nipoti è unico e dovrebbe essere custodito come un tesoro”.

Il 18 settembre 2015, tre anni fa, il "pirata del rock" ha pubblicato a sorpresa, dopo 20 anni dal precedente lavoro solista, il convincente Crosseyed Heart.

“E’ stata una figata fare questo disco e lavorare ancora insieme a Steve e Waddy”, ha dichiarato Keith Richards. “Non c’è niente come entrare in studio senza avere la minima idea di quello che ne verrà fuori. Se siete in cerca di ‘trouble’ siete venuti nel posto giusto”.

Le 15 tracce racchiudono tutte le influenze musicali del leggendario chitarrista degli Stones: dal reggae al rock, dal country al blues.

“Cosa sarei diventato se non mi fossi unito ai Rolling Stones? Un fannullone, ma di gran classe!”. L’estro di Keith Richards non si esprime solo con la sua inseparabile sei corde, che ha regalato al rock alcuni dei suoi riff più memorabili, ma anche attraverso le sue dichiarazioni alla stampa, mai banali e scontate.

Per festeggiare i suoi tre quarti di secolo, rivediamo insieme le sue dichiarazioni più famose, brillanti e controverse, dove è rigorosamente bandita l'ovvietà.

Morte

"Sono stato per 10 anni al numero uno della "Lista delle persone prossime a morire". Insomma, ero molto dispiaciuto quando ne sono uscito".

Polizia

"Io non ho un problema di droga. Ho un problema di polizia".

Father and son

"La cosa più strana che mi è capitato di sniffare? Mio padre. Fu cremato, e non resistetti all'idea di polverizzarlo insieme a un po' di cocaina. A mio padre non sarebbe importato granché, a lui non fregava mai un cazzo. Andò giù piuttosto bene, e sono ancora vivo".

Sgt Pepper

"Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles è un album pieno di merda. Alcuni pensano che sia un album geniale, ma io penso che sia un miscuglio di immondizia, un po' come il nostro Their Satanic Majesties Request. I Beatles erano grandi quando facevano i Beatles".

L'importanza dei Beatles

"Mai e poi mai, se i Beatles non fossero esistiti, i Rolling Stones avrebbero potuto avere l’impatto che hanno avuto. Furono i primi inglesi a sfondare negli Stati Uniti. Come noi, riportarono al mittente cose che il mittente stesso ignorava di averci spedito in primo luogo".

Elvis

"Quando ho sentito che Presley era morto ne sono stato felice. Mi spiego: ho provato come un gran sollievo. Era diventato una caricatura talmente pietosa di se stesso… Certo, è stato a suo tempo un eroe, un interprete fenomenale, un idolo… Ma non credo che la sua scomparsa abbia emozionato più di tanto quanti amano il rock".

Overdose

"Il massimo della maleducazione? Andare in overdose mentre sei ospite a casa d’altri".

Rock 'n'Roll Circus

"Lo sanno tutti che ho passato la maggior parte degli anni ’70 perso nelle mie storie di droga. E durante tutto quel tempo è toccato a Mick tenere in piedi la baracca. Quando ho cominciato la mia lunga ibernazione, i Rolling Stones erano un gruppo rock. Quando mi sono svegliato, erano divenuti una sorta di circo itinerante di città in città per la gioia di grandi e piccini".

Mick Jagger

"Ho chiesto spesso a Mick perché volesse diventare una stella del cinema. E lui: ‘Vedi, Keith, tu sei un musicista e questa è una cosa di per sé completa, io invece non suono niente”. Gli ho replicato che chiunque balli e canti come lui non ha bisogno di fare nient’altro. Ma non è d’accordo".

Charlie Watts

"Charlie Watts è un musicista fantastico. Sarebbe l’ultimo ad ammetterlo, ma io credo lui sia “il” batterista. Esiste una grande differenza tra chi si lancia lungo la pista di decollo e non si leva mai e chi veramente vola. Ringrazio Dio che Charlie sia il mio batterista. O, se preferisci, che io sia il suo chitarrista".

Ron Wood

"La sola ragione per la quale Ron Wood non è entrato negli Stones diversi anni prima è che nessuno di noi voleva mettere in ginocchio i Faces… Ma è sempre stato lampante che era la mia anima gemella".

Ian Stewart

"Ian Stewart era il motore degli Stones, e il cuore, e l’anima. Con la sua capacità di farci ragionare e se necessario metterci in riga, è stato la colla che ci ha tenuto insieme per tutti questi anni".

Arte

"Scrivere canzoni? Se vuoi chiamarla arte, okay. Ma per quanto mi riguarda, Art è solo il diminutivo di Arthur".

Processo creativo

"Ho una naturale tendenza alla pigrizia. Sono bravissimo a non fare nulla! Passo giornate intere così! Ma con il trascorrere del tempo ho capito che questi periodi in cui mi giro i pollici sono parte del processo creativo".

L'amore per il blues

"L’avessimo fatto per le ragazze, avremmo suonato musica pop nel circuito delle sale da ballo. Così sì che rimediavi un mucchio di figa. Ma l’unica cosa che ci interessava era diffondere il verbo del rhythm’n’blues. Ci sentivamo sul serio come dei predicatori".

Eroina

"L’eroina è un problema, non un crimine. Non dico che per l’eroina non si commettano anche dei crimini, ma l’eroina in sé è un tuo problema. Per combatterla hanno voluto colpire me. È stata come una moglie l’eroina, e il divorzio non mi è certo costato poco. Ma niente alimenti, giusto? Ho imparato molto da lei. Molto più che giocando a fare la popstar. E non ho mai consigliato a nessuno di prenderla, non ho mai detto: “Provatela, è una figata”.

Genitori

“Non me la sono mai presa con i miei genitori per come sono fatto, del resto anche loro devono esserci rimasti male!” .

Canzoni

"Scrivere canzoni ti fa essere come un apparecchio radioricevente. Ti metti seduto, alzi un dito in aria e la canzone arriva. Sei come un medium. Credo che le canzoni siano intorno a noi. È solo questione di essere ricettivi e pronti a raccoglierle".

Led Zeppelin

"I Led Zeppelin? No, non potrei mai sopportare di stare in una band con un cantante che fa mossette e si dà delle arie".

Metallica e Black Sabbath

"Milioni di persone amano i Metallica e i Black Sabbath, ai tempi ho pensato che fossero solo un grande scherzo".

Bruce Springsteen

“Ai miei tempi, di Bruce Springsteen ce n'erano migliaia.”

Elton John

“Le composizioni di Elton John si limitano ormai a canzoni per bionde morte.”

Jimi Hendrix

“La fama ha ucciso molti più giovani talentuosi di quanto abbia fatto la droga. Jimi Hendrix non è morto di overdose, è morto di fama.”

Rap

"Il rap? Tante parole, nessun messaggio. Quel che di impressionante ha fatto il rap, è stato farci scoprire che al mondo ci sono tante persone stonate. Tutto ciò di cui hanno bisogno è una base ritmica e qualcuno che ci urla sopra e sono felici. C’è un’enorma fetta di mercato per chi non sa distinguere una nota da un’altra".

Ridere

"Voglio che la gente si faccia una risata. Nessun dispiacere. Non ho mai avuto grandi aspettative su di me. So chi sono. So cosa so fare e cosa non posso fare. Sto ancora sperando di sorprendere me stesso. Amo la musica e amo trasmetterla agli altri, e questo è il massimo che posso fare".

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