Musica

Jovanotti e il lavoro gratis: “Ecco cosa penso”

Lorenzo ha chiarito sui social network le sue posizioni dopo le polemiche dei giorni scorsi

Jovanotti

Gabriele Antonucci

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Se esistesse la specialità olimpica della polemica, noi italiani avremmo assicurata ogni quattro anni almeno una medaglia d’oro.

Hanno suscitato numerose polemiche le dichiarazioni dello scorso 3 giugno di Jovanotti durante una chiacchierata di un’ora  e mezza con gli studenti del Polo delle Scienze Sociali Università di Firenze, dove il cantante avrebbe detto, stando ai titoli di alcuni giornali,  “sì al lavoro gratis, se serve a fare esperienza”.

In realtà il suo pensiero era più articolato, come si può verificare al link dell’intervento integrale che si trova su Jova Tv.
"Con la mia musica, ho partecipato a diversi festival in America - ha sottolineato Jovanotti - e vedevo tantissimi ragazzi che lavoravano. Ad un certo punto ho chiesto: 'Scusate, ma questi chi li paga?'. Mi hanno risposto: 'Sono volontari, lavorano gratis, ma si portano a casa un'esperienza'. Così mi sono ricordato che quando ero ragazzo anche io lavoravo gratis alle sagre e mi divertivo come un pazzo. Imparavo ad essere gentile con le persone, se mi avessero detto non lo fare, vai in colonia, sarebbe stato peggio. Ma per me quel volontariato lì era una festa anche se lavoravo alla sagra della ranocchia. Mi dava qualcosa".

Apriti cielo. Sui social network, Facebook  e Twitter in testa, inizia a spron battuto il tam tam delle dichiarazioni pro o contro Jovanotti, con una netta prevalenza delle seconde.

In un successivo incontro con gli studenti dell’Università Federico II di Napoli l’artista di Cortona non ha fatto retromarcia, ma ha ribadito il concetto espresso pochi giorni prima: “Da ragazzino, quando ho fatto dei lavoretti per cui non sono stato pagato, non l’ho vista come una forma di sfruttamento bensì come un modo di responsabilizzarmi e di imparare a interagire con la gente”.

Niente da fare, il caso è ormai scoppiato in tutta la sua virulenza e Jovanotti viene dipinto, dall’implacabile tribunale della Rete, come un trinariciuto sfruttatore dei lavoratori senza tutele(che, purtroppo, in Italia sono tantissimi e sono spesso dimenticati da chi li dovrebbe difendere).

Lorenzo, per cercare di arginare un mare di polemiche che rischiava di travolgerlo a pochi giorni dall’inizio del suo tour negli stadi, ha scritto un lungo post sulle sue pagine social, per fare chiarezza una volta per tutte.

L’incipit mette già in chiaro alcuni punti: “Premessa: sono un cantante, faccio quello che faccio da quando avevo 15 anni, tutto quello che posso aver detto a quei ragazzi nasce dalla mia esperienza personale. Non rappresento il pensiero di nessun altro che non sia io e non pretendo consenso da chi non è d'accordo con me. Ho accettato di parlare ai ragazzi perché mi hanno invitato e ho pensato di parlargli con sincerità conoscendo bene i limiti del mio punto di vista, che è personale. Lo so che nessuna spiegazione per quanto articolata potrà competere con lo slogan "Jovanotti ci ha detto di andare a lavorare gratis" e non pretendo che la complessità della vita se la batta con gli automatismi del pensiero, ma se volete andate avanti a leggere sennò fermatevi qua e rimanete della vostra idea”.

Due sono i temi trattati da Jovanotti: il lavoro e la "teoria del complotto".

Riguardo al primo, dopo aver ribadito che “Il diritto al lavoro è un'immensa conquista da difendere, lo Stato deve operare prima di tutto (è il primo articolo e lo sottoscrivo in pieno!!!) per tutelare il diritto al lavoro, attraverso leggi democratiche giuste e sempre più giuste. Ognuno dovrebbe poter essere in condizione di lavorare, e naturalmente di essere pagato”, il cantante ha specificato: “Cercate con entusiasmo la vostra strada, questo ho detto a quegli studenti. Fate esperienze. Fatevi pagare, certo, la legge parla chiaro, tra l'altro. Detto questo io da ragazzino (alle sagre di paese, nelle piccole radio private, ecc.) ho vissuto l'esperienza come un tipo di ricompensa, a me è capitato, sono felice che sia successo, lo auguro anche a voi: cercate di fare qualcosa in cui credete e di lavorare (e di farvi pagare) possibilmente per qualcosa che vi piace fare”.

Jovanotti ha esaltato il potere salvifico dell’entusiasmo e ha concluso il suo pensiero sul lavoro: “Non mi troverete mai dalla parte dei rassegnati, dei lagnosi, di chi specula sulle difficoltà senza proporre mai risposte. Io sto dalla parte delle vittime sempre, mai dalla parte dei vittimisti. Che male c’è ad augurare a dei giovani studenti la fortuna di trovare qualcosa che gli piaccia? E' un augurio, una speranza vera. E' sbagliato augurargli la fortuna che sia proprio il loro futuro lavoro ad entusiasmarli? A me è successo, può succedere”.

Sul secondo argomento, la teoria del complotto, Jova si è tolto un sassolino dalla scarpa: “Quella che in molti hanno definito una sospetta “riunione segreta” è un ciclo di conferenze sull'innovazione in ambito tecnologico, artistico, economico scientifico e delle scienze sociali. Sono stato invitato, mi è sembrata una cosa molto interessante e sono andato. Ho esitato a parlarne perché se vengo invitato a casa di qualcuno, siccome la mia mamma mi ha insegnato l'educazione, poi non è che vado in giro a dire quello che c'era da mangiare o che mobili c'erano in salotto”.

La lunga e appassionata rettifica si chiude con un alcuni consigli ai suoi sostenitori e con un augurio: “ Non date retta ai profeti di sventura, questo è il vostro tempo, non fatevi fregare, rimanete liberi, avete la vita davanti, potete farcela, io, Paperotti(il nome del suo “avatar” nell’ultimo numero di Topolino n.d.r), ne sono convinto, ne ho le prove! Vi auguro cose belle e torno a provare!".

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