Katy Perry: "Prism", la recensione del nuovo album

22 ottobre 2013, la più fresca e colorata diva del pop è tornata a fare "Roar", ma senza colpi di scena. Ritroviamo emozioni nuove e quelle di sempre, ma ci aveva promesso un album dall'impatto più alternativo e invece ha riciclato se stessa. Per fortuna che c'è "Unconditionally".

Alessandro Alicandri

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Katy Perry torna con "Prism", dal 22 ottobre nei negozi dopo il successo mondiale di "Roar" e oggi con il secondo singolo "Unconditionally", nuovo brano presentato il 19 ottobre con relativo (e stupendo come il primo) lyric video. Il tutto dopo il lancio promozionale (ma non ufficiale) di "Walking on air", esplicito omaggio alla dance pop Anni 90. E tutto l'album sarà un continuo viaggio nel tempo dai mitici 70 al pop del nuovo millennio, senza tracimare troppo nel sound contemporaneo e più alla moda (folk, hip hop, elettronica) se non per velati accenni.

Sarà servito sentire questa anteprima del disco per farci già una bella idea dell'album che oggi andremo ad acquistare? (Tutti in coro) No! Prima di ascoltarlo ci aspettavamo quello che ci era stato promesso: un album energico, variegato e con un forte impatto nei suoni e vocale. Una bella carica di energia. E invece la tigre, la combattente, zoppica. 

Non vogliamo fare quelli che guardano al passato con nostalgia, ma Katy Perry è quella che veniva da "Teenage Dream" un album formalmente perfetto fatto solo da hit, o quasi. Praticamente anche se non avevi acquistato l'album, anche qui in Italia lo conoscevi tutto. I dischi pop belli sono fatti così. E sempre meno saranno così ricchi di belle canzoni che il grande pubblico conoscerà con lo stesso entusiasmo.

Ancora in Italia l'espressione "T.G.I.F" è una specie ci motto del fine settimana sul web e "E.T.", ma anche "Fireworks" sono diventati dei veri pezzi alla moda che hanno accompagnato contemporaneamente le vite di ragazzi e adulti di tutto il mondo. "Peacock" è uno dei brani tormentone del web, "California Gurls" ha dato il La a una nuova percezione coloratissima e zuccherosa del pop, quella che piace tanto alle chart orientali e che noi periodicamente, non ne facciamo uso. C'era la carica ironica, il divertimento e il senso di favola che sottende un po' tutto quello che ha fatto Katy Perry in questi anni. Oggi, ci ha svegliati.

Eppure qui noi la chiamiamo Miss CATHCY, proprio perché non c'è brano che che non ci sia entrato in breve tempo nelle ossa. Emozionante, incantevole, divertente, aggressiva. "Prisma", in pratica, era il titolo dell'album precedente. E questo, pur essendo un lavoro più maturo nei testi , sembra comunque più acerbo nelle scelte più importanti, un passo indietro rispetto al repertorio già noto. Più "teenage" e meno "roar", per intenderci.

Fatta eccezione per «Legendary Lover», un viaggio incantevole, e forse forse «Birthday», il meglio di "Prism" lo avete già tra le mani ed è un peccato non poter dire ancora una volta: questa ragazza è sorprendente.

L'influsso della rinnovata produzione svedese di Max Martin non ha distaccato bene quest'opera dalla precedente, riprendendo atmosfere sonore (e un modo di usare la voce) che i fan conoscono già fin troppo bene. Ci sono tante belle idee, ma c'è anche molto riciclo di contenuti. Un male, per un'artista che non ha proprio bisogno della riconoscibilità. Quella trasformazione che sembrava esserci negli artwork, è più estetica che concreta.

C'erano alcuni pezzi con delle fortissime potenzialità, ma che alla fine diventano solo occasioni sprecate. Come "Double Rainbow", un brano scritto da una delle più brave autrici (e cantanti) pop mondiali del momento, Sia Furler. Il brano perde tutta la sua forza con un suono poco convincente e un'interpretazione debole.

Così come "By the Grace of God", dove per un minuto stai gridando con coppe e stendardi alla ballad più bella dell'anno e poi niente, perde quota nel ritornello e si schianta nel nulla di fatto. Certo che da Adele noi non abbiamo imparato proprio niente, eh?

Insomma, le potenzialità commerciali di questo album rimangono altissime, le canzoni ci sono ("Roar" è un mix perfetto di ingredienti pop ruffianissimi, "Unconditionally" è un incantesimo). Ma il disco nel suo complesso invece dello zucchero, questa volta lascia un po' l'amaro in bocca. 

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