I Joy Division, secondo Peter Hook

Il bassista e fondatore del gruppo li racconta in un libro

Peter Hook, "Joy Division. Tutta la storia", tsunami editore – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Le chiamano definitive quelle biografie che svelano tutto dei personaggi in questione. Come dire che non c'è altro da aggiungere: la storia, quella vera, è tutta lì. E il lavoro fatto da Peter Hook uscito per Tsunami edizioni, appartiene a quella categoria di libri. Per svelare tutta, ma proprio tutta, la storia della band da lui fondata, i Joy Division. Ma, chiarisce subito l'autore, filtrata dal suo personalissimo sguardo (per evitare che, con il confronto, emergano quelle contraddizioni che "confondono e rovinano tutto"). Tre motivi per leggere questo libro (con colonna sonora).

1) Il primo motivo è scontato: vi piacciono i Joy Division. Oppure, non li avete mai ascotati con la dovuta attenzione. In entrambi i casi, questo libro racconta nella maniera più diretta possibile le vicende del gruppo intrecciate a quelle dell'autore - fondatore - bassista con quell'intensità che solo il punk sapeva regalare. Già dal nome: Joy Division. Lo aveva trovato Ian Curtis in un libro che stava leggendo, La casa delle bambole di Ka - Tzetnik 135633 : indicava la casa in cui venivano detenute le donne ebree per soddisfare sessualmente i soldati nazisti nei campi di concentramento. «Gli oppressi, non gli oppressori. Che, in una sorta di concezione "No Future" tipicamente punk, era esattamente quello che stavamo cercando di trasmettere con il nome», spiega Hook. Brano: An Ideal for Living, 1978

 

2) L'ascesa di un gruppo dal sapore cupo, con un sound punk, è concentrata in un anno, il 1978, quando pubblicano il loro primo EP, poi un disco intero e cominciano a suonare in tutto il Regno Unito, Londra compresa. Ma quel mondo ruvido non sempre veniva accolto nella maniera sperata: la recensione del concerto all'Hope&Anchor, firmata Nick Taster per Sounds la dice lunga:“I Joy Division cercano di essere un gruppo cupo, ma a me è venuto solo da ridere. Questa cupezza latente è alienante, ma non perché vogliano provocare o angosciare. Ho trovato il tedio dei Joy Division un medium scialbo (...) comico nella sua ostentata angoscia". Brano: At A Later Date, 1978

 

3) Piaceri sconosciuti. Unknown Pleasures è IL disco dei Joy Division. E qui, naturalmente, si analizza brano per brano il lavoro registrato nel 1979: un vero piacere... Come per esempio scoprire che per creare alcuni effetti della batteria in She's Lost Control è stato usato un aerosol, oppure che Shadowplay secondo Barney, doveva suonare come Ocean dei Velvet Underground oppure che Day of the Lords vanta la presenza delle tastiere, ma senza nessun tastierista: Martin le sovraincise senza dire niente agli altri, che le sentirono solo una volta finito il mixaggio. “Maledette tastiere! - scrive Hook - Però Martin aveva ragione: addolcisono il pezzo e lo migliorano". Brano: Day of Lords, da Unknown Pleasures, 1979

 

Poi la storia è tristemente nota. La band, composta da Peter Hook al basso, Ian Curtis alla voce, Bernard Sumner alla chitarra, Stephen Morris alla batteria, colleziona un altro album (e moltissimi live) fino alla mattina del 18 maggio 1980: Ian Curtis si suicida. Stavano per partire per l'attesissimo tour americano e lui aveva poco più di 23 anni. Con lui termina anche l'avventura dei Joy Division.

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