Tornare indietro per saltare meglio.

Così potremmo definire la nouvelle vague di Jovanotti, artista sempre ricettivo e aperto alle novità, che nel nuovo singolo Oh,vita!, disponibile da oggi in digitale e streaming, è tornato all'amato rap, anche se in una chiave del tutto inedita.

Curioso come la title track del suo nuovo, attessissimo album, che uscirà il 1 dicembre per la Universal, pur essendo prodotto dal guru americano Rick Rubin, è uno dei suoi brani che trasuda maggiormente italianità nell'accezione più positiva del termine, lungi dai luoghi comuni sulla canzone nostrana.

Oh,vita! è la sua Amarcord, un modo per guardare indietro ai suoi 30 anni di carriera, ma con lo sguardo rivolto al futuro.

La canzone rappresenta la summa della sua carriera, in cui ritroviamo il rap di Una tribù che balla, Lorenzo 1992 e Lorenzo 1994 insieme al cantato di Safari e Ora, dando vita a un qualcosa di completamente nuovo, ma, al tempo stesso, familiare.

Il "ragazzo fortunato" ha da poco compiuto 51 anni, ma conserva la freschezza degli esordi coniugata con la maturità artistica di chi sta per pubblicare il suo quattordicesimo album in studio.

La produzione di Rick Rubin

La mano di Rick Rubin si sente, eccome, nella pulizia nel suono, con pochi strumenti (soprattutto chitarra, basso e batteria) che suonano benissimo, nel tiro micidiale, che ci ricorda la torrenziale Attaccami la spina di Lorenzo 1994, e nell'apparente minimalismo che, in realtà, cela un labor limae lungo e sapiente, in cui la canzone viene sfondata di tutto ciò che non è essenziale.

Nulla è lasciato al caso in Oh, vita!, neanche la virgola e il punto esclamativo, che sottolineano il vitalismo jovanottiano, quell'energia quasi primordiale che, tra alti(molti) e bassi(pochi), ha sempre attraversato e guidato la sua discografia a partire dal lontano 1987.

Il testo di Oh,vita!

Il testo è uno Zibaldone di citazioni che appartengono alla storia personale e musicale di Lorenzo, una sequenza incessante di immagini che celebra lo stare al mondo con un linguaggio efficace, in grado di inventare rime che si fissano nella memoria.

La canzone parte subito in quarta, quasi senza introduzione, evocando la sua bruciante e prematura passione per il rap: "Qui non è il Missisippi e nemmeno Atlanta/ ma non so che cosa c’è nella mia pelle bianca/ che a 14 anni mi ha fatto sentire come nato a Hollies, Queens, ma sotto falso nome/ ho il passaporto italiano e un cuore mediterraneo".

La tensione tra futuro e passato è esplicitata nei versi "Gabo Marquez, Valentino Rossi ed Happy days/
Diego Velasquez, Saturday night fever e walk this way/ e quando senti il richiamo nella foresta e la mia musica è la tua festa".

Una cascata di parole stemperata dalla cantabilità del contagioso refrain "Come posso io non celebrarti vita, oh vita", che entra subito in testa e che risuona come un mantra gioioso, da cantare a squarciagola negli stadi e nei palasport.

Tipicamente rap è anche l'ego trippin' di alcuni passaggi autocelebrativi: "Non sono laureato ma posso insegnare ad Harvard/ improvviso sul tempo meglio che al Village Vanguard/ormai sono uno standard, un grande classico/ quick, stock, rock & roll/ mr fantastico".

Non passano inosservate la citazioni di Ho visto un re di Dario Fo e Paolo Ciarchi, incisa da Enzo Jannacci ("forse si, forse no, boh") e soprattutto di Lucio Dalla, di cui viene campionato in coda della canzone uno snippet di pochissimi secondi di Futura, amichevolmente concessa dagli eredi di Lucio, la cui voce provoca un brivido lungo la schiena.

Molto poetica e icastica la definzione che Lorenzo dà di se stesso: "Sono un migrante, sono un cantate/ un panettiere a Damasco, una stella distante/ un pianoforte scordato dentro una sagrestia/ l’avanguardia di guardia davanti alla retrovia".

“Ho pensato subito che Oh, vita! sarebbe stato il primo singolo di questo album – ha dichiarato Lorenzo – Non ho mai dato a nessuna delle altre canzoni la possibilità di essere il brano che anticipasse l’album e quando ci siamo trovati in studio con Rubin abbiamo condiviso lo stesso pensiero: Oh, vita! sarebbe stato il brano di apertura dell’album, anche perché è il punto di incontro perfetto mio con questo grande produttore che è stato così importante nella mia vita prima ancora di potere pensare un giorno di farci un disco intero.”

Il video girato al Vaticano

Il video è girato da YouNuts, scoperti da Lorenzo e oggi affermati registi di clip musicali, che sono alla loro quarta produzione per Jovanotti (Sabato, Pieno di vita, E non hai visto ancora niente) e mostrano un carattere completamente nuovo.

“Con YouNuts veniamo da ambienti simili, perfino famiglie simili, e anche se ci sono vent’anni di distanza tra di noi, è stato l’hip hop il nostro grande amore. Per questo ho proposto un video semplice, vero, dove anche loro potessero esprimersi completamente e che rappresentasse senza trucchi la mia storia, che è anche la loro e quella di un sacco di altra gente”.

Oh, vita! infatti, è interamente girato in bianco e nero ed è uno street video nei luoghi veri dove è nato e cresciuto Lorenzo, che lo riporta nella sua casa di Roma (oggi tornata di nuovo proprietà dello Stato Vaticano) e nelle vie del suo quartiere dove ha incontrato la musica e dove ha deciso, proprio grazie all’ascolto dei Beastie Boys prodotti da Rubin, di fare di quella bruciante passione per la musica il fulcro della sua vita.

Emozionante la dedicata a David “Primo”Brown dei Corveleno, una vera leggenda dell’hip hop italiano, scomparso quasi due anni fa, che da bambino andava sotto casa ad aspettare Lorenzo di ritorno dai suoi giri per avere un autografo, diventando poi un suo grande amico.

“Volevo che questa canzone fosse raccontata da un video che mi connettesse con qualcosa di mio, che fosse un mio fatto personale, un “mio filmino”. Per questo ho pensato alla mia vita, alle mie origini. E per questo ho scelto Roma, dove ho vissuto per i miei primi 20 anni.

Adesso in quella casa non ho più nessuno, è vuota e pronta per una nuova famiglia, e ho chiesto al portiere del palazzo, che conosco da sempre, se mi faceva entrare a filmare la mia finestra, questa che è stato il mio panorama tutti i giorni per 20 anni. Nel video non c’è nostalgia, ma c’è molto amore e gratitudine per una storia, un luogo e le persone che mi legano a quel posto.

Abbiamo girato proprio nel mio quartiere e volevo che si sentisse la verità profonda di questa canzone perché in tutto questo nuovo lavoro e forse per la prima volta completamente senza nient’altro, sono Lorenzo. Non “faccio” Lorenzo, lo sono per davvero. Dopo aver compiuto 50 anni mi sono accorto che il nome “Jovanotti", che avevo scelto quando ne avevo 19, ora è perfetto e così sono tornato nei luoghi dove me lo sono inventato.”

Via di Porta Cavalleggeri 107, il benzinaio di fronte sotto la Cupola di San Pietro, la scuola, l’edicola, il mercato, il parco giochi, i souvenir, sono le immagini del mondo che hanno pervaso Lorenzo di quell’entusiasmo e di quella determinazione che oggi lo hanno reso uno degli artisti più innovativi e creativi della scena musicale italiana.

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